Virus, il grido di un imprenditore palermitano: "I test rapidi ci sono, ma l'Italia mi ignora"

Alessandro Console, 35 anni e da tempo in Romania, ha riconvertito la sua azienda di comunicazione alla produzione di kit diagnostici veloci del Covid-19. Ha fatto contratti con altri paesi, ma non qui: "La burocrazia non vuole che ci autodiagnostichiamo il contagio"

Alessandro Console, imprenditore di 35 anni

Un test a rivelazione rapida, come veloce e facile è un test di gravidanza fatto in casa in attesa che l'ecografia di un medico confermi la dolce attesa. Un esame auto diagnostico che individui subito subito gli anticorpi al Covid-19 e consenta, in questo momento di emergenza sanitaria mondiale in cui tutte le forze sono concentrate verso un unico scopo, di fare i tamponi solo a chi risultato già positivo. Uno screening a basso costo, dunque, di facile utilizzo e non invasivo che in Cina è stato fatto a tappeto su tutta la popolazione e che, in Italia e in Sicilia, potrebbe arrivare - burocrazia permettendo - grazie all’intuito di un giovane palermitano. 

Alessandro Console, imprenditore di 35 anni nato a Palermo ma da anni residente in Romania, titolare di un'azienda nel mondo della comunicazione e del marketing, la Telco SpA, che presto sarebbe finita in quarantena come tutte le altre, capisce che la diagnosi precoce può essere una chiave strategica per combattere la pandemia mondiale. In un battibaleno riconverte i suoi uffici seguendo il trend. L'idea iniziale era quella di trasformare qualche competenza per riapplicarla alla causa. “Mi sono reso conto però che ero più vicino a una missione umanitaria e che dovevo rendermi utile - racconta a PalermoToday -. Con i miei colleghi, ricercatori digitali, abbiamo avviato uno studio globale sull’industria del virus (la chiamano così) e sulle soluzioni applicate negli altri paesi”. 

Uno studio che nasce per salvare la pelle sua e della sua azienda ma che poi, casualmente, porta a delle scoperte inaspettate. “Scopriamo che nel 2003, dunque ben 17 anni fa, l'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) accredita tre test diagnostici per l'individuazione del virus Sars-CoV, ovvero il Coronavirus - spiega ancora Console -. C'è il test molecolare, quello che gergalmente ormai tutti conosciamo come tampone, che grazie ad un campione genetico permette di confermare la positività all'infezione. C'è la coltura cellulare: in laboratorio si fa crescere il virus nella cellula per poterlo isolare e identificare. E infine, sempre secondo secondo l'Oms, c'è l'antibody test, un esame che rivela gli anticorpi nel sangue prodotti in risposta all'infezione da Coronavirus. Due anticorpi precisi: l’IgG e l’IgM, che grazie alla loro specificità sono un campanellino d’allarme inequivocabile in caso di contagio”.

coronavirus superbio intervista alessandro console-2

La Sicilia dice sì ai test sierologici

Se per i primi due test servono giorni, settimane e anche tanti soldi prima di avere delle risposte, per il kit di rivelamento degli anticorpi bastano poche decine di euro e qualche minuto. “In un momento in cui la sanità è al collasso perché non è umanamente possibile fare tamponi a chiunque, tamponi importantissimi per stanare gli asintomatici che sono molto più pericolosi dei malati - specifica ancora - un test come questo potrebbe essere funzionale e necessario al contenimento pandemico. Immaginiamo un test di gravidanza di quelli che si comprano in farmacia. O il misuratore della pressione. Non sono infallibili al cento per cento: per avere la conferma di essere incinta serve un'ecografia. Un infarto non lo scopriamo certo conoscendo la "minima" e la "massima". Applichiamo questo meccanismo ai test di rivelazione anticorpi Covid19. Non individueremo il feto, non avremo la certezza di essere di fronte ad un infarto, ma conosceremo velocemente gli anticorpi e dunque individueremo tutte quelle persone che, quasi certamente, hanno bisogno di fare un tampone”. 

Ecco che per Alessandro inizia una corsa contro il tempo. Trova la Superbio, un’azienda leader mondiale nell’industria del Dna. Riesce a chiudere un accordo per la distribuzione in Europa. Avvia subito le procedure per la certificazione del prodotto, lo registra come device medicale, ottiene la marcatura CE. Siamo agli inizi di marzo, ben prima che la situazione in Italia degeneri e venga proclamato l'intero paese come zona rossa imponendo la chiusura di tutto. Ma qualcosa va storto. "Ho scritto al ministro della Sanità, alla Protezione Civile, al presidente della Regione Siciliana, ma le risposte si fanno ancora desiderare - dichiara ancora a PalermoToday -. Speravo che qualcuno prendesse a cuore il progetto e mi accompagnasse in questa avventura: voglio importare in Italia e in Sicilia un prodotto venduto già in tutto il mondo. Tutti potremmo avere il virus addosso senza saperlo. Ed è assurdo che tutto questo resti inascoltato. La burocrazia non vuole che ci autodiagnostichiamo il contagio. Questo non è un test che vuole sostituirsi ad un tampone, così come un test di gravidanza non vuole sostituirsi ad un'ecografia. Questo è uno strumento preventivo e complementare al tampone, pratico e veloce, che evita il collasso della sanità e salvaguarda i medici”. 

