Tuffo fatale all'Acquapark, lesioni cerebrali troppo gravi: morto il 26enne

Non ce l'ha fatta Giovanni Albamonte. Dopo il tragico incidente avvenuto a Monreale domenica scorsa, il ragazzo - sposato e padre di due figli - era stato ricoverato nel reparto di Neurorianimazione di Villa Sofia

Giovanni Albamonte

Per cinque giorni la sua vita è rimasta appesa a un filo, con i suoi familiari fuori dalla porta del reparto di Neurorianimazione ad attendere nella speranza che riaprisse gli occhi. Questa mattina però i medici di Villa Sofia hanno avviato la procedura di accertamento per morte cerebrale per Giovanni Albamonte, il 26enne ricoverato in gravi condizioni dopo un tuffo "proibito" all’Acquapark di Monreale. Le 6 ore di osservazione previste dal protocollo per dichiarare il decesso si sono concluse alle 18.

Nel giro di poche settimane il giovane era finito sui giornali due volte. Nella prima occasione la sua identità era però rimasta nascosta. Albamonte infatti si era allontanato da casa alla fine di giugno facendo perdere le proprie tracce. La sorella, allarmata, aveva contattato la redazione di PalermoToday per lanciare un appello e chiedere a chiunque avesse informazioni utili di contattare la famiglia. Dopo appena 24 ore il giovane era stata rintracciato dalla polizia di frontiera marittima al porto di Palermo, poco prima di potersi imbarcare su una nave.

Giovanni Albamonte stava bene, era apparso lucido. Sembrava che volesse solo cambiare aria per un po’. Chiarite le sue condizioni gli agenti di polizia lo avevano lasciato andare via, certi del fatto che non costituisse un pericolo per se stesso o per gli altri. Né che avesse qualcosa che lo aveva costretto ad allontanarsi. Appena 12 giorni dopo il 26enne si era reso suo malgrado protagonista di un tragico incidente avvenuto nella piscina di una delle attrazioni del parco acquatico che si trova lungo la strada provinciale di Pezzingoli, a Monreale.

Secondo una prima ricostruzione Albamonte era arrivato all’Acquapark con qualche amico. Una giornata di svago e di divertimento finita però nel peggio dei modi. A raccontare come sarebbero andate le cose era stato il titolare dell'Acquapark. "Il ragazzo si trovava sopra il 'pallone', insieme ai suoi amici. Più volte i bagnini avevano redarguito i giovani per farli scendere. A quel punto il 26enne, invece di scendere utilizzando la corda, si è tuffato di testa. L'acqua in quel punto è alta 90 centimetri e dalla cima del pallone c'è un dislivello di circa 4 metri”.

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Tuffandosi il giovane, sposato e padre di due figli, purtroppo ha battuto la testa sul fondo della piscina. Un impatto violentissimo che ha provocato alcune fratture cervicali e un trauma cranico. Albamonte è stato prima portato con un’ambulanza nel vicino ospedale Ingrassia. Poi il trasferimento a Villa Sofia, nel reparto specializzato in Neurorianimazione. Le sue condizioni erano apparse gravi sin dall’inizio, peggiorando di giorno in giorno fino a questa mattina, quando i medici si sono trovati costretti ad avviare la procedura per l’accertamento di morte cerebrale.

Sull'episodio continuano a indagare i carabinieri della compagnia di Monreale. I militari hanno visionato le immagini registrate dalle telecamere di sicurezza dell'impianto. Chi ha assistito alla scena, avvenuta pochi minuti prima delle 16, ha parlato di una "bravata". Un'acrobazia espressamente vietata che però si sarebbe rivelata fatale. "Oggi è tornato alla casa del Padre Giovanni, un ragazzo anche lui figlio del quartiere Capo. Siamo vicini alla famiglia e alla moglie", si legge sulla pagina sociale della Confraternita Maria santissima del paradiso al Capo.

Articolo aggiornato alle ore 18.30 del 17 luglio 2020 // conclusa procedura accertamento morte cerebrale

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