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Il nipote di 23 anni morì in un incidente a Mestre, confermato risarcimento per i nonni palermitani

Filippo Salamone ha perso la vita nel 2011. Era nato e cresciuto a Palermo, nella casa vicina a quella della coppia che lo aveva anche accudito, poi il trasferimento al Nord. L'assicurazione però negava 50 mila euro di danni perché il giovane non viveva più con loro. I giudici: "Conta il legame affettivo, non la convivenza"

Non conta la convivenza fisica, ma il legame affettivo. E’ sulla scorta di questo concetto che la Corte d’Appello di Venezia ha confermato il diritto al risarcimento (di 50 mila euro) per i nonni palermitani di Filippo Salamone, morto a 23 anni in un incidente stradale avvenuto a Mestre, il 22 agosto del 2011, dove solo nell'ultimo periodo il giovane si era trasferito da Palermo.

Già in primo grado, ad ottobre del 2017, il giudice del tribunale civile di Venezia aveva riconosciuto il danno patito dai nonni per la perdita del nipote (che avevano visto nascere e che era cresciuto nella casa vicina alla loro) affermando che “è sicuramente ammissibile il titolo risarcitorio in capo ai nonni, a prescindere dal requisito della convivenza, in forza di un combinato disposto del vincolo di sangue con il rapporto concretamente tenuto con il nipote, anche in supplenza dei genitori impegnati in attività lavorative e da cui quindi è derivato un intenso legame affettivo che si preserva anche nel passaggio dei discendenti all’età adulta e ad una vita autonoma”. La compagnia di assicurazione dell’automobilista che aveva provocato l’incidente, la Zurich, aveva però impugnato la sentenza. Adesso la Corte d’Appello ha confermato quanto già disposto dal tribunale.

filippo salamone-3Filippo Salamone (nella foto), nato e cresciuto a Palermo, era stato spesso accudito anche dai nonni, poi, diventato più grande aveva deciso di trasferirsi al Nord per lavoro. Il 22 agosto di 9 anni fa, mentre era sul suo scooter a Mestre, una Golf gli aveva tagliato la strada e per il giovane non c’era stato nulla da fare, era morto sul colpo. La sua famiglia si era allora rivolta allo “Studio 3A-Valore”, una società specializzata nelle pratiche di risarcimento dei danni, per ottenere giustizia.

L’automobilista era stato condannato ad un anno e gli era stata pure ritirata la patente, perché in sede penale era stata dimostrata la sua responsabilità esclusiva per l’incidente stradale. Successivamente anche in sede civile la famiglia ha avuto ragione e il tribunale aveva riconosciuto 50 mila euro di risarcimento anche ai nonni del ragazzo. Tuttavia, la compagnia assicurativa ha contestato quest’ultima decisione, sostenendo che la vittima non viveva assieme ai nonni e che per questo non avrebbero avuto diritto a nulla. I giudici però hanno confermato anche in appello che il legame affettivo va ben oltre la convivenza, ribadendo il diritto dei nonni a essere risarciti con 50 mila euro. 

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