Alessandro Console-3Servono 8 minuti per farlo e solo pochi euro. Perché, dunque, non importarlo? “Resto fiducioso - afferma Alessandro -. Negli ultimi giorni abbiamo ricevuto numerose manifestazioni di interesse sia dal privato che dal pubblico. Certo, ci si poteva pensare prima, ma la ricerca della precisione procedural-burocratica ha richiesto il suo tempo. Spero tanto che il Ministero della Sanità prenda in mano la situazione e agevoli noi distributori nei processi di importazione, altrimenti 'andrà tutto bene', ma forse troppo tardi”.

Piuttosto che niente meglio piuttosto dicevano gli antichi. E questo imprenditore palermitano che è stato il primo a capire che anche in Europa, così come già fatto in Asia, dovrebbero essere fatti questi test a tutta la popolazione - attraverso questi kit che ha acquistato tutto il mondo, dall'America alla Russia, e che oggi sono sempre più difficili da reperire - per senso civico e amore per la sua terra da cui manca ormai da anni, oggi si trova di fronte ad una cortina burocratica snervante. “Ho armonizzato il prodotto per la vendita in Europa. Sta dentro ad una scatolina, piccola come una confezione di tachipirina, dove sono assemblati tutti i device necessari alla diagnosi, Me lo sono immaginato distribuito casa per casa, visto che i focolai saranno le famiglie, i condomini. Avere questi kit ci farebbe scongiurare gran parte dei contagi, ci consentirebbe di contenere l'epidemia più di qualsiasi altro provvedimento restrittivo. Ci consentirebbe pure di far ripartire l'economia più velocemente di quanto previsto. Chi sta bene può tornare in fabbrica. Lasciamo in quarantena e facciamo i tamponi solo a chi risulta positivo al test degli anticorpi”. 

“Ma il test è preciso?” viene da chiedersi. E Alessandro Console è puntuale anche in questa risposta. “A dire il vero sì, ha la precisione del 97%. Ma siccome non lo è al 100% diciamo che è impreciso. E non lo dico io che non sono né un medico né uno scienziato. Lo dicono i test di laboratorio, e sulla bontà del modello di ricerca si è espressa chiaramente l'Organizzazione Mondiale della Sanità su quell'editto che oggi ha 17 anni e che con il mio team abbiamo studiato - conclude -. Attraverso la tecnica Ifa (Immunofluorescence Assay), sin dalla prima settimana di contagio, grazie all'oro colloidale e all'immunoflorescenza, è possibile individuare gli anticorpi del Coronavirus. Funziona come i test per l'Hiv che, per completezza d'informazione, si possono acquistare su Amazon e fare tranquillamente a casa. Poi serve il medico, serve il tampone, chiaro. Ma intanto, facciamo questi test a tappeto. Scremeremo la popolazione. Ci saranno i positivi, i negativi, quelli che devono stare in isolamento, in quarantena, quelli per cui è necessaria la terapia intensiva. Aiuteremo i medici. Dobbiamo aiutare i medici. Non è pensabile che un procedimento burocratico sia più forte di un'esigenza sanitaria”. Non adesso, almeno. 

La posizione del ministero della Salute

Uno dei rischi di questo tipo di test è quello di avere un "falso negativo", cioè la persona si illude di essere immune mentre non lo è. Ne è consapevole anche il Comitato tecnico-scientifico nazionale da cui si aspettano risposte: "Stiamo valutando alcuni test sierologici per la validazione - ha spiegato nei giorni scorsi il presidente del Consiglio Superiore di Sanità, Franco Locatelli - vorrei chiarire però che non servono per la diagnosi di infezione, ma per definire la sieroprevalenza. I tempi per la validazione saranno certamente brevi, pochi giorni. Ma è importante che la celerità corrisponda ad un rigore nella valutazione della sensibilità e specificità. Bisogna evitare falsi positivi e falsi negativi".

Dal ministero della Salute hanno precisato inoltre che "i test sierologici sono molto importanti nella ricerca e nella valutazione epidemiologica della circolazione virale" ma "necessitano di ulteriori evidenze sulle loro performance e utilità operativa". In particolare, "i test rapidi basati sull'identificazione di anticorpi IgM e IgG non possono, allo stato attuale dell'evoluzione tecnologica, sostituire il test molecolare basato sull'identificazione di Rna virale dai tamponi nasofaringei".

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