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Cronaca Sperone / Via Messina Marine

Per gelosia incendiò la casa dove dormivano 11 stranieri: condannato a 6 anni

Sentenza definitiva per Francesco Imperiale: aveva lanciato due bottiglie piene di benzina nell'abitazione che si trova nella zona di via Messina Marine. Si evitò il peggio solo perché uno degli inquilini era sveglio e avvertì gli altri. Alla base del gesto il fatto che un ghanese si era intromesso in una lite tra l'imputato e la fidanzata

Non aveva gradito l'intervento di un ragazzo ghanese mentre stava litigando con la sua fidanzata e così, in piena notte, aveva deciso di vendicarsi lanciando due bottiglie piene di benzina nell'appartamento in cui il giovane stava dormendo con altri dieci stranieri. Solo grazie al fatto che uno degli inquilini era sveglio e aveva potuto avvertire gli altri e lanciare l'allarme, nella zona di via Messina Marine si era evitata la strage. Per quell'incendio, avvenuto il 21 dicembre del 2018, adesso Francesco Imperiale, palermitano di 37 anni, è stato condannato in via definitiva a sei anni di reclusione dalla Cassazione.

I giudici della settima sezione, presieduta da Anna Petruzzellis, hanno confermato integralmente la sentenza emessa in primo e secondo grado, dichiarando inammissibile il ricorso dell'imputato, che - oltre a risarcire le vittime che si sono costituite parte civile - dovrà anche versare 3 mila euro alla Cassa delle ammende.

Imperiale rispondeva anche di resistenza a pubblico ufficiale perché aveva pesantemente minacciato gli agenti della squadra mobile che, il giorno dopo l'incendio, lo avevano rintracciato e fermato. L'imputato, come hanno stabilito i giudici, ha agito per futili motivi, ovvero la gelosia nei confronti di quello che aveva considerato un suo potenziale "rivale", per il semplice fatto di essersi immischiato nella discussione che Imperiale aveva avuto con la sua ragazza. Un movente "banale, supportato anche da un latente substrato di razzismo", hanno affermato i giudici.

Inizialmente nei confronti dell'imputato si era ipotizzato il reato di strage che poi era stato però derubricato in incendio. Questo perché Imperiale non aveva avuto l'intento di uccidere gli stranieri, ma solo di spaventarli, dopo aver avuto un diverbio con loro. Per risalire a lui erano state importanti le testimonianze delle vittime, ma c'era anche un filmato che, come sostiene la Cassazione, provava "l'intensità dell'esplosione, le conseguenze distruttive sull'immobile e sulle suppellettili causate dalle fiamme e dal fumo, il contesto di un locale chiuso e sovraffollato, la mancata propagazione delle fiamme solo grazie al tempestivo intervento delle medesime persone offese, benché l'appartamento fosse privo di approvvigionamento idrico".

Sia in primo grado che in appello, era stata pure "esclusa una patolgia mentale tale da far scemare significativamente la capacità di intendere e di volere dell'imputato" e i giudici avevano sottolineato la "pervicacia dimostrata dall'imputato con le minacce rivolte agli agenti", tanto da non concedergli le attenuanti generiche. 

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