Denunciò le richieste di pizzo e fu ucciso: intitolato a Salvatore Pollara un giardino a Bonagia

L’imprenditore edile fu assassinato dalla mafia sotto casa: due killer aprirono il fuoco contro l'auto a bordo della quale si trovava. Il presidente di Ance Palermo Fabio Sanfratello: "Ci sono voluti 36 anni perché venisse ricordato come merita"

Intitolato alla memoria di Salvatore Pollara il giardino in piazza Maria Santissima di Pompei a Bonagia, accanto alla chiesa della Madonna di Pompei, costruita dalla ditta Pollara. L'imprenditore fu ucciso 36 anni fa sotto casa, in via Montuoro. La sua macchina fu bloccata da due killer che hanno fatto fuoco ripetutamente, uccidendolo sul colpo. Prima dell'assassinio suo fratello Giovanni fu fatto sparire con il sistema della lupara bianca. Salvatore denunciò subito l’accaduto, collaborando con la giustizia e dando un significativo apporto alle indagini con la testimonianza nel processo che ne seguì. Quando sono cominciati i primi tentativi di richiesta del pizzo, ha denunciato tutto alle forze dell’ordine, rifiutando qualsiasi tipo di tutela. È stato vittima di minacce sempre più pressanti, di attentati incendiari nei suoi cantieri, pedinamenti e intimidazioni di ogni sorta.

L'amministrazione oggi lo ha ricordato anche con una lapide commemorativa nell'area verde. Alla cerimonia erano presenti, tra  gli altri, il sindaco Leoluca Orlando, il presidente di Ance Palermo Fabio Sanfratello, Giusi Pollara figlia dell’imprenditore ucciso e componente del Consiglio direttivo di Ance Palermo e gli altri familiari dell’imprenditore oltre ad altre autorità locali. 

Le indagini relative alla sua uccisione sono state riaperte nel 1996 in seguito alle notizie fornite sull’omicidio dal collaboratore di giustizia Francesco Paolo Anzelmo. La sentenza della Corte di Assise di Palermo del 29 gennaio 2001, confermata dalla Corte di Assise di Appello il 6 giugno dello stesso anno, passata in giudicato il 19 giugno 2002, ha accertato la responsabilità dello stesso Anzelmo nell’omicidio di Salvatore Pollara.

L’imprenditore per molti anni aveva operato nel campo dei lavori privati e pubblici, in special modo nei restauri monumentali di edifici di grande pregio artistico e storico quali ad esempio la Cattedrale di Palermo, il Castello di Caccamo, San Mamiliano, San Giorgio Dei Genovesi, San Domenico. Per la sua precisione sul lavoro, la sua impresa era stata punto di riferimento di diversi enti pubblici e privati in Sicilia. 

A portare avanti il suo nome, oggi, sono i figli che curano l’azienda di famiglia, la Pollara Costruzioni. “Mio padre era un imprenditore edile di quelli all’antica che aveva fatto tutta la gavetta – racconta la figlia Giusi, componente del direttivo di Ance Palermo, l’Associazione dei costruttori edili - una persona distinta, onesta, autorevole, che ha lasciato un ricordo indelebile in tutti quelli che lo hanno conosciuto”. “Ci sono voluti 36 anni perché Salvatore Pollara venisse ricordato come merita – commenta il presidente di Ance Palermo Fabio Sanfratello –. Lui ha vissuto e lavorato in anni in cui fare l’imprenditore edile era mestiere assai rischioso e denunciare gli estorsori cosa assai rara. Oggi, per fortuna, questo sistema che in Sicilia ha fatto troppe vittime ha vita molto più difficile grazie al coraggio di sempre più imprenditori che denunciano e che non vengono lasciati soli nella loro battaglia. Salvatore Pollara rimane per tutti noi un esempio assoluto di moralità e correttezza”.    

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