"La voce di Impastato": intervista a Ivan Vadori

Giovedì 29 agosto a Cinisi verrà presentato il documentario. Il regista friulano a PalermoToday: "Sono arrivato in Sicilia terrorizzato dai pregiudizi. Peppino mi ha conquistato per il suo coraggio, ha dato la vita per lottare contro la mafia: da non credere"

Ivan Vadori

Giovedì 29 agosto a Cinisi verrà presentato il documentario "La Voce di Impastato" del friulano Ivan Vadori.

Ci racconti la tua prima visita in Sicilia?

"Nel 2006 ho fatto un campo scout a Messina. Sono arrivato terrorizzato e pieno di pregiudizi: dalle mie parti la Sicilia è il luogo delle sparatorie e dei morti di mafia. Nonostante questo volevo tanto omaggiare Falcone, Borsellino e Peppino Impastato e così, finito il campo, sono venuto a Palermo per portargli dei fiori al cimitero".

Falcone e Borsellino sono noti a tutti ma Peppino no, come hai conosciuto la sua storia?

"Ho visto un monologo teatrale su Peppino e Aldo Moro in Friuli. E' successo due/tre anni prima che uscisse il film "I cento Passi" di Marco Tullio Giordana. Sempre prima che la sua storia diventasse un po' più conosciuta, su RaiDue hanno trasmesso uno speciale. La sua storia mi ha incuriosito: un giovane che dà la vita per lottare contro la mafia. Da non credere".

Secondo te c'è un legame tra Peppino e la tua terra, il Friuli?

"Sicuramente Pasolini. Peppino leggeva i suoi scritti e Giovanni Impastato (fratello Peppino) mi ha raccontato che quando morì Peppino dalla rabbia lanciò una scarpa sulla tv. Siamo andati insieme sulla sua tomba a Casarsa, io e Giovanni".

Cos'è per te Peppino?

"Peppino è patrimonio nazionale. Non appartiene solo alla Sicilia ma a tutti. In molti ancora non lo conoscono ed è un peccato. Il mio documentario andrà in giro nelle scuole perchè le nuove generazioni possano prendere esempio da lui e dalla sua umiltà. Io sono in debito con Peppino e con la Sicilia. Mi hanno cambiato la vita. Dopo la mia prima visita in quella terra mi sono detto: "Qui tante persone lottano ogni giorno contro la mafia e io cosa sto facendo?". Sono tornato a casa e ho lasciato ingegneria per dedicarmi alla passione della scrittura e alle inchieste".

Fino ad arrivare al tuo ultimo lavoro: il documentario. Qual è il percorso che ti ha portato alla sua realizzazione?

"Tutto è iniziato con la mia tesi di laurea, nel 2012. Mi sono chiesto che fine ha fatto l'archivio di Radio Aut. Qualche mese dopo, mentre lavoravo al mio scritto, hanno riaperto il processo del '76. Il materiale era tanto, così come i punti da approfondire così ho deciso di farne anche un documentario. E' anche un modo per arrivare a più gente. Vorrei farne anche un libro e forse lo scriverò prima o poi. Ma il mezzo del documentario viene apprezzato da una fetta più ampia della popolazione rispetto a quella che legge. Peppino faceva giornalismo partecipativo: studiava le cose e le spiegava alla gente. Io voglio prendere esempio da lui".

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