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Comune e Cgil dedicano una strada ai fratelli Santangelo, sindacalisti uccisi dalla mafia nel 1946

Originari di Belmonte Mezzagno, vennero trucidati da una banda armata composta da 13 persone, mentre si trovavano in campagna per la semina. Presente alla cerimonia il vicesindaco Fabio Giambrone

Intitolata oggi dal Comune e dalla Cgil una strada ai tre fratelli  Giovanni, Giuseppe e Vincenzo Santangelo, sindacalisti vittime di mafia. L'ex Largo del Fringuello da oggi si chiama Largo fratelli Santangelo, in ricordo dei tre contadini di Belmonte Mezzagno trucidati il 31 ottobre del 1946 da una banda armata composta da 13 persone, mentre si trovavano in campagna per la semina.

Erano in tutto otto i fratelli Santangelo, quattro maschi e quattro femmine. Giovanni, il maggiore, di 41 anni, aveva 9 figli: l'ultima nacque 20 giorni dopo la sua morte. Giuseppe, di 25 anni, era stato 8 anni in guerra. Da due mesi era tornato dal fronte ferito a un orecchio, per morire sui monti tra Belmonte e Misilmeri. Era l'unico non sposato. Anche Salvatore, di 34 anni, era tornato sei mesi prima dalla guerra. 

Alla cerimonia, insieme al vicesindaco Fabio Giambrone, al segretario generale della Cgil Palermo Enzo Campo, al sindaco di Belmonte Mezzagno, Salvatore Pizzo, era presente una folta rappresentanza di familiari, fratelli, figli, nipoti dei tre contadini uccisi 73 anni fa.

"Stiamo raccontando l'epopea del movimento sindacale palermitano, fatto di contadini, braccianti, operai, dirigenti sindacali e di partito, segretari delle Camere del lavoro – ha dichiarato Enzo Campo - I fratelli Santangelo erano tre contadini che, con una cooperativa del loro paese, si stavano organizzando per avere in concessione le terre. C'era uno scontro furibondo in quegli anni tra gli agrari, detentori del potere e della ricchezza, e i contadini che rivendicavano le terre, il  lavoro, la  democrazia, la  giustizia, condizioni di vita migliori. I contadini chiedevano di applicare i decreti Gullo  per la corretta divisione delle terre e in molte province gli agrari utilizzavano le bande armate per fermarli. I fratelli Santangelo vengono trucidati da un plotone di esecuzione, una banda di 13 elementi che fucilò  i tre fratelli per il solo fatto che si erano organizzati per rivendicare i diritti che una legge assegnava loro". 

"Dopo 73 anni – aggiunge Campo - chiediamo scusa alla famiglia e oggi ricomponiamo la famiglia  della Cgil per riconoscere il valore di questo movimento che ha combattuto contro gli agrari e i mafiosi. C'è voluto il sacrificio e il coraggio di persone come i fratelli Santangelo affinché questa Sicilia cominciasse a cambiare. Per quello che hanno fatto, sono stati partigiani della libertà nella nostra terra, la migliore gioventù d'Italia che ha contribuito a scrivere la nostra Costituzione. E oggi siamo qui come portatori del cambiamento assieme all'amministrazione comunale".

A nome della famiglia, Mariella Santangelo, nipote di Vincenzo, ha letto una lettera per ringraziare le autorità e la Cgil di avere dato, attraverso la dedica della strada, "ulteriormente onore e dignità ai nostri cari familiari defunti. In questi 73 lunghi anni, anche per quelli di noi che non li hanno conosciuti,  li abbiamo portati sempre nei nostri cuori e nei nostri pensieri. Per noi è un dolore che non passerà mai" Presenti anche Pietro, di 76 anni e Maddalena, di 79 anni, entrambi figli di Giovanni. "Uccisero tre persone innocenti. Io avevo 3 anni – racconta  Pietro Santangelo – I miei fratelli Andrea e Salvatore erano con papà nel campo. La banda li fece allontanare. Mentre scendevano questi uomini col fucile, mio  fratello Andrea si allarmò. Ma mio padre disse loro di stare tranquilli, pensava fossero dei cacciatori. Oggi Andrea, che ha 89 anni, non si è sentito di venire".

Il sindaco di Belmonte Mezzagno, Salvatore Pizzo, sull'esempio delle Vie dei diritti di Palermo, ha preso l'impegno a intitolare nel suo paese una strada o una piazza ai fratelli Santangelo."Sono stati tre uomini coraggiosi – ha detto – Anch'io sono figlio di un caduto sul lavoro e posso comprendere il vostro dolore. Il seme da loro piantato ha dato i suoi frutti, hanno tenuto alto l'onore di una comunità. Non sono morti invano e vi dico grazie a  nome di tutto il paese di Belmonte". All'intitolazione della strada era presente anche don Lillo D'Ugo, il parroco di Belmonte Mezzagno.
 

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