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Foto archivio

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"Migranti in case-lager per mesi prima di partire": 17 presunti scafisti restano in cella

Il gip ha convalidato i fermi notificati nei giorni scorsi dalla polizia e dalla guardia di finanza. Uomini e donne tratti in salvo hanno raccontato agli inquirenti le settimane che hanno preceduto la partenza

Un viaggio della speranza costato 1.500 dinari con i migranti, prima di partire, costretti vivere sei mesi in case simili a lager, sotto il dominio di carcerieri senza scrupoli. E' la drammatica realtà raccontata dagli 1.052 stranieri soccorsi nei giorni scorsi in mare e giunti a Palermo. Polizia e guardia di finanza hanno individuato 17 presunti scafisti. Fermati giovedì scorso, oggi il gip ha convalidato i provvedimenti.

"Hanno raccontato - spiegano gli inquirenti - di aver pagato, mediamente, 1500 dinari agli esponenti dell’organizzazione. Una volta giunti a Sabrata, località africana destinata alla partenza, hanno atteso per circa sei mesi in abitazioni adibite a veri e propri lager, con il magro sostentamento di una razione di pane e acqua". ll compito di guardare a vista i migranti spettava a carcerieri armati e senza scrupoli, capaci anche di esecuzioni sommarie nei confronti di chi si fosse ribellato alle condizioni di vita disumane.

I fermati provengono dal Gambia, dal Senegal, dalla Costa d’Avorio, dal Ghana, dalla Guinea e dalla Sierra Leone e sono accusati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e ingresso illegale nel territorio dello Stato. Poliziotti e finanzieri del Gico ne hanno individuato anche i ruoli, tracciando un quadro dettagliato delle condizioni "di indigenza e privazione nelle quali i migranti versavano prima e durante i viaggi".

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