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Giovedì, 2 Dicembre 2021
Cronaca

Indagine sui bilanci del Comune, quando Orlando disse: "Non possiamo garantire i conti se poi la gente protesta"

Il sindaco intercettato a gennaio 2020, quando una novantina di operai Reset manifestavano per transitare alla Rap nonostante le gravi difficoltà economiche. L'ultimatum a Norata: "O provvedete o ti dimetti". Pressioni anche dal vicesindaco Giambrone: "Li devi assumere!". Ma l'ex presidente: "Io devo camminare con le carte in regola..."

"Non si può andare avanti così... Per garantire la tenuta finanziaria di questa azienda poi dobbiamo avere la gente sotto il palazzo che deve protestare", è la "filosofia" che il sindaco, Leoluca Orlando, il 27 gennaio dell'anno scorso, spiega all'allora presidente della Rap, Giuseppe Norata. Ed era molto seccato il primo cittadino in quei giorni, tanto da porre un aut aut: "Se non provvedete, vi chiedo le dimissioni". Pretendeva che venissero assunti dall'azienda per l'igiene ambientale una novantina di dipendenti della Reset ai quali, nei mesi precedenti, era stato promesso proprio il passaggio da una società all'altra. Norata, che poi non si dimise, il giorno prima aveva respinto le pressioni del vicesindaco, Fabio Giambrone, sostenendo che "voglio camminare con le carte in regola".

Buchi nascosti e entrate gonfiate: "Così truccavano i bilanci"

E' uno dei passaggi dell'inchiesta sui bilanci del Comune, in cui sono coinvolte in tutto 46 persone, tra cui proprio il sindaco, e a 23 delle quali, compreso Orlando, il procuratore aggiunto Sergio Demontis ed i sostituti Andrea Fusco e Giulia Beux hanno notificato l'avviso di conclusione delle indagini pochi giorni fa. Dalle intercettazioni della guardia di finanza sembra emergere come la tenuta dei conti diventi un fatto secondario rispetto al malcontento degli operai e a una protesta "sotto il palazzo". E questo anche in un momento in cui da tempo (almeno un paio d'anni) l'allarme per il rischio di dissesto era stato ormai lanciato da diversi fronti, a cominciare dalla Corte dei Conti. 

Giambrone: "Ho 100 operai sotto il mio palazzo, che facciamo?"

Il 27 gennaio dell'anno scorso Giambrone chiamava Norata e non ci girava intorno: "C'ho cento operai della Reset sotto il mio palazzo... e quindi che facciamo? Rispetto alle cose che ci siamo detti, che stiamo facendo?", il presidente della Rap replicava: "Io devo preparare il terreno per fare questo passaggio e ci sono revisori dei conti contro, dirigenti del Comune contro, ci sono tutti contro, per cui io chiederò... perché i pareri fatti pure in questo modo da parte del segretario generale... cioè da un lato dice che siamo società privata dall'altro lato siamo a capitale pubblico e Basile (Bohuslav, il ragioniere generale, ndr) che mi bastona se procedo in questo modo, cioè insomma, io vorrei...".

Norata: "Io devo avere le carte in regola"

Il vicesindaco era però  irremovibile: "Tu li devi assumere, questa è amministrazione, li devi assumere", ma Norata: "E allora, Fabio, io devo camminare con le carte a posto... io lo voglio fare perché ho un atto di indirizzo del sindaco... Però devo avere le carte a posto per fare questo". Giambrone insisteva: "Le carte sono in regola perché c'è una delibera di Giunta che ti dice di farlo, c'è un parere del segretario generale che ti dice che lo puoi fare e quindi non hai alcun elemento per dire no... Tu - ordinava il vicesindaco - mandi una riservata subito perché io debbo sapere se c'è un problema dov'è il problema, per me rispetto al parere del segretario generale non c'è alcun problema, non mi porre altri problemi che riguardano le società".

Il sindaco: "Provvedi o dimettiti"

Il giorno dopo, il 28 gennaio, a Norata arrivava anche la chiamata del sindaco: "Allora io credo che si sta scherzando con la faccia del sindaco e del vicesindaco di questa vicenda degli... Se non provvedete, vi chiedo le dimissioni va bene? Adesso chiamo gli altri due consiglieri... Le dimissioni tue e le chiederò anche agli altri due, cambiamo la governance della Rap... Non si può andare avanti così...".

"Per garantire i conti abbiamo gente sotto il palazzo"

Dall'altro lato il presidente della Rap rispondeva: "Per me va bene, non ci sono problemi, d'accordo, tra poco le avrai... ma le carte devono essere a posto". Orlando ribatteva: "Per garantire la tenuta finanziaria di questa azienda, poi dobbiamo avere la gente sotto il palazzo che deve protestare... tu forse non lo sai, te li porto io domani..." e Norata: "Ma pure io ce li ho sotto il palazzo, io ho parlato chiaro con loro..." e il sindaco chiudeva: "Arrivederci".

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