L'Istituto Gramsci ancora a rischio sfratto: torna l'incubo della chiusura

La prospettiva di un'interruzione dei servizi per lo stallo della controversia con il Comune, proprietario dei locali dei Cantieri culturali alla Zisa in cui ha sede l'istituto. Il debito contestato è di circa settantamila euro

Torna a essere concreto il rischio che l'Istituto Gramsci siciliano sospenda la sua attività e che non siano più accessibili agli studiosi e ai ricercatori la biblioteca, l'emeroteca, la sala di lettura e l'archivio storico.

La prospettiva di un'interruzione dei servizi resi al pubblico è fondata sullo stallo della controversia con il Comune, proprietario dei locali dei Cantieri culturali alla Zisa in cui ha sede l'Istituto. Dal 2000 al 2009 un protocollo d'intesa compensava la concessione del padiglione ai Cantieri con i servizi prestati gratuitamente alla città. "Alla richiesta di rinnovo dell'accordo - spiega il presidente dell'istituto, Salvatore Nicosia - fu comunicato al Gramsci che 'a norma di Regolamento non è prevista nessuna concessione a titolo gratuito'. Era una affermazione priva di fondamento, perché il Regolamento comunale prevedeva (e prevede) per le associazioni di alta valenza e utilità sociale e istituzionale che 'il canone potrà essere conguagliato con l'acquisizione di servizi aventi finalità sociali'".

Il debito contestato all'Istituto Gramsci è di circa settantamila euro. All'intimazione di sfratto nel 2012 è seguita nel 2018 un'ingiunzione di pagamento che l'Istituto Gramsci ha impugnato davanti al giudice per ottenere il riconoscimento delle proprie ragioni. "Ma all'udienza del 28 ottobre scorso il Comune non si è neppure presentato mentre l'ammontare del presunto 'canone' continua a crescere - dice Nicosia -. Viene così tacitamente smentita l'intesa raggiunta nel mese di giugno quando era stata concessa all'Istituto la possibilità di regolare il rapporto economico con il Comune con una lunga dilazione".      

Fonte AdnKronos 
 

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