Cronaca

Mezzojuso, incendiata l'auto di Salvatore Battaglia: da anni in prima linea per difendere le sorelle Napoli

Le fiamme hanno avvolto la Renault dell'agente assicurativo che da sempre sostiene pubblicamente le tre donne, proprietarie di una azienda agricola e da tempo vittime di minacce e intimidazioni

Quel che resta della vettura

A una manciata di giorni dai tre arresti per tentanta estorsione alle sorelle Napoli, un altro tassello si aggiunge alla storia di Irene, Gioacchina e Marianna che dal giorno della morte del padre combattono la mafia dei pascoli di Mezzojuso. Intorno alla mezzanotte, nel paesino alle porte di Palermo, è stata data alle fiamme l'auto di Salvatore Battaglia, l'agente assicurativo che da sempre sostiene pubblicamente le tre donne, proprietarie di un terreno a tra Mezzojuso e Corleone che da oltre un decennio denunciano intimidazioni e minacce con lo scopo di indurle a cedere l'attività agricola di produzione di foraggio e cereali.

Tre schiaffi alla mafia dei pascoli: erano il tormento delle sorelle Napoli, arrestati

L'auto di Battaglia, una Renault, era posteggiata sotto la sua abitazione in via Ruggero Settimo. Presentata ai carabinieri della stazione di Mezzojuso una denuncia contro ignoti. Non è la prima volta che Battaglia finisce nell'occhio del ciclone. Già a giugno l'ex presidente del comitato cittadino nato contro Giletti - il conduttore del programma televisivo "Non è l'arena" reo di aver attaccato il buon nome della comunità - proprio dopo aver preso le distanze dall'associazione di cui era a capo, aveva denunciato di aver subito minacce. In quell'occasione gli fu mandato un "pizzino" con su scritto "Fatti i cazzi tuoi sbirro di merda". 

Un rogo, quello della notte scorsa, che non sarebbe quindi solo una coincidenza, una casualità. Salvatore Battaglia nel tempo ha messo all'indice chiunque, anche il sindaco di Mezzojuso, Salvatore Giardina, che proprio nei giorni scorsi ha deciso di nominare come assessore alla Cultura della sua giunta Nicolò Gebbia, l'ex generale dei carabinieri che, durante un processo, indicò il padre delle Napoli come complice della latitanza di Provenzano. Per queste affermazioni fu querelato dalle tre sorelle. 

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