rotate-mobile
Venerdì, 3 Febbraio 2023
Cronaca

Il rogo sulla Superba e il caso della Florio nel 2009: un pasticcio giudiziario finito con la prescrizione

L'incendio divampato sulla nave Gnv ricorda quello avvenuto il 29 maggio di 14 anni fa, quando le fiamme scoppiarono in un garage del traghetto della Tirrenia non lontano da Ustica. Decine di auto e camion furono danneggiati. L'inchiesta fu lunghissima, il processo fu poi pure azzerato nel 2017. A ottobre 2021 il proscioglimento dei 4 imputati

Il rogo divampato ieri sera in un garage della nave Gnv Superba, che collega Palermo e Napoli, richiama alla memoria un altro episodio simile: l'incendio scoppiato sul traghetto Florio della Tirrenia, avvenuto nella notte del 29 maggio del 2009, mentre l'imbarcazione - che percorreva la rotta in senso opposto, dal capoluogo campano a quello siciliano - si trovava non lontano da Ustica. Anche in quel caso non vi furono fortunatamente feriti, ma solo danni (ingenti) con decine di passeggeri che videro andare in fumo le loro auto e anche tir carichi di merce. Ne nacque un'inchiesta giudiziaria e un pasticcio processuale che a ottobre del 2021 è culminato nella prescrizione.

Il rogo sulla Florio di 14 anni fa

Sulla Florio c'erano in tutto 513 persone, tra passeggeri e membri dell'equipaggio, compresi diversi bambini e si temette veramente il peggio. Alla fine però tutti furono soccorsi da un altro traghetto, che viaggiava verso Napoli. L'incendio fu domato in mare e il mezzo entrò nel porto di Palermo solo il giorno dopo. La Procura, allora guidata da Francesco Messineo (oggi in pensione) aprì subito un'inchiesta. Si ipotizzò che l'incendio fosse stato provocato da un cortocircuito avvenuto nella cella frigorifera di un camion. Ma per individuare il punto preciso dal quale era partito il rogo ci volle addirittura un anno di indagini.

Incendio sulla Superba, colonna di fumo sulla città | Video

L'udienza premilinare a 6 anni dai fatti

Gli accertamenti - tra consulenze e perizie - per capire se i sistemi antincendio avessero funzionato correttamente ed individuare dunque delle responsabilità furono così complessi e lunghi che si arrivò all'udienza preliminare soltanto ben 6 anni dopo fatti, nel 2015. Gli imputati erano il comandante della Florio, Aurelio Oliviero, il direttore di macchina, Pasquale Cummaro, il primo ufficiale di macchina, Gaetano Veniero, e il responsabile dell'ufficio tecnico della Tirrenia, Antonio Vendittis.

Il cambio di imputazione e l'azzeramento del processo

L'accusa era di disastro colposo (articolo 449 comma 2 del codice penale), ma poi il pubblico ministero decise di contestare invece il naufragio colposo (articolo 450 comma 1). Una modifica del capo d'imputazione che non venne allora condivisa dal giudice, che rinviò comunque a giudizio per disastro colposo gli imputati a luglio del 2016. La prima udienza fu fissata mesi dopo, a febbraio del 2017, ed arrivò subito un altro intoppo. Gli avvocati fecerso subito presente ai giudici di non aver potuto interloquire sull'ennesimo cambio di imputazione formulato dalla Procura e il tribunale diede loro ragione, dichiarando la nullità del decreto di rinvio a giudizio e azzerando il processo, riportandolo alla fase dell'udienza preliminare.

Dopo ore la nave brucia ancora | Video

La prescrizione e i proscioglimenti nel 2021

L'udienza - con tempi biblici - iniziò soltanto nel 2020, cioè a 11 anni dai fatti. Gli imputati furono nuovamente rinviati a giudizio e il processo approdò alla seconda sezione del tribunale. Gli avvocati contestarono ancora una volta l'imputazione formulata dalla Procura, ma il dibattimento non entrò neppure nel vivo: il 13 ottobre del 2021 i giudici si ritirarono infatti in camera di consiglio ed esculsero il reato di naufragio, riqualificandolo in incendio e pericolo di naufragio, reati punti con pene inferiori e dunque dichiarati prescritti. Gli imputati furono così tutti prosciolti.

Le difficoltà della Tirrenia e la beffa per i risarcimenti

Circa un centinaio dei passeggeri della Florio, che nell'incendio avevano perso i loro mezzi, si costituirono parte civile e si ritrovarono però con un pugno di mosche. Soprattutto perché nelle more del processo la Tirrenia è finita (è il caso di dirlo) in cattive acque, rischiando il fallimento: intentare una causa civile per ottenere un risarcimento è diventato quindi un'impresa quasi impossibile.

Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Il rogo sulla Superba e il caso della Florio nel 2009: un pasticcio giudiziario finito con la prescrizione

PalermoToday è in caricamento