Martedì, 15 Giugno 2021
Cronaca

Infiltrazioni mafiose, Italgas in amministrazione giudiziaria per 6 mesi

Grazie alla misura preventiva antimafia emessa dal Tribiunale di Palermo, l'organo amministrativo designato dovrà accertare lo "stato di salute" dell'impresa, la quale in passato si sarebbe avvalsa in sub appalto di imprese vicine alla criminalità organizzata

La Società italiana per il gas spa-Italgas spa in amministrazione giudiziaria per sei mesi per consentire verifiche ed eventuale "bonifica". La guardia di finanza ha eseguito il provvedimento preventivo antimafia nei confronti dell'azienda operante nel settore della gestione e dei servizi connessi alla distribuzione del gas metano sul territorio nazionale su disposizione del Tribunale di Palermo. Nei prossimi sei mesi l'organo amministrativo collegiale designato dovrà accertare lo "stato di salute" dell'azienda rispetto a possibili infiltrazioni mafiose. E Snam fa sapere che fornirà la massima collaborazione nelle indagini.

Dalle indagini "è emerso che l’impresa oggetto della misura - spiega la Finanza - avrebbe agevolato imprenditori già sottoposti ad indagini di polizia giudiziaria e misure di prevenzione ai sensi della normativa antimafia, in alcuni casi, consentendo agli stessi di neutralizzare i provvedimenti cautelari inflitti e di continuare a consolidare la propria espansione, in alcune regioni della penisola, nel settore del gas metano". Il provvedimento si collega ad altri emanati lo scorso mese, su richiesta della Procura della Repubblica, nei confronti di tre importanti realtà imprenditoriali: la Gas natural distribuzione Italia di Acquaviva delle Fonti (Ba), Gas Natural Vendita Italia spa e della Gas Natural Italia, entrambi di San Donato Milanese.

Nel medesimo contesto investigativo, un anno fa la Finanza aveva sequestrato un patrimonio del valore di 50 milioni di euro nei confronti del gruppo imprenditoriale di Palermo che, fra gli anni '80 e '90, ha curato la metanizzazione del territorio siciliano. Le indagini si erano concentrate sulla "genesi del succitato gruppo - si legge in una nota - costituito da Ezio Ruggero Maria Brancato, ex dipendente della Regione Sicilia, successivamente divenuto 'imprenditore', grazie all’investimento di ingenti risorse finanziarie di dubbia provenienza che si è presto sviluppato con la protezione di 'Cosa Nostra' e di appoggi politici – in particolare dell’ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino - arrivando ad ottenere ben 72 concessioni per la metanizzazione della Sicilia e dell’Abruzzo".

Gli approfondimenti investigativi avevano fatto emergere come i lavori di realizzazione della rete del gas siano stati affidati in più occasioni in sub-appalto ad imprese "riconducibili a soggetti con precedenti specifici per mafia e ad altre ritenute 'vicine' alla criminalità organizzata, in una logica di costante e reciproco vantaggio fra il gruppo e l’organizzazione criminale". Sulla base dei riscontri effettuati, nel dicembre 2013, il Tribunale di Palermo aveva disposto un ulteriore sequestro, per un valore di circa 7,6 milioni di euro, di quattro società nei confronti della famiglia di imprenditori Cavallotti di Belmonte Mezzagno.

La sospensione temporanea dell’amministrazione mira, in quest’ottica, a verificare l’idoneità del "sistema immunitario" dell’azienda interessata dall’applicazione del provvedimento a respingere i tentativi di influenza operati dai sodalizi mafiosi, fortificandolo – se possibile – al fine di salvaguardare l’attività imprenditoriale nel suo complesso, i livelli occupazionali, nonché l’indotto economico riferibile ai rapporti con clienti e fornitori.

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