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"L'autostrada era un inferno di metallo, grazie a chi ci ha dato cibo e acqua"

Martedì sulla Palermo-Mazara del Vallo, all'altezza di Isola, si è verificato un incidente mortale. Un automobilista, rimasto bloccato nel traffico per ore, racconta la solidarietà dei residenti delle case che costeggiano la carreggiata

Martedì scorso sull'autostrada Palermo-Mazara del Vallo, all'altezza di una delle gallerie di Isola delle Femmine, si è verificato un incidente mortale. Nunzia Iacono, palermitana di 30 anni, ha perso la vita sul colpo. Un tratto della A29 è stato chiuso per ore e gli automobilisti sono rimasti boccati sul posto. Faceva molto caldo e, in trappola, c'erano anche tanti bambini. A un certo punto però è successo un "miracolo", tutto siciliano: "un drappello di temerari, composto da alcune persone che vivono nelle case di villeggiatura poste nei pressi dell'autostrada, si è avvicinato alle reti di protezione che delimitano la carreggiata ed ha iniziato a passare acqua e viveri ai malcapitati". A raccontare questo retroscena su Facebook è Daniele Ammoscato, uno degli automobilisti che si trovava lì.

 "La strada - racconta Ammoscato - si è trasformata in un lungo serpente di metallo rovente ed è iniziato un terribile calvario per centinaia di persone che, loro malgrado, sono rimaste intrappolate in un vero e proprio inferno. Con una temperatura di quasi 40° e nessuna via di fuga, i malcapitati non possono che sperare in un miracolo. L'autostrada è un luogo dal quale non si può fuggire. Non si può lasciare la macchina lì ed andarsene a piedi, e non si può andare nè avanti nè indietro perché davanti e dietro ci sono centinaia di altri automobilisti intrappolati anche loro". Dopo circa quattro ore, il miracolo: "I volenterosi, capeggiati da una donna che ha uno sguardo fiero e gentile, iniziano a chiedere se ci sono bambini e se qualcuno ha bisogno di acqua o generi di conforto. Dalle vetture si alzano delle disperate richieste d'aiuto".

In poco tempo "una staffetta perfettamente improvvisata fa arrivare sul posto ogni ben di Dio: acqua, prima di tutto, ma anche merendine, gelati 'pi li picciriddi' e omogeneizzati. Uno dei papà che aveva chiesto l'acqua per il figlio si commuove, non sa come manifestare la sua gratitudine". Vuole ripagare l'aiuto ricevuto e prende il portafoglio. La donna che ha coordinato la distribuzione dei viveri risponde così: "U beni si fa senza addumannari nenti n'canciu" (il bene si fa senza chiedere nulla in cambio), si propriu voli, c"addumannu sulu na priera picchì i me figghi truvassiru travagghiu" (se proprio vuole, le domando solo di fare una preghiera per i miei figli, perché trovino un lavoro)". 

"Vivendo questa esperienza ai limiti dell'assurdo - conclude Ammoscato - non ho potuto fare a meno di pensare che proprio lì, a poche centinaia di metri dal luogo dove il giudice Falcone era stato orribilmente assassinato insieme alla moglie e alla sua scorta, per mano di alcuni siciliani, altri siciliani stavano spontameamente attuando una vera e propria gara di solidarietà verso il prossimo, verso dei perfetti estranei, offrendo loro tutto quello che avevano in casa. Privandosene, senza alcuna esitazione. Così, solo per altruismo. Tutto questo, senza chiedere nulla in cambio e senza chiedersi se chi avrebbe ricevuto quel cibo era italiano o straniero, se era un uomo o una donna, se era amico oppure nemico. Non è questo, forse, il senso più profondo e vero dell'aiutare il prossimo? Questa è la Sicilia. Questa è la Terra che amo".

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