Cronaca Brancaccio

"Niente spari ma picconate alle vetrate per rubare infissi", fatta luce sull'intrusione in via Ingham

A parlare è uno dei proprietari dell’immobile che si trova nella zona industriale di Brancaccio e che fino a qualche anno fa era la sede della fabbrica d'argenti D’Agostino. "E’ un capannone vuoto di 500 metri quadrati, il boato è legato all’eco prodotta dai colpi dati con un attrezzo". A confermarlo i rilievi eseguiti dalla Scientifica

La vetrata sulla quale la Scientifica ha eseguito i rilievi

Non erano colpi di pistola ma picconate e quei boati in rapida sequenza, avvertiti in un ampio raggio rispetto alla posizione dell’immobile di via Ingham, è stato frutto dell’eco prodotta all’interno di un capannone di circa 500 metri quadrati completamente vuoto. A confermarlo, dopo gli accertamenti eseguiti dalla polizia Scientifica, è uno dei proprietari della palazzina a due piani che si trova nell’area industriale di Brancaccio e che, fino a qualche anno, fa era la sede della fabbrica d’argenti D’Agostino.

I fatti sui quali hanno indagato gli investigatori risalgono a lunedì scorso. A infrangere il silenzio di quel caldo pomeriggio di metà agosto erano stati dei boati che, secondo i residenti che hanno contattato allarmati il 112, erano stati provocati da un’arma da sparo. In pochi minuti sono state attivate due squadre dell’Uopi, le unità operative di primo intervento, che hanno perlustrato i due piani dell’immobile per bonificare l’area e accertare che non vi fossero persone armate. Dentro però non c’era nessuno né sono stati trovati bossoli per terra.

Successivamente sono intervenuti gli agenti della squadra mobile che, con il supporto della Scientifica, hanno eseguito i rilievi notando alcuni fori in due vetrate, inizialmente ritenuti compatibili con quelli provocati da più proiettili esplosi dall'interno verso l'esterno. "In realtà abbiamo capito - spiega Gaetano D’Agostino - che qualcuno si era intrufolato con l’obiettivo di rubare gli infissi e prelevare l’alluminio. Due infatti sono stati portati via mentre gli altri erano incollati con un silicone speciale e dunque non ci sono riusciti".

Poi aggiunge: "Quel giorno ero in ferie. Siamo stati contattati da alcuni vicini che hanno avverito il forte rumore. Di fatto è stato trovato un attrezzo, prelevato da un’altra ala dell’ex fabbrica, sulla cui punta sono state individuate delle tracce di vetro. Purtroppo non ci sono telecamere funzionanti all’interno né nelle immediate vicinanze. Sarà stato sicuramente qualcuno - conclude D'Agostino - che sperava di racimolare qualche soldo vendendo il metallo degli infissi. Questi capannoni sono in disuso da anni e ora l’intenzione è quella di venderli".

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