Domenica, 24 Ottobre 2021
Cronaca

I figli donano parte del fegato ai genitori: all'Ismett due "nuove" vite col trapianto

Entrambi i donatori sono stati dimessi dopo pochi giorni dall'intervento. Attualmente Ismett è la sola struttura in Italia ad aver mantenuto il programma attivo. Sul fronte Covid, 24 i posti letto di terapia intensiva a disposizione e diventeranno 30 entro la fine del mese

L'emergenza Covid non ferma l'attività dell'Ismett. Sono due i trapianti di fegato da vivente su paziente adulto eseguiti nelle scorse settimane presso il centro palermitano. Attualmente Ismett è la sola struttura in Italia ad aver mantenuto il programma attivo e adesso, il centro palermitano è in procinto di potenziare il programma trapianto da vivente così da poter supplire alla carenza di donazioni che si è ulteriormente aggravata a causa della pandemia in corso.

Il programma da vivente è stato mantenuto attivo grazie a una vera e propria riorganizzazione dell'ospedale. Ismett è, infatti, in prima linea nella lotta contro la pandemiae ha già istituito al suo interno un intero reparto di Terapia intensiva esclusivamente dedicato ai pazienti affetti da Coronavirus.

I trapianti

Negli ultimi due trapianti eseguiti, a donare una piccola parte del proprio fegato sono stati i figli che con il loro gesto hanno offerto una nuova possibilità ai loro genitori. Il trapianto da vivente è possibile grazie alla capacità del fegato di rigenerarsi e tornare in dimensioni normali, sia nel donatore che nel ricevente, nel giro di poche settimane. Entrambi i donatori sono stati dimessi dopo pochi giorni dall'intervento.

"Quanto eseguito all'Ismett di Palermo onora la sanità italiana nel suo momento più complesso - afferma Ruggero Razza, assessore regionale alla Salute - È la dimostrazione che tra tantissime difficoltà il mondo della ricerca e dell'alta attività clinica vanno avanti. Il trapianto del fegato da vivente effettuato in questi giorni o quello di utero, primo in Italia, eseguito tre mesi fa a Catania, assumono ulteriore importanza proprio per la difficile convivenza con la pandemia. È giusto ricordare che il rapporto con Ismett ed Upmc continua ad essere strategico anche nella gestione dell'epidemia in Sicilia. Nella prima fase dell'emergenza, come si ricorderà, siamo riusciti ad ottenere un approvvigionamento autonomo di dpi, adesso Ismett è parte attiva nella recettività ospedaliera Covid".

In Ismett l'attività di trapianto da vivente è un'opzione terapeutica possibile sia per il rene che per il fegato, sia nel caso di paziente adulto che paziente pediatrico. In totale, dall'inizio del programma da vivente, sono stati eseguiti 277 trapianti di rene e 161 di fegato.

"Ismett - sottolinea Salvatore Gruttadauria, direttore della Chirurgia Addominale su pazienti adulti - sta proseguendo la propria attività anche in questo momento così difficile per tutto il sistema sanitario. I nostri sforzi sono concentrati a dare risposte ai tanti pazienti che a noi si rivolgono mettendo in campo tutte le opzioni medico-chirurgiche a nostra a disposizione. Considerata la straordinaria emergenza sanitaria, abbiamo deciso non solo di non sospendere il programma di trapianto da vivente ma anzi pensiamo adesso di potenziarlo ulteriormente così da poter dare risposte concrete ai tanti pazienti in lista di attesa".

Ismett in prima linea nella lotta al Covid 19

Sono già 24 i posti letto di terapia intensiva messi a disposizione per i pazienti affetti da Covid 19 che diventeranno 30 entro la fine del mese e 40 se sarà necessario. "Lo sforzo organizzativo di Ismett e Upmc e il grande impegno di tutto il personale - spiega Angelo Luca, direttore di Ismett - ha reso possibile continuare ad offrire cure di alta specialità ai tanti pazienti che si rivolgono all'Istituto per i trapianti, per la chirurgia oncologica e la cardiochirurgia e contemporaneamente curare i malati più gravi affetti da Covid". "Sono attualmente 10 i pazienti con grave insufficienza respiratoria che vivono grazie all’Ecm (polmone artificiale), 9 nella terapia intensiva Covid ed 1 in quella non Covid. Per fare questo l'Istituto è stato suddiviso in due aree indipendenti. Il modello di rete territoriale con la possibilità di trasferire i pazienti da un centro all’altro a seconda della intensità delle cure necessarie, e l'interazione continua tra tutti i professionisti del territorio a cominciare dagli anestesisti – continua Angelo Luca – consente di gestire al meglio i posti letto di una terapia intensiva di secondo livello che dispone dei più avanzati sistemi di cura per i pazienti Covid più gravi che infatti attualmente occupano solo 15 dei 30 posti letto disponibili".


 

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