"Ho preso pugni in testa per 20 minuti perché sono gay": condannato aggressore

Otto mesi a un tunisino. La vittima è un palermitano, istruttore di fitness. L'episodio a Cremona nel 2016. Le lacrime dopo la sentenza: "La legge non consente l’aggravante dell’omofobia ma dovrebbe esserci, così come è stato per le donne. Fino a quando di mezzo non ci sarà il morto non si capirà" 

Veduta di Cremona

L'accusa della vittima palermitana ("Ho preso per venti minuti pugni in testa perché sono gay"), adesso la condanna per l'aggressore: otto mesi per lesioni, ad Adnen Hamraoui, 35enne tunisino, colpevole di aver picchiato Domenico Centanni, 38enne istruttore di fitness. La vittima - si tratta di un palermitano - è omosessuale dichiarato. I fatti risalgono al 2016 e si sono verificati a Cremona. Il tunisino è stato condannato: il giudice ha tolto la recidiva ed ha riconosciuto le attenuanti generiche. L’imputato è stato anche condannato a versare 2.695 euro di risarcimento danni. Il pm aveva chiesto una pena di 10 mesi, mentre la parte civile un risarcimento di 7.500 euro.

Come riporta Cremonaoggi nel processo l’aggravante dell’aggressione omofoba non era contestata: l’ordinamento non lo consente. Eppure, per la vittima palermitana,  la convinzione di essere stato aggredito perchè gay, rimane. "Sono contento perchè si è chiusa una pagina", ha detto Domenico Centanni al termine dell’udienza, “ma per me non è stato facile. La mia omosessualità è la chiave di quanto accaduto. Il motivo che l’ha portato a picchiarmi è perchè sono gay. Ricordo che continuava a dirmi ‘Brutto finocchio di m…, adesso ti faccio vedere cosa fanno quelli del mio paese a quelli come te'”.

Il palermitano era finito in ospedale con naso e mascella fratturati e contusioni alla testa e al torace. Prognosi di 25 giorni. "Avevo appena finito di tenere un corso - aveva raccontato subito dopo l'episodio -. Quando sono uscito dalla sala, mi sono sentito dire: ‘Meglio che te ne vai, perchè altrimenti ti ammazzo qui davanti a tutti’. Di fianco c’era la sala attrezzi dove c’era anche Adnen. Appena sentite quelle parole mi sono girato. Era lui che le aveva pronunciate. Gli ho chiesto perché, ma non ho ricevuto risposta e quindi ho raggiunto gli spogliatoi. Quando sono uscito c’era del trambusto. C’era un gruppo di persone, lui compreso. Io sono entrato in ascensore e lui è entrato con me insieme ad un’altra persona. Anche lì gli ho chiesto spiegazioni, e lui mi ha risposto: ‘Non ti preoccupare che adesso te lo spiego’. Usciti dall’ascensore, lui mi ha strattonato e io ho cercato di scappare. Da lì ho preso tante, ma tante di quelle botte. Me lo sono trovato davanti. Lui mi ha dato una testata in fronte che mi ha stordito. Nel frattempo un ragazzo ha cercato di dividerci, Adnen mi teneva con una mano per il collo e con l’altra mi colpiva in testa e in faccia. ‘Brutto finocchio di m…’, adesso ti faccio vedere cosa fanno quelli del mio paese a quelli come te”. “Il tutto”, ha continuato a raccontare Domenico, “è durato una ventina di minuti (....). “‘Ti conviene scomparire da Cremona’”, mi ha detto, e poi è arrivata la polizia”.

Il palermitano, che lavorava in un supermercato cremonese, ha poi iniziato a soffrire anche di attacchi di panico e dopo quei fatti è stato costretto a cambiare città. L'imputato, sposato con tre figli, ha sostenuto di essere stato provocato.

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Quando ha sentito pronunciare la sentenza, Domenico ha pianto. "Mi sono rivolto anche a Marco Cappato (attivista italiano, esponente dei Radicali e dell’Associazione Luca Coscioni, n.d.r.), che mi è stato vicino, e anche all’Arcigay", ha detto a Cremonaoggi. Domenico sa che la legge non consente l’aggravante dell’omofobia. "Invece dovrebbe esserci, così come è stato per le donne. Fino a quando di mezzo non ci sarà il morto non si capirà”. 

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