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L'ora maledetta e le 13 croci, il tempo si è fermato in viale Regione: "Ago è sempre vivo"

Le lancette dell'orologio, fissato in un palo, segnano le 3,35. Come quella notte, lunga e buia, in cui lo scorso 21 giugno Agostino Cardovino è stato travolto da una Dacia rossa. Con il 17enne sono tredici le vittime in quel punto della circonvallazione

Ore 3,35. Le lancette dell'orologio sembrano essersi fermate sulla Circonvallazione, in quel maledetto incrocio con via Perpignano dove dopo meno di un mese fa ha perso la vita Agostino. Le auto sfrecciano veloci ma al tempo, in genere tiranno, non importa. Il dolore è ancora vivo e i minuti non scorrono, impossibile andare avanti per una famiglia distrutta.

Su quel marciapiede, proprio davanti all'attraversamento pedonale e a quel semaforo che segna a lungo la spia rossa, Agostino Cardovino, il giovane di 17 anni travolto da una Dacia rossa lo scorso 21 giugno, vive. Vive nel ricordo impresso in quell'ora letale. In quei girasoli, simboli di luce e vita, verdi nonostante i 30 gradi che sembrano ancora più densi sull'asfalto rovente.

Vive nelle sue passioni, nelle sue squadre del cuore, in quelle sciarpe che avvolgono quel palo diventato simulacro. Perché "Ago", così come lo chiamavano tutti "sarà sempre vivo", come si legge su quel posacenere poggiato accanto a una bottiglia d'acqua e ai ceri che circondano quel piccolo tempio. Tredici croci (come le vittime in quel punto della circonvallazione), disegnate sopra l'orologio, ricordano però che Agostino non c'è più, come le altre vittime di quella strada.

E tutta la Noce lo piange ancora, come chiunque si fermi lì, su quell'attraversamento pedonale in attesa che il semaforo diventi verde. C'è chi fa il segno della croce, chi si avvicina e manda un bacio. Perché Agostino vive nella memoria di molti, ogni ora, minuto, secondo. E il tempo si è davvero fermato in quel maledetto incrocio, alle 3,35 di una notte diventata troppo lunga e buia.

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