Di Matteo alle toghe di Palermo: "Non abbiate paura dei potenti"

L'ex pm ha partecipato, in rappresentanza del Csm, all'inaugurazione dell'anno giudiziario. Nel suo intervento una dura critica alle correnti della magistratura e un appello affinchè "non tornino quegli opachi contesti nei quali trovarono terreno fertile stragi e delitti eccellenti"

Nino Di Matteo all'inaugurazione dell'anno giudiziario

"Sono certo che saprete soffocare sul nascere il pericolo di un ritorno al passato, a quegli opachi contesti nei quali trovarono terreno fertile stragi e delitti eccellenti". Nino Di Matteo torna a Palermo come consigliere del Csm e si rivolge così alla platea che lo ascolta in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario. "Spero che Palermo - dice l'ex pm - abbia la volontà e la capacità di continuare a rappresentare l'esempio trainante di una giurisdizione che non ha paura di estendere ai potenti il controllo di legalità".

"Associazioni antiracket a rischio infiltrazioni mafiose", l'allarme dei magistrati

Nel suo intervento torna con la memoria al 1992, l'anno delle stragi di Capaci e via d'Amelio. "Questo - sottolinea - è il distretto che ha sopportato sulle sue spalle l'urto più immediato della violenza mafiosa e le innumerevoli insidie delle complicità politiche e istituzionali di Cosa nostra. Da questi uffici, pur fra mille difficoltà e resistenze anche interne, è partita, nella immediatezza delle stragi del 1992, una splendida reazione, che nella consapevolezza che la lotta alla mafia è condizione essenziale di libertà e democrazia, ha trasformato Palermo nell'avamposto del contrasto alla criminalità organizzata. Questi uffici hanno, per molto tempo, rappresentato un insostituibile punto di riferimento, anche sociale e culturale, per quella parte del Paese che non si rassegna".

Dal passato al presente, ai problemi che vivono le toghe. "Gli attacchi all'autonomia e all'indipendenza della magistratura - dice Di Matteo - sono ricorrenti e non riguardano questo o quel governo, ma, secondo quello che è avvenuto soprattutto negli ultimi trent'anni, riguardano un'ampia fetta del potere politico, trasversale ai vari schieramenti, che non concepisce che il controllo di legalità della magistratura possa rivolgersi anche su di loro. Non ne farei una questione di fazione politica o partitica - precisa - ma una questione di un'ampia fetta della politica che non sopporta la vera autonomia e indipendenza della magistratura e vorrebbe ricondurre la sua azione a un sostanziale controllo della politica e dell'esecutivo. Naturalmente ci sono stati momenti in cui questi attacchi sono stati più forti, più manifesti ma io credo che sia ancora la tentazione strisciante di una consistente parte del potere non solo politico, quello di controllare la magistratura".

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E ancora una stoccata ai colleghi. "Le correnti all'interno della magistratura - denuncia - hanno subito negli anni un'involuzione che ne ha snaturato la funzione; da ossatura importante interna della democrazia interna della magistratura, da portatrici di idee e modelli differenti sulla funzione giurisdizionale ed il modo di esercitarla, si sono trasformate in ambigue articolazioni di potere dedite alla propria autoconservazione. La loro influenza sul Csm sia nella fase elettorale che in quella del funzionamento concreto dell'organo consiliare - ribadisce -  è divenuta nel tempo tanto penetrante da poter dire che le correnti svolgono ormai un'attività impropria espropriando di fatto il Csm delle decisioni più importanti".

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