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Giovedì, 2 Dicembre 2021
Incidenti stradali

Investito e ucciso a 17 anni in viale Regione, l'automobilista chiede di patteggiare la pena

Il gup dovrà decidere se accogliere la condanna a un anno e 4 mesi concordata dall'imputata e dal pm per l'omicidio stradale di Agostino Cardovino, avvenuto a giugno dell'anno scorso. Il giovane, come documentato da un video e da una perizia, attraversò col semaforo rosso. La parte civile ha depositato un fascicolo difensivo

La notte del 21 giugno dell'anno scorso aveva investito ed ucciso Agostino Cardovino, 17 anni, mentre attraversava con il semaforo rosso viale Regione Siciliana, all'altezza dell'incrocio con via Perpignano. Adesso F. C., la ragazza che guidava una Dacia rossa, con il consenso del procuratore aggiunto Ennio Petrigni e del sostituto Giulia Beux, ha chiesto di patteggiare la pena di un anno e 4 mesi per l'omicidio stradale. Il gup Fabio Pilato deciderà se accogliere o meno l'istanza a febbraio.

Durante l'udienza che si è tenuta ieri, la famiglia della vittima, che si è costituita parte civile con l'assistenza dell'avvocato Toni Palazzotto, ha depositato un fascicolo difensivo. Per poterlo visionare e valutare il pubblico ministero ha chiesto un rinvio, che il giudice ha accolto, anche per poter avere il tempo di citare il responsabile civile (l'assicurazione dell'imputata, difesa dagli avvocati Marco Passalacqua e Francesca Modica, che dovrà pagare i danni), rinviando quindi il processo all'inizio di febbraio.

L'impatto fatale per il diciassettenne era avvenuto intorno alle 3.45 ed era stato ripreso da una telecamera di sorveglianza. La ragazza che guidava l'auto si era subito fermata per soccorrere "Ago", come tutti lo chiamavano, ma per lui non c'era stato nulla da fare.

La Procura ha affidato una perizia per cercare di chiarire la dinamica dell'incidente. Il primo dato che era emerso chiaramente è che il pedone aveva attraversato viale Regione Siciliana quando il semaforo per lui era rosso e non avrebbe "controllato la presenza di veicoli in avvicinamento". Dall'altro lato, però, come stabilito dall'ingegnere Maurizio Scolla, l'automobilista, che aveva il verde, avrebbe superato i limiti di velocità: per l'esperto sarebbe andata ad oltre 62,5 chilometri orari. In quel punto della circonvallazione il limite è di 50 all'altezza dell'attraversamento pedonale e di 70 subito dopo.

Il perito ha escluso malfunzionamenti della macchina e stabilito che le condizioni dei luoghi, del tempo e del traffico "erano tali da consentire la guida regolare ed 'adeguata'" e dunque "per esclusione le cause del sinistro non possono che ricercarsi nel comportamento della conducente della Dacia e del pedone".

Secondo l'esperto ci sarebbe stato un concorso di colpe, dunque. F. C. "ha condotto l'auto con una velocità superiore ai 62,5 chilometri orari, in avvicinamento ad un attraversamento pedonale visibile e segnalato, senza controllare adeguatamente la presenza di pedoni nella carreggiata stradale senza compiere tutte le manovre necessarie per mantenere le condizioni di sicurezza". Per quanto riguarda invece "il pedone Cardovino", l'ingegnere scrive che "ha attraversato mantenendo un passo veloce, non di corsa, la qual cosa porta a ritenere che non abbia controllato la presenza di veicoli in avvicinamento dalla sua sinistra e che non abbia percepito la Dacia in avvicinamento, nonostante non vi fossero ostacoli al campo di visibilità".

L'esperto aveva poi elencato una serie di infrazioni al codice della strada che sarebbero state commesse sia dall'imputata che dalla vittima. F. C. non avrebbe "regolato la velocità del veicolo per evitare ogni pericolo per la sicurezza delle persone", non avrebbe "conservato il controllo del proprio veicolo" e non sarebbe stata "in grado di arrestarsi tempestivamente entro i limiti del suo campo di visibilità davanti a qualsiasi ostacolo prevedibile", non avrebbe "regolato la velocità nelle ore notturne", non avrebbe "ridotto la velocità e occorrendo anche azzerandola in prossimità degli attraversamenti pedonali" e infine avrebbe "superato il limite massimo di velocità di 50 chilometri orari".

Cardovino, a sua volta, anche se "nel codice della strada non è presente uno specifico articolo che disponga l'obbligo per il pedone che utilizzi l'attraversamento pedonale di controllare la presenza di veicoli la cui marcia possa costituire pericolo per la sua persona o per altri soggetti - sottolinea l'esperto - l'articolo 140 'principio informatore della circolazione' dispone che gli utenti della strada devono comportarsi in modo che sia in ogni caso salvaguardata la sicurezza stradale". Per il perito "nel caso in esame il pedone era a conoscenza che il semaforo mostrava il 'rosso pedonale' pertanto avrebbe dovuto adottare particolare prudenza nell'attraversamento".

Alla luce di questi elementi, a marzo la Procura aveva chiesto il rinvio a giudizio di F. C. Successivamente, su richiesta dell'imputata, il pm ha dato il suo consenso al patteggiamento ed è stata concordata la pena di un anno e 4 mesi. Istanza che ora, anche sulla scorta dei nuovi elementi portati dalla parte civile, dovrà passare il vaglio del giudice.

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