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Il rogo di Alimena, 6 mesi dopo: "Ho perso tutto, datemi un lavoro"

Il grido disperato di Domenico Filippo Oddo che nell'incendio perse genitori e cognato: chiede aiuto a istituzioni e privati per poter avere presto un'occupazione

In un tragico incendio ha perso i genitori e il cognato e non ha più un tetto dove vivere. Ora, a 32 anni, è anche senza un lavoro. E chiede aiuto. E' la drammatica storia di Domenico Filippo Oddo, di Alimena, che, disperato, sta cercando qualcuno in grado di dargli una mano. Vive da mesi in questa situazione e la vita ogni giorno diventa sempre più difficile. La sua casa è inagibile e si trova ospite da uno zio. 

Le sue vicissitudini hanno inizio il 2 novembre del 2015 quando, nella sua casa di via Milano, ad Alimena, scoppia un incendio dagli esiti terribili: perdono la vita quasi all'istante per le esalazioni suo padre, Francesco Paolo, di 70 anni, e la mamma, Maria Domenica Placenti, 62, e dopo sei giorni di agonia si arrende anche suo cognato, Fabio Rosario Oddo (38 anni), autore di un gesto eroico che ha commosso tutta la Sicilia: l'uomo fa l'impossibile per salvare il figlioletto di quattro anni, lo solleva dal letto terrorizzato, gli versa dell'acqua, lo avvolge in una coperta, lo stringe a sé e, non essendoci altra via di scampo, sacrifica la sua vita prendendolo in braccio, gettandosi dalla finestra con lui e facendo scudo con il proprio corpo al piccolo, che esce miracolosamente quasi incolume dalla caduta.

A quel disastro sopravvive anche la moglie Daniela, 33enne, sorella di Domenico Filippo e incinta di sei mesi di un bimbo che porta il nome del padre defunto e che è venuto alla luce il 23 aprile. A causa dell'incendio, la gravidanza della donna è stata piuttosto travagliata e il neonato è potuto tornare a casa solo a metà maggio: era ricoverato all'ospedale Ingrassia di Palermo e ogni giorno i familiari, Domenico Filippo compreso, dovevano percorrere 200 chilometri, tra andata e ritorno, per starle vicini.

Per far chiarezza sui fatti e sulle cause del rogo e per ottenere giustizia, i sopravvissuti, tra cui Domenico Filippo Oddo, attraverso il consulente Salvatore Agosta, si sono rivolti a Studio 3A, la società specializzata a livello nazionale nella valutazione delle responsabilità civili e penali, a tutela dei diritti dei cittadini, che ha preso a cuore in generale le sorti di questa sfortunata famiglia. Dramma nel dramma, infatti, lo sfortunato giovane, da diverso tempo ormai, è anche disoccupato e fatica a trovare un nuovo posto di lavoro, pur avendo accumulato un'esperienza decennale in diversi ambiti: ha lavoratocome tappezziere e si è quindi specializzato nel settore operaio, prima come tubista, poi come manovale addetto ai diaframmi e infine come saldatore. La sua principale specializzazione è quella di operaio di trivellazione.

“Chiedo solo di poter lavorare – spiega Domenico Filippo Oddo –, perché ora ho solo un'occupazione a termine e saltuaria. Ho bisogno di trovare qualcosa di più certo, che mi consenta di vivere in modo più dignitoso anche per aiutare mia sorella e i nipoti: siamo tutti vivi per miracolo e se non fosse stato per qualche secondo, saremmo deceduti anche noi. Dopo l'incendio tutti ci hanno espresso solidarietà promettendoci il loro sostegno: spero che qualcuno si ricordi di quelle promesse”.

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