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Istituto Gramsci ancora a rischio sfratto, scoppia la polemica e Orlando media: "Troviamo soluzione"

I locali, all'interno dei Cantieri culturali, sono del Comune che da tempo reclama l'affitto arretrato. Circa settantamila euro. Milena Gentile del Pd: "Vicenda paradossale". Il sindaco: "Presenza importante per la città ma non possiamo ignorare la legge"

Nuovo capitolo della controversia tra il Comune e l'Istituto Gramsci. A fine settembre l'istituto, che ha un prezioso archivio della storia e della politica siciliana, dovrà liberare il padiglione dei Cantieri culturali della Zisa. I locali sono del Comune, che da tempo reclama l'affitto arretrato. Circa settantamila euro. Davanti alle richieste economiche e alla notifica dello sfratto, l’Istituto replica richiamando una norma del regolamento comunale il quale prevede “per le associazioni di alta valenza e utilità sociale e istituzionale” che “il canone potrà essere conguagliato con l’acquisizione di servizi aventi finalità sociali”.

"Credo - spiega il sindaco Leoluca Orlando - che non si possa dubitare del fatto che io consideri importante la presenza dell'Istituto Gramsci nella nostra città e nei locali comunali dei Cantieri Culturali della Zisa. Ritengo certamente improprio, nella più generosa delle interpretazioni, invocare l'importanza del ricordo di Gramsci per disattendere le norme vigenti vanificando l'atteggiamento di grande positiva attenzione dell'Amministrazione comunale, come ha compiutamente dichiarato nei giorni scorsi l'assessore competente Toni Sala. È evidente che l'Amministrazione comunale è disponibile a trovare una soluzione, ricordando che nel 2000 proprio l'Amministrazione comunale ha assegnato i locali per ragioni che non sono certamente venute meno". 

Intanto però è polemica. "È paradossale - interviene il consigliere Milena Gentile del Pd - che il Comune  che in questi giorni ha dichiarato lo stato di pre-dissesto del proprio bilancio a causa dell'abnorme fondo crediti di dubbia esigibilità, ovvero per l'impossibilità di riscuotere i tributi dovuti, arrivi a sfrattare proprio l'Istituto Gramsci. In una città dove il 70% della cittadinanza, tra privati e attività commerciali, non paga le tasse locali, a rischiare la chiusura per mancato pagamento del canone di concessione è proprio una delle istituzioni culturali più importanti e storiche della città. A fronte del progressivo disinteresse del Governo regionale, i cui stanziamenti a favore del Gramsci si assottigliano ogni anno sempre di più, chiederemo ai vertici nazionali del Partito Democratico di intervenire. Se sarà necessario valuteremo anche la possibilità di lanciare un crowdfunding a favore di questa preziosa istituzione culturale".

"Già a dicembre 2020 - ricorda - ho presentato in Consiglio comunale un atto di indirizzo, sottoscritto da tante altre forze politiche, con il quale si chiedeva all'Amministrazione comunale di ribaltare l’approccio amministrativo che ha condotto a questo esito disastroso. Le annose ed estenuanti interlocuzioni sinora avvenute tra gli uffici comunali e l’Istituto sono viziate da un approccio errato a monte: l’applicazione dell’articolo 8 del Regolamento, nel caso specifico, è impropria per il semplice fatto che il Comune non concede all’Istituto Gramsci la possibilità di svolgere i propri compiti in uno dei padiglioni dei Cantieri Culturali alla Zisa, al contrario, sono i servizi alla collettività offerti dall’Istituto che servono al Comune per l’espletamento delle proprie finalità statutarie. Gli uffici comunali devono allineare la propria azione amministrativa ai principi espressi con chiarezza nell'articolato dello Statuto comunale, oltre che ai principi di contabilità. Occorre ricordare che quotidianamente l’Istituto Gramsci mette a disposizione della cittadinanza la ricca biblioteca e il proprio prezioso archivio, consentendone la consultazione anche a studiosi di rilevanza internazionale, supporta con la competenza del proprio personale le scuole per i progetti cosiddetti 'scuola-lavoro', consente ai residenti del quartiere di leggere i quotidiani nella propria emeroteca, peraltro aperta al pubblico in orari espressamente richiesti dal Comune. Infine, non si può prescindere dal considerare che fin dalla riforma del Titolo V della Costituzione, che ha introdotto il cosiddetto 'federalismo demaniale', agli enti locali è richiesta la massima valorizzazione funzionale del proprio patrimonio immobiliare, riconoscendo la gratuità delle concessioni agli enti del terzo settore quando è verificata la prevalenza dell'interesse pubblico su quello meramente economico”. 

"Esistono le norme a tutela della collettività e della corretta gestione del patrimonio pubblico, che non possono essere scavalcate, ed esiste il buon senso per tutelare un bene comune, qual è il Gramsci. Bisogna saper coniugare questi due aspetti in questa vicenda", interviene la capogruppo di Sinistra Comune, Barbara Evola.

Evola ripercorre le tappe della vicenda: "L'assegnazione dello spazio aveva una durata di nove anni, nel 2009 doveva essere rinnovata la convenzione ma l’amministrazione Cammarata non aveva alcun interesse alla valorizzazione dei Cantieri culturali alla Zisa, che vivevano una fase di abbandono. Nel frattempo erano stati modificati i regolamenti per la gestione del  patrimoniocomunale e pertanto l’istituto Gramsci avrebbe dovuto pagare affitto, stipulando un nuovo contratto, per continuare a rimanere all’interno di uno spazio pubblico. Tra le misure previste dal regolamento ne esiste una che prevede la compensazione dell’affitto con prestazioni di natura culturale e sociale. Tali attività, indubbiamente, sono state offerte alla collettività dall’Istituto Gramsci, a partire dalla fruizione gratuita della biblioteca e dell’archivio. Purtroppo tali attività non possono avere una quantificazione senza un regolare contratto di affitto e una preventiva condivisione delle prestazioni tra le parti. E cosi più passa il tempo, in cui non viene stipulato un regolare contratto, più aumenta il debito dell’Istituto Gramsci. Il Comune - ricorda Evola - ha offerto una rateizzazione del debito pregresso e un nuovo contratto con la volontà di quantificare le prestazioni da detrarre sull’affitto. Riteniamo necessario - aggiunge - che si chiuda velocemente questa vertenza che rischia di veder aumentato il debito del Gramsci e l’eventuale arrivo di una amministrazione comunale scarsamente sensibile alle ragioni storiche e politiche dell’istituto Gramsci rischia di compromettere il futuro di una importante istituzione culturale della città. Per tutte queste ragioni e per bilanciare l’interesse pubblico e il valore dei Beni Comuni avanziamo una sottoscrizione pubblica al fine di consentire all’istituto Gramsci di sanare il debito pregresso e stipulare un nuovo contratto di affidamento dello spazio presso i Cantieri culturali alla Zisa, compensando le importanti prestazioni culturali e sociali che il Gramsci offre alla città. Lunedì apriremo un conto corrente per avviare la sottoscrizione".

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