Cronaca

Da fastidi a risorse: "Macché problema, le alghe sono una ricchezza per i nostri mari"

Intervistata da PalermoToday Barbara Mikac, ricercatrice, fa luce sulle caratteristiche della flora marina che a volte può diventare pericolosa, come è successo pochi giorni fa a Sferracavallo, quando un bagnate è sprofondato nella Posidonia

La posidonia spiaggiata a Sferracavallo

Alghe e piante marine spesso sono considerate un fastidio per i bagnanti ma sono, invece, una ricchezza. Altre volte, se poco informati, la flora marina può diventare pericolosa, come è successo pochi giorni fa a Sferracavallo, quando un bagnate è sprofondato nella Posidonia rimanendo bloccato, o come è accaduto negli anni con l’alga tossica che ha infestato il mare delle coste palermitane.

Ne abbiamo parlato con Barbara Mikac, ricercatrice da 10 anni nel centro per le Ricerche del mare dell'istituto Rudjer Boskovic a Rovigno (Croazia) e da due anni a Palermo all'istituto dell'Ambiente marino costiero del Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche).

Cos’è la Posidonia? Che “compito” ha all’interno dell’ecosistema marino?
“La Posidonia oceanica è una pianta marina. Come le piante terrestri ha radici, un gambo e foglie che possono essere lunghe fino ad un metro e qualche volta arrivare fino alla superficie dell'acqua. Cresce dai primi metri fino a una profondità di 40 metri. E' una pianta endemica Mediterranea che significa che vive solo nel Mediterraneo, dove crea le vaste praterie marine. Le praterie di Posidonia oceanica sono un habitat  importantissimo e svolgono numerose funzioni preziose e insostituibili nell’ecosistema marino. Come le piante terrestri, la Posidonia fotosintetizzando assimila l'anidride carbonica e crea grandi quantità di ossigeno perciò le praterie di questa pianta si possono considerare le foreste marine. E' un importante habitat, area di riproduzione, rifugio e nutrizione per tantissimi organismi marini. Con le sue ampie praterie e lunghe foglie Posidonia  crea una barriera che protegge le nostre coste dall'erosione. Purtroppo, per vari impatti umani, Posidonia oceanica è oggi in pericolo. Le attività che provocano i danni più gravi sono l'ancoraggio e la pesca con rete a strascico, ma anche l’acquacoltura sopra e vicino le praterie, l’emissione di acque di scarico, e la costruzione sulla costa che facilità l'erosione e porta nel mare grande quantità di sedimento che ricopre la Posidonia e aumenta la torbidità dell'acqua per cui questa pianta ha difficoltà per svolgere la fotosintesi”.

Il rapporto con i bagnanti, però, non è esattamente idillico...
“Tante volte agli abitanti, turisti e bagnanti danno fastidio i depositi delle foglie di Posidonia accumulati sulla spiaggia durante i mesi autunnali e invernali, soprattutto dopo le mareggiate, che qualche volta possono essere alti più di un metro. Bisogna dire che questo è un fenomeno normale, dato che, come tante piante terrestri, la Posidonia durante l’autunno perde le foglie che si depositano sul fondale marino e poi vengono portate e accumulate sulle spiagge con le onde e le correnti. Qui diventano "i rifiuti" che per lo più puzzano quando marciscono sotto il sole, dunque vengono rimossi soprattutto per le ragioni estetiche. Queste foglie dovrebbero essere smaltite con cura e non buttate dovunque, dato che comunque rappresentano un rifiuto organico. Ma non solo... il problema può trasformarsi in risorsa poiché questo materiale organico potrebbe essere usato come fertilizzante per terreni e substrato in agricoltura”.

Come bisogna comportarsi per fruire degli spazi marini in sicurezza senza "aggredire" la flora?
“Bisogna evitare e proibire l'ancoraggio nelle praterie, la pesca a strascico, non piazzare le gabbie per allevamento dei pesci sopra le praterie di Posidonia, evitare la costruzione sulla costa lì dove vicino nel mare c’è Posidonia, non costruire i tubi per il deposito dell'acqua di scarico vicino alle praterie di Posidonia e fare un’adeguata educazione ambientale nelle scuole, tra i pescatori, e gli abitanti”.

Come spiegare la presenza (per due anni di seguito) la presenza dell'alga tossica?
“Ci sono alcuni fattori ambientali che facilitano la proliferazione della microalga tossica Ostreopsis ovata. Fra questi alte temperature, alta pressione atmosferica, condizioni di irraggiamento favorevoli, mare calmo per un periodo di tempo superiore a 10-15 giorni. Pero il "boom" di alga è anche facilitato con alcuni impatti dovuti all'uomo, come la presenza in acque di alte quantità di azoto e fosforo che vengono portati a mare dai fiumi che ricevono le acque di scarico e si arricchiscono con questi elementi anche passando tra i campi ricchi di concime”.

Come difendersi?
“Una volta determinata l’alta concentrazione dell'alga tossica nel mare e la balneazione è stata proibita, bisogna semplicemente seguire le regole e non fare il bagno nella zona; inoltre è consigliabile limitare il consumo di alcuni organismi marini, ad esempio, i ricci di mare e le cozze”.

Ci sono dei consigli utili da dare ai bagnanti per riconoscere le "alghe pericolose"?
“Quando la fioritura dell'alga è alta, le acque superficiali possono ottenere una colorazione anormale, qualche volta si notano le macchie schiumose ed i fiocchi biancastri e marroni, o materiale gelatinoso in sospensione. Comunque, l'alga non è visibile ad occhio nudo poiché vive sul fondo marino e durante la proliferazione copre il fondo e tutti gli organismi creando una pellicola bruna. Questo fenomeno potrebbe essere notato dai sub o comunque quelli che fanno il bagno con la maschera”.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Da fastidi a risorse: "Macché problema, le alghe sono una ricchezza per i nostri mari"

PalermoToday è in caricamento