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Rifiuti tossici al Parco Cassarà, chiesto il processo per 12 indagati tra privati e dipendenti comunali

Avrebbero attestato il falso circa la regolarità dei lavori di bonifica dell'area e contribuito all'interramento abusivo di materiale pericoloso. Tra loro anche il dirigente del servizio Ecologia e ambiente di Palazzo delle Aquile

Falso, omissione, ma anche disastro ambientale. Sono questi i reati che la Procura contesta a dodici tra dipendenti pubblici e imprenditori in relazione all’enorme discarica scoperta tre anni fa all’interno del parco Cassarà, che da allora è sotto sequestro e dunque inaccessibile. Tra gli indagati figura anche Roberto Giaconia, dirigente del servizio Ecologia e ambiente del Comune. Il procuratore aggiunto Dino Petralia, che ha coordinato le indagini, ora chiede il processo per loro e l’udienza preliminare – che si svolgerà davanti al gup Fabrizio Anfuso – è stata fissata per il 27 giugno. 

Il parco, fortemente voluto dall’ex sindaco Diego Cammarata, venne realizzato – al costo di 11 milioni - su un’area che per decenni era stata abbandonata e utilizzata come discarica abusiva. Quando venne inaugurato, a novembre del 2011, c’era già una zona sotto sequestro per la presenza di eternit. L’immenso polmone verde tra via Basile, corso Pisani e via Altofonte venne tuttavia da subito preso d’assalto dai palermitani. A dicembre del 2013, però, dalla terra, dopo forti piogge, vennero fuori altre lastre di eternit. Ed è da qui che è partita l’inchiesta della Procura che ha portato prima al sequestro dei 28 ettari di terreno ad aprile del 2014 e poi alla scoperta di una gigantesca bomba ecologica – con scarti industriali, inerti, copertoni, tubi di gomma, sabbie da verniciatura, plastica e altro materiale tossico – che ha finito per inquinare anche la falda acquifera (dalle analisi è emersa la presenza di metalli pesanti come il piombo, il ferro e il manganese).

Gli indagati sono: Vincenzo Polizzi (è stato responsabile unico del procedimento per la realizzazione del parco tra l’ottobre del 2009 e l’aprile del 2011 ed avrebbe dunque dovuto vigilare sulla corretta esecuzione delle opere), Luigi Trovato e Francesco Savarino (entrambi direttori dei lavori tra il febbraio del 2008 e l’aprile 2011), Emanuele Caschetto (legale rappresentante dell’Associazione temporanea di imprese – composta da “Angelo Russello spa”, “Icaro Ecology srl” e “Palagio srl” – che ha eseguito i lavori), ma anche gli imprenditori Gianfranco Caccamo, nonché Filippo e Francesco Chiazzese.

Secondo l’accusa, avrebbero attestato il falso circa la regolarità dell’esecuzione dei lavori, ma pure contribuito all’interramento abusivo di rifiuti e all’inquinamento della falda acquifera, motivo per cui dovranno rispondere anche di disastro ambientale. Il processo viene chiesto anche per Giorgio Parrino, Michelangelo Morreale ed Eugenio Agnello, presidente e membri della commissione di collaudo tecnico-amministrativa nominata dall’assessorato regionale ai Lavori pubblici proprio per collaudare il parco. Anche loro – secondo l’accusa – avrebbero attestato il falso, dichiarando che tutto fosse in ordine, mentre in quel terreno c’era un’immensa discarica abusiva, pericolosa per l’incolumità pubblica. Infine Giaconia, assieme a Francesco Forino, entrambi del servizio Ecologia e ambiente del Comune, avrebbero omesso di comunicare la presenza di eternit all’interno del parco, anche se ne sarebbero stati a conoscenza dal 10 settembre del 2013, in seguito a una specifica nota del Coime.

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