Mercoledì, 17 Luglio 2024
Cronaca

Travolto e ucciso da una volante, il poliziotto imputato: "E' stata una tragedia, penso sempre a quel ragazzo"

Al processo per la morte di Dario Farrauto, 30 anni, investito dalla pattuglia nella notte del 9 giugno 2017, Salvatore Giustiniani ha reso dichiarazioni spontanee. E' accusato di aver falsificato la relazione di servizio, mentre il collega Battista Cono risponde di omicidio stradale: "Non ho mentito, sono padre anch'io e lo giuro sui miei figli"

"Sono un padre anch'io, ho due bambini, e prima di tutto voglio esprimere la mia vicinanza al dolore della famiglia Farrauto, comprendo il loro immenso dolore...". Sono iniziate così le dichiarazioni spontanee di Salvatore Giustiniani, il poliziotto che era sulla volante guidata dal collega Battista Cono, che alle 2 di notte del 9 giugno del 2017, investì e uccise Dario Farrauto, 30 anni, titolare del "Mod Cafè" di via Bara all'Olivella, che attraversava sulla sua Vespa - e col semaforo verde - l'incrocio tra via Sammartino e via Dante.

Stamattina, davanti al giudice del tribunale monocratico Daniela Vascellaro, per la prima volta il poliziotto ha in qualche modo cercato di chiedere scusa alla famiglia della vittima (che è parte civile nel processo con l'assistenza dell'avvocato Giuseppe Sceusa). E la sua deposizione è stata straziante: ha pianto ripetutamente e il suo dolore è rimbalzato contro quello incolmabile dei parenti del giovane, molto conosciuto in città. 

"Non ho mentito, lo giuro sui miei figli"

Giustiniani, che è difeso dall'avvocato Giuseppa Lo Vasco, è accusato di aver falsificato la relazione di servizio dopo l'incidente, mentre Cono (assistito dall'avvocato Ninni Reina) risponde di omicidio stradale e delle lesioni provocate all'amico che era in sella alla Vespa con Farrauto, Luca La Russa. E ha respinto le accuse, sostenendo che scrisse quel documento mentre era "stravolto": "Non volevo affermare il falso, mi sarò espresso male per le condizioni in cui ero, ma non ho mentito e questa accusa per me è un'offesa, al mio onore di poliziotto e di uomo. E giuro sul mio onore che non ho mentito". 

Il pm: "Le sirene accese meno di 2 secondi prima dell'impatto"

Secondo il procuratore aggiunto Ennio Petrigni ed il sostituto Alfredo Gagliardi, in base ad una consulenza, i poliziotti non avrebbero attivato le sirene e non avrebbero rallentato nell'incrocio, nonostante per loro, che erano su via Dante, il semaforo fosse rosso. Ma Giustiniani questa mattina ha ribadito: "Non ero io alla guida, ma ho percepito un rallentamento prima dell'incrocio, questa è stata la mia sensazione. E lo confermo: il collega ha rallentato".

"Sognavo di stare sulle volanti sin da bambino..."

L'imputato ha poi raccontato di essere poliziotto dal 2003 e "stare sulle volanti era il mio sogno sin da bambino. Ho aiutato il prossimo in tante situazioni, è così che vivo il mio lavoro. Quell'incidente è stato l'evento più terribile della mia vita, dopo tanti anni non riesco a non pensare a quella tragedia". E ha aggiunto: "Subito dopo stavo così male, guardavo i miei figli e pensavo a quel ragazzo...".

La difesa: "Attivarono le sirene e rallentarono"

"Vedo quelle immagini terribili ancora ora"

Il poliziotto ha poi ricordato "quella maledetta notte", quando "la sala operativa ci ha chiesto di andare a raggiungere un'altra pattuglia in via Messina Marine per una rissa a mano armata. Eravamo in piazza Virgilio, stavamo controllando dei documenti e non abbiamo neanche finito: immediatamente siamo partiti e ho attivato le sirene e i lampeggianti, per noi è un gesto automatico". Dopo l'impatto "non ho pensato a un incidente, ma a un'esplosione, l'airbag laterale era scoppiato... Sono sceso dall'auto, frastornato, e ho visto un ragazzo che chiedeva aiuto (La Russa, ndr), ho chiamato un'ambulanza... Poi ho visto la Vespa a terra e un altro giovane immobile (Farrauto, ndr), e solo allora ho capito cos'era successo... Mi comunicarono poi che quel ragazzo era morto".

"Sono un poliziotto, ma sono anche un essere umano"

E' stata una deposizione costantemente rotta dal pianto quella dell'imputato che ha poi spiegato che "quando ho fatto la relazione, quella stessa notte, non riuscivo a pensare, avevo sempre quelle immagini davanti, ho avuto una crisi di nervi... Sono un poliziotto, ma sono anche un essere umano, non sono un robot, ero distrutto, tanto che mi sono accorto che su quella relazione non avevo neanche messo la data... Se fossi stato meno coinvolto, indifferente all'accaduto, magari mi sarei espresso meglio nella relazione, ma non ho mentito".

"Il collega è più traumatizzato di me"

Infine, il poliziotto ha raccontato che con il collega Cono non ne abbiamo mai più parlato, era più traumatizzato di me. Qualche giorno dopo venne con un mazzo di fiori e li portò sul luogo dell'incidente. So che successivamente è stato recuperato da altri colleghi perché si era fermato con la volante in quell'incrocio e piangeva".

Rigettata la richiesta di una nuova perizia

Al termine dell'udienza le difese hanno chiesto al giudice di disporre una nuova perizia tecnica, visto che le consulenze di parte sulla dinamica del sinistro e le responsabilità sono inconciliabili. Ma il tribunale ha rigettato la richiesta e ha rinviato a settembre, quando - a oltre 6 anni dai fatti - ci sarà la requisitoria del pm.

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