Venerdì, 23 Luglio 2021
Cronaca Politeama / Via Emerico Amari

Vittima di incidente nel cantiere di via Amari, lo sfogo di un operaio: "Dimenticato da tutti"

Rocco Cauchi ha rischiato l'amputazione di un piede per l'esplosione di un tubo e da un anno non può camminare: "Ho una moglie, una figlia e un mutuo da pagare". Pochi giorni fa in viale Lazio un lavoratore è caduto da una trivella riportando gravi ferite

Rocco Cauchi dopo l'infortunio del 22 ottobre 2016

Ancora quattro giorni e sarà passato un intero anno dall’infortunio che lo ha costretto a stare in casa, senza potere camminare. Dopo l’ultimo incidente avvenuto lo scorso 12 ottobre nel cantiere dell’anello ferroviario di viale Lazio, dove un operaio di 22 anni è caduto dalla trivella riportando gravi ferite, si sono riaccesi i riflettori sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Un tema caro a Rocco Cauchi, 36 anni, licenziato dalla Marchesa Group a causa dell’infortunio dovuto all’esplosione di un tubo con una pressione di 15 atmosfere. “Sono un miracolato, ma da allora - spiega a PalermoToday l'operatore di macchine trivellatrici originario di Gela - sono stato dimenticato da tutti e percepisco solo un assegno dall’Inail che mi permette a malapena di andare avanti”.

Era il 22 ottobre 2016 quando l’operaio Cauchi stava lavorando nel cantiere al Politeama per la realizzazione della linea metropolitana. “Lavoravo per la Marchesa Group da 5 anni con contratti a tempo determinato. Quel giorno è esploso un tubo utilizzato per il cemento e ho riportato una lesione alla milza e la frattura di tibia, perone e malleolo. Ho subito due interventi chirurgici e mi hanno dato una prognosi di 40 giorni. Dopo due mesi sono stato contattato dall’azienda che mi ha scaricato: ‘Quando guarisci torni a lavorare”. Da allora Cauchi si tormenta perché, con una moglie, una figlia piccola e un mutuo da pagare, è preoccupato per il futuro della sua famiglia e attende di potere fare causa all’azienda.

La Cgil precisa: "Abbiamo sempre denunciato le anomalie"

“Per fare qualunque cosa - continua - devo attendere che la pratica di infortunio venga ‘chiusa’. Solo allora, quando mi attribuiranno una percentuale d’invalidità, potrò avanzare le mie legittime richieste. Dopo l’incidente ho anche rischiato che mi amputassero il piede e di certo non potrò più fare lavori di questo genere. Mi piacerebbe tanto che i sindacati si interessassero maggiormente della sicurezza nei cantieri, tema ritenuto assolutamente secondario da parte di tutti. L’unico imperativo è non fermarsi mai”.

incidente cantiere via amari 22 ottobre 2016 2-2-2L’operaio si mostra critico proprio verso i sindacati, rei - a suo avviso - di non prestare attenzione ai loro associati o più in generale ai lavoratori. “Venivano a mensa, distribuivano foglietti, raccoglievano le quote, ma di fronte ai problemi non gli ho visto fare nulla. Tutti sapevano - giusto per fare un esempio - le condizioni in cui lavoravamo in quel cantiere, a 10 metri di altezza e senza alcuna imbracatura. E mai nessuno che dicesse niente, a noi toccava solo lavorare senza protestare. Neanche le istituzioni si sono mai preoccupate per noi. Ma si sa, per le aziende siamo solo dei numeri e il nostro obiettivo è produrre, nulla più”.

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