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Il palazzo di giustizia

Il palazzo di giustizia

Il Covid frena persino la criminalità: meno furti e rapine, ma aumentano corruzione e usura

Dalla relazione per l'inaugurazione dell'anno giudiziario emergono le conseguenze della pandemia anche sull'andamento dei reati nel distretto di Palermo. Crescono anche le truffe informatiche e i tentativi di omicidio, soprattutto in danno di donne. Tanti i processi saltati. Frasca: "Non sarà semplice recuperare"

La pandemia si riflette anche sulla giustizia e, tra blocchi e misure di contenimento, finisce per fornire un'immagine falsata di quanto è accaduto dal primo luglio del 2019 al 30 giugno dell'anno scorso nel distretto giudiziario di Palermo (che comprende anche i tribunali di Termini Imerese, Trapani, Marsala, Arigento e Sciacca). Il Covid ha infatti provocato, nella prima ondata, la sospensione totale delle udienze e dunque un rallentamento nella gestione dei procedimenti, ma ha anche influito sulla criminalità, limitando la possibilità di commettere reati. Sono così in calo le iscrizioni per associazione mafiosa, gli omicidi, i furti, le rapine e le estorsioni, ma anche le violenze sessuali e lo stalking per esempio, ma aumentano i tentativi di omidicio (soprattutto a danno di donne), i reati contro la pubblica amministrazione (la corruzione di oltre un terzo) e l'usura (più che raddoppiati i fascicoli). Il quadro emerge dalla relazione per l'inaugurazione dell'anno giudiziario, che si terrà domani mattina (sabato), scritta dal presidente della Corte d'Appello, Matteo Frasca (nella foto).

Lo stato della giustizia nel distretto

Matteo Frasca-3"Ogni considerazione sull'andamento della giustizia è fortemente condizionata dall'emergenza sanitaria", scrive Frasca, che ha comportato anche il blocco totale delle udienze durante la prima fase della pandemia. In quel periodo, sono stati trattati solo il 9,6% dei porcessi civili in appello, e il 2,7% nei tribunali. Sono stati invece rinviati il 97% di quelli penali. Il presidente mette in evidenza che, però, i magistrati hanno continuato a lavorare all'arretrato, "in molti casi praticamente azzerandolo". Tra il 9 marzo e l'11 maggio scorsi, rispetto allo stesso periodo del 2019, emerge "una flessione sia delle iscrizioni (-54% in Corte e -50% nei tribunali) sia nelle definizioni dei processi (-37% in Corte e -64% nei tribunali)". Ma Frasca lancia anche l'allarme: "E' ragionevole temere che questo rallentamento comporterà una significativa battuta d'arresto nel difficile percorso di recupero di efficienze del settore" soprattutto quello civile. Anche se la ripartenza è stata vissuta "con la necessità di gettare il cuore oltre l'ostacolo" recuperare "oltre due mesi di lavoro arretrato accumulatosi" non sarà un'impresa semplice.

La radiografia della criminalità

I dati sulla criminalità nel distretto mostrano un aumento dei reati contro la pubblica amministrazione (+7,88%), soprattutto della corruzione (31,58%, 75 i nuovi fascicoli aperti nel periodo), mentre sono in calo il peculato (-25%, 105 fascicoli), le malversazioni ai danni dello Stato (-52,38%, 50 fascicoli), e le inchieste per attività terroristiche (-50%, 10 nuove iscrizioni in tutto). In diminuzione di un quinto (-19,77%) le nuove denunce per associazione mafiosa (69) e di un terzo gli omicidi volontari (-33,33%, 50 casi, di cui 7 in cui la vittima è stata una donna), mentre cescono i tentati omicidi (69 casi, +46,81%), soprattutto quelli in danno di donne (13 nuovi casi, +44,44%). La pandemia ha avuto efffetti significativi anche sugli omicidi colposi in seguito ad incidenti stradali (88 i casi, -4,35%) - anche se aumentano le lesioni provocate da sinistri stradali (+15,30%, 897 casi) - ed è riuscita a dimezzare i casi di morte sul lavoro (27 in tutto, -52,63%) e anche di lesioni (382, -25,97%). Nel distretto giudiziario, inoltre, è rimasto invariato (66) il numero dei casi di pedofilia e pedopornografia, mentre sono in calo del 14,31% le violenze sessuali (restano comunque 425 i nuovi casi), lo stalking, che è diminuito più lievemente (-0,29%) ma che ha comportato tuttavia ben 1.043 denunce. Sono in aumento del 30,36% le le truffe informatiche (ben 7.136 le nuove denunce), ma si registra un lieve calo dei furti (-4,65%, sono state però 28.151 le nuove denunce). Per via del blocco, sono drasticamente calati i colpi nelle abitazioni (-38,19%, ma sono stati comunque 3.866), le rapine (-8,54%, 1.146 denunce) e pure le estorsioni (-7,29%, 788 denunce). Registra una forte crescita, invece, l'usura: +57,55%, con 167 nuove denunce. E anche questo è un risvolto - economico - della pandemia.

