Cronaca

Disastro aereo di Capo Gallo, i familiari insistono: "Mattarella non conceda la grazia"

L'appello al presidente della Repubblica è arrivato durante la cerimonia di commemorazione. Nell'incidente - avvenuto il 6 agosto 2005 - morirono 16 persone

L'Atr ammarato al largo di Palermo nel 2005

Un appello al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, perché non sia concessa la grazia alle sette persone condannate per il disastro aereo di Capo Gallo. A chiederla sono i familiari delle vittime dell'incidente aereo avvenuto il 6 agosto 2005, che causò la morte di 16 persone e il ferimento di altri 23 passeggeri.

La presidente dell'associazione Disastro Aereo di Capo Gallo, che riunisce le famiglie dei passeggeri morti nell'ammaraggio del volo Bari-Djerba al largo delle coste di Palermo, Rosanna Albergo Baldacci, madre di una delle vittime, non ha partecipato ieri fisicamente alla cerimonia in memoria delle vittime a Parco Perotti, ma ha mandato un testo scritto che è stato letto dagli altri familiari presenti, i quali definiscono "inaccettabile" la richiesta di grazia avanzata da piloti, tecnici e dirigenti della Tuninter, condannati per disastro colposo, omicidio plurimo colposo e lesioni gravissime colpose.

Secondo l'accusa, i motori del velivolo, partito da Bari e diretto a Djerba, con 34 passeggeri e 5 membri dell'equipaggio, si spensero perché erano a secco e nessuno se ne accorse: sull' aereo erano stati montati indicatori di carburante di un altro modello di Atr. Errore umano, dunque.

Per l'ammaraggio del volo al largo delle coste di Palermo sono state condannate in via definitiva nel 2013 sette persone - i due piloti, il direttore generale, il direttore tecnico, due responsabili della manutenzione e il meccanico della Tunintair, tutti tunisini - a pene fra i 6 anni e 8 mesi e i 5 anni e 8 mesi per i reati di disastro colposo, omicidio colposo plurimo e lesioni colpose gravissime.

Nessuno dei responsabili, però, fino a oggi ha scontato la pena perché la convenzione di cooperazione giudiziaria italo-tunisina non prevede l'estradizione. Due anni fa, per un errore nell'invio dei documenti da parte del ministero italiano, fu rilasciato uno dei sette condannati che era stato arrestato in Francia.

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