Via Bernini, il covo di Riina trasformato in caserma dei carabinieri

Il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, e il comandante generale dell'Arma, generale Tullio Del Sette, hanno inaugurato la nuova caserma dei carabinieri "Uditore" che porta il nome dell'appuntato Salvatore Bartolotta e del carabiniere Mario Trapassi

L'inaugurazione della caserma Uditore in via Bernini - foto Palazzolo

Da covo del boss mafioso Totò Riina a caserma. La villa a due piani immersa nel verde in via Bernini, che ha ospitato e protetto l'allora latitante e super ricercato boss (arrestato nel 1993 ndr.), adesso accoglie gli uffici dei militari dell'Arma. Dove prima c'era la camera da letto di Riina, adesso siede il comandante. Il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, e il comandante generale dell’Arma, generale Tullio Del Sette, hanno inaugurato la nuova caserma dei carabinieri “Uditore”. Presenti, tra gli altri, anche il direttore dell'agenzia dei beni confiscati Umberto Postiglione, il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, i comandanti regionali e provinciali dell'Arma Giuseppe Governale e Giuseppe De Riggi; il procuratore generale di Palermo Roberto Scarpinato; il procuratore e il presidente del tribunale di Palermo Francesco Lo Voi e Salvatore di Vitale; il presidente Della Corte d'appello Gioacchino Natoli; il questore Guido Longo; il prefetto Francesca Cannizzo.

La caserma porta il nome di due carabinieri vittime di una strage ordinata proprio dal capo di cosa nostra, quella di via Pipitone Federico del 29 luglio 1983. Quel giorno morirono, assieme al consigliere istruttore Rocco Chinnici e al portiere dello stabile in cui abitava il magistrato, Stefano Li Sacchi, l’appuntato Salvatore Bartolotta e il carabiniere Mario Trapassi.

L'INTRODUZIONE DEL SINDACO LEOLUCA ORLANDO
"Oggi celebriamo una vittoria dello Stato sulla mafia. Qui si nascondeva il boss Totò Riina e ora stiamo inaugurando una caserma dei carabinieri. Lo Stato non poteva dare un segnale di vicinanza migliore e più significativo ai cittadini e ai familiari di tutti coloro che hanno preso la vita nella lotta alla mafia. Grazie ai carabinieri  - ha detto il primo cittadino - che si impegnano ogni giorno per la battaglia della legalità e grazie ai magistrati, a tutte le forze dell'ordine e a coloro che hanno sacrificato la propria vita in difesa dello Stato". "Questa inaugurazione – ha aggiunto- avviene proprio nel giorno in cui ricordiamo il ritrovamento del corpo di Aldo Moro e l'assassinio di Peppino Impastato uccisi da disegni criminali e dal terrorismo politico-mafioso. Se oggi la mafia non governa più Palermo lo dobbiamo anche e, soprattutto, al sacrificio di tutti coloro che abbiamo ricordato in questa circostanza. La mafia esiste ancora, ma ha cambiato volto perché si è 'camorrizzata'. Proprio ieri il prefetto Postiglione ci ha consegnato un bene sottratto a cosa nostra, adiacente a questa villa dove si rifugiava Riina, in cui oggi vediamo nascere un presidio di legalità, bene che noi destineremo a una funzionalità di 'casa comune', dove diverse associazioni potranno incontrarsi e riunirsi".

LE PAROLE DEL GENERALE TULLIO DEL SETTE
"La lotta alla mafia - ha ricordato Del Sette - è una priorità assoluta, c'è un impegno costante dell'Arma per l'affermazione della legalità".  Del Sette ha ricordato che quello di oggi "è un importante successo dello Stato, un prezioso tassello che vede la supremazia della legalità" e ha voluto citare molte delle vittime della mafia, dal generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, al consigliere istruttore Rocco Chinnici, a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e i numerosi agenti di scorta morti "mentre compivano il proprio dovere". Parlando della caserma l'ha definito "un presidio di garanzia di un'area urbana connotata da dinamiche sociali particolari".

L'INTERVENTO DEL MINISTRO ANGELINO ALFANO
"Oggi - ha esordito il titolare del Viminale - è un giorno bellissimo perchè lo Stato vince e la mafia perde. Mi rivolgo agli alunni presenti. Quando avevo la vostra età uccisero il generale Dalla Chiesa. In classe ci dissero che senza noi bambini non avremmo sconfitto la mafia. Oggi questo è possibile perchè ci sono stati tanti passi avanti grazie alle leggi".  "I mafiosi sono ladri di parole - ha aggiunto - Hanno rubato la parola onore, ma che onore è uccidere? Hanno rubato la parola famiglia, ma che famiglia è quella in cui non c'è amore? Hanno rubato la parola rispetto, ma che rispetto c'è in chi umilia un commerciante per chiedergli il pizzo? Recuperate e non dimenticate l'uso di queste parole".

"Noi  - ha sottolineato Alfano - siamo più forti della mafia e anche oggi lo stiamo dimostrando. Abbiamo fatto buone leggi contro cosa nostra. Abbiamo approvato delle leggi che fanno stare in carcere i boss. E' come se sfogliassimo un album di figurine ma al posto dei calciatori ci sono i mafiosi arrestati. Noi siamo più forti della mafia. Abbiamo sequestrato e confiscato molti beni a cosa nostra e li stiamo dando alle forze dell'ordine, alle associazioni per combattere la mafia".

LEGGI ANCHE: Alfano: "Un carabiniere siede dove prima dormiva Riina, uno smacco per i boss"

Dopo l'intervento di Alfano l'arcivescovo di Palermo, il cardinale Paolo Romeo, ha impartito la benedizione alla caserma. La cerimonia si è conclusa con l'alzabandiera, l'inno nazionale e l'intitolazione della caserma con lo svelamento della lapide commemorativa in ricordo di Trapassi e Bartolotta.

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