Vecchi e nuovi processi

Nel periodo tra il primo luglio del 2019 e il 30 giugno scorso, sono calati del 15% i nuovi processi civili e del 20,2% quelli definiti, con un aumento delle pendenze del 2,2%. In appello tornano a crescere (del 4,4%) le controversie ultrabiennali, mentre in tribunale crescono (dell'1,6%) i procedimenti ultratriennali. Nel penale le pendenze sono cresciute del 19,53% (sono 8.183) e del 4,47% nei tribunali del distretto (sono in tutto 55.471 i processi). Aumentano anche i processi ultratriennali in primo grado (+19,23%), ma in compenso sono lievemente diminuite (-2,6%) le nuove iscrizioni nelle Procure (che sono state 47.201 in tutto).

La durata: a Palermo tempi più lunghi per una sentenza

In generale, nel distretto, c'è stata una diminuzione (-2%) dei tempi di durata dei procedimenti civili, da 903 giorni a 885, mentre nei tribunali si è registrato un aumento (+20,7%), da 368 a 444 giorni. A Palermo, nello specifico, si è dilatata la durata di tutti i processi: per definire quelli monocratici oggi servono 822 giorni (a fronte dei 686 del periodo precedente) e per quelli collegiali ne occorrono 790 (anziché 714).

La prescrizione (che non c'è): una Corte virtuosa

In generale, la Corte d'Appello di Palermo sul fronte della prescrzione è una delle più virtuose in Italia: si prescrivono infatti il 6,06% dei processi (fanno bene anche Messina, 4,30%, e Caltanissetta, 3,31%). Nulla se si considera che a Reggio Calabria si prescrive più di un processo su due, cioè il 51,33% e a Roma il 49,96%. Nel periodo in considerazione si è registrata nel disretto un'ulteriore flessione (-16%) dei casi di prescrizione, passati da 2.599 a 2.190. Di questi 1.009 procedimenti sono caduti in prescrizione all'ufficio gip/gup (il 4,87% del totale), 895 nei tribunali (il 6,73%), 286 in Corte d'Appello (6,06%). Tra i reati che maggiormente vengono cancellati perché passa troppo tempo per chiudere il processo ci sono i furti (14,69%), le violazioni al codice della strada (11,89%), le violazioni urbanistiche (8,04%), il porto abusivo d'armi (4,55%), la resistenza a pubblico ufficiale (4,20%) e le truffe (2,10%).

Carceri: "Troppi detenuti e scarsa attenzione al recupero"

Nella relazione, come ogni anno, c'è un capitolo dedicato alla situazione carceraria. Si è registrata una diminuzione del numero delle persone ristrette da 2.952 a 2.794, di cui 1.113 imputati e 1.611 condannati. Mentre però all'Ucciardone sono ospitati meno detenuti del previsto (447 al posto di 545), al Pagliarelli c'è invece la situazione di maggiore sovraffollamento, con 1.301 detenuti al posto di 1.182. Ancora una volta, come accade da tanti anni, si mette in evidenza che nelle carceri del distretto "le condizioni di vita dei ristretti permangono alquanto problematiche, specie nelle sezioni destinate ai così detti detenuti comuni, perché le presenze nelle celle sono di frequente eccessive". Inoltre "scarseggiano le proposte formative, soprattutto quelle relative a corsi scolastici e professionali, fondamentali nell'ottica del recupero sociale dei condannati" ed è pure "insufficiente il numero degli educatori". Si rimarca che "il disagio psichico è una componente costante dell'universo penitenziario", tanto che "il rischio suicidiario occupa il primo posto nella lista dei problemi". Va aggiunto che allo stato il 17,43% dei detenuti è tossicodipendente.

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