Insulti e minacce sul web al presidente della Repubblica, chiesto il giudizio per 9 haters

Alla fine di maggio del 2018, in concomitanza con il no di Mattarella alla proposta del governo M5S-Lega di Paolo Savona come possibile ministro dell'Economia, su Twitter e Facebook si era scatenato l'odio. Tra i messaggi anche "Hanno ucciso il fratello sbagliato...". Gli imputati rischiano anche 15 anni di carcere

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella

Chiesto il rinvio a giudizio per i nove haters, tra cui due palermitani, che a maggio di due anni fa avevano insultato e minacciato sui social il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Il gup Giuliano Castiglia in questi giorni dovrà fissare la data dell'udienza preliminare e poi decidere sull'eventuale rinvio a giudizio degli imputati. Le accuse sono molto gravi - attentato alla libertà, offesa all'onore e al prestigio del presidente della Repubblica e isitigazione a delinquere - e prevedono pene fino a ben quindici anni di carcere.

L'inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Marzia Sabella e dal sostituto Gery Ferrara era scattata dopo che Mattarella era stato preso di mira per essersi opposto alla proposta di Paolo Savona come ministro dell'Economia, avanzata dal governo formato dal Movimento 5 Stelle e dalla Lega e guidato da Giuseppe Conte. Lo scontro politico era stato durissimo ed era divampato anche sui social, dove tante persone si erano lasciate andare a commenti davvero violenti ed irrispettosi, anche tirando in ballo l'omicidio per mano mafiosa del fratello del presidente, Piersanti Mattarella.

La richiesta di rinvio a giudizio è stata notifica ai palermitani Manlio Cassarà, 41 anni, e Mirko Bonomo, di 33, al barese Michele Ivo Calabrese, di 62, ad Eliodora Elvira Zanrosso, di 69, residente a Bologna, al romano Massimiliano Volpi, di 46, a Dalves Porru, di 42, originario di Rho, nel Milanese, al foggiano Gennaro Zimotti, 47 anni, ad Eddi Maria Cavaglieri, di 75, residente in Veneto, e al milanese Davide Palotti, di 56.

Tra il 25 e il 28 maggio del 2018, gli imputati si erano espressi nei seguenti termini: su twitter Cassarà aveva scritto che "La mafia ha ucciso il #Mattarella sbagliato", mentre Bonomo aveva pubblicato su Facebook la frase: "Dovresti sputarti in faccia da solo, guardarti allo specchio e dirti: sono uno che non vale niente, sono solo un mafioso con giacca e cravatta! Sei una vergogna per tutta Palermo essendo che sei un nostro concittadino! In confronto alla buonanima di tuo fratello ucciso dalla mafia tu sei solo un verme. Gorverno ladro".

Calabrese aveva invece commentato i post di altri utenti su Facebook: "Dovremmo fargli fare la fine del pezzo di m... del fratello" e "il fratello è stato ammazzato da qualcuno che aveva le palle, probabilmente era una m... come questo". Sullo stesso social, Zanrosso aveva scritto: "Ti hanno ammazzato il fratello, non ti basta?". Volpi, nel gruppo "Mattarella non è il mio Presidente", aveva commentato: "Traditore Mattarella e come tale devi crepare" e "se gli italiani si ribellano veramente tu sarai uno dei primi a morire, pezzo di m...". Anche Zimotti si era espresso nello stesso gruppo: "Bisogna bruciarlo vivo a questa m... di uomo", così come Cavaglieri: "Pezzo di m... pagherai molto caro questo golpe".

Porru, nel gruppo "Sergio Mattarella", aveva scritto: "Farabutto, figlio di Satana, schiavo del male, sei la vergogna del genere umano se ti becco ti ammazzo". Palotti aveva invece pubblicato una foto del presidente della Repubblica a testa in giù e poi rincarato nei commenti: "Se lo meritava Mussolini, questo se la merita tutta" e "non avendo la possibilità di una foto col cappio a testa in giù va benissimo, come ho risposto sopra ad altri non è Mattarella indegno di trovarsi a testa in giù, è stato un altro che non si meritava questo oltraggio, non viceversa".

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