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Lunedì, 27 Maggio 2024

VIDEO | Dieci anni senza Vito Mercadante, al Cep intitolata una sala cinematografica al preside antimafia

Presente, tra gli altri, alla cerimonia l'ex sindaco Leoluca Orlando. Sebastiano, uno dei figli del dirigente scolastico, lavora come medico alla Maddalena: "L'arresto di Messina Denaro è stato un momento toccante e di tensione per tutta la struttura". Lanciato anche il "Manifesto" della cultura della lotta a Cosa nostra

Intitolata a Vito Mercadante, preside antimafia scomparso dieci anni fa, la sala cinematografica dell'istituto compresivo Giuliana Saladino, al Cep. Presenti alla cerimonia, il dirigente scolastico Giusto Catania, i figli Sebastiano e Tommaso, il provveditore agli studi Luca Gatani e l'ex sindaco Leoluca Orlando. 

Dopo la cerimonia, si è svolto un seminario di formazione, in occasione del quale è stato proposto un documento per avviare un dibattito nella scuola, a partire da quella palermitana e siciliana, con l’obiettivo di definire un manifesto per la cultura antimafia nella scuola italiana. Sebastiano, uno dei figli del dirigente scolastico, lavora come medico alla Maddalena: "L'arresto di Messina Denaro è stato un momento toccante e di tensione per tutta la struttura. Non ho mai nascosto il mio modo di pensare nei confronti della mafia, che è quello di mio padre". 

“Il documento non è certamente esaustivo - sottolinea Giusto Catania - mettiamo a disposizione venti spunti di riflessione e siamo certi che si possa aprire un dibattito nel mondo della scuola al fine di definire una iniziativa legislativa che istituzionalizzi, nella scuola italiana, l’impegno per la promozione di una cultura antimafia. Siamo contenti della risposta positiva fornita dai diversi interlocutori che abbiamo coinvolto, in primis l'Ufficio scolastico Regionale, che contribuiranno a rendere più capillare la proposta da estendere alle scuole della Sicilia". 

La proposta prende le mosse dall’attività del preside Vito Mercadante, che è stato uno degli artefici del movimento che ha portato nel 1980, dopo l’uccisione di Piersanti Mattarella, alla scrittura di una legge regionale (n.51 del 4 giugno 1980) che ha istituzionalizzato nella scuola la lotta contro la cultura mafiosa. 

Nel documento proposto dall’I.C. Saladino si sottolinea che “La cultura antimafia è fondamentale per riconoscere e combattere la costante metamorfosi della mafia che è contemporaneamente in grado di agire in diversi e contrapposti segmenti della società. (…) La scuola può sconfiggere il sentimento dell’omertà costruendo un senso e una pratica di comunità che valorizzi il ruolo di docenti, discenti e famiglie".

Inoltre, il documento insiste sulla necessità di produrre una trasformazione nella società: “Il cambiamento della mentalità mafiosa si costruisce col dialogo, evitando pratiche coercitive e logiche dottrinarie, proprio perché chi è mafioso spesso non sa di esserlo, immerso com’è nella sua sottocultura (…) La scuola è necessaria per costruire un immaginario in grado di contrapporsi alla crescita di una egemonia sottoculturale che ha modificato, nel tempo, il senso comune di massa".

Infine il documento evidenzia la necessità di ricondurre la questione dentro una prospettiva pedagogica che riguardi la riforma della scuola in Italia: “La costruzione di una cultura antimafia è, evidentemente, una esigenza nazionale. La riforma della scuola italiana passa necessariamente dalla definizione di strategie ed azioni per teorizzare e praticare una nuova pedagogia civile".

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