Fatture e documenti falsi per fare ottenere ai migranti i permessi di soggiorno, 7 arresti

La guardia di finanza ha scoperto almeno 150 finti contratti di lavoro fatti avere a cittadini extracomunitari per ottenere i permessi. Dominus dell'organizzazione un ragioniere palermitano. Indagini partite dagli accertamenti sul maxi appalto "Scuole belle". Sequestrati beni per un milione

Da un lato delle società che emettevano false fatture e dall'altro una rete attiva sul territorio per fare avere ai migranti i permessi di soggiorno grazie a documenti falsi come, ad esempio, finti contratti di lavoro nell'ambito di un maxi appalto per la ristrutturazione delle scuole. Sono le due attività, gestite in parallelo, scoperte dalla guardia di finanza che ha arrestato sette persone. Quattro - Lorenzo Filippo Lucchese (56 anni), Giuseppe Damiata (64), Paolo Lo Voi (65), Sergio Russo (73) - sono finite ai domiciliari oggi per "associazione per delinquere finalizzata all'emissione e all'utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, al riciclaggio, alla commissione di delitti contro la pubblica amministrazione quali reati di falso e la tentata truffa ai danni dell'Inps, nonché al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina". Altre tre (tutti cittadini extracomunitari ndr) erano state arrestate nei giorni scorsi (operazione resa nota oggi perchè legata alla stessa indagine ndr) per "associazione per delinquere finalizzata alla produzione di documentazione attestante il falso tale da consentire la permanenza sul territorio nazionale di soggetti extracomunitari".

Le due associazioni a delinquere, tra loro collegate, agivano con un unico fine: la "commissione di gravi reati fiscali ed economico-finanziari". Si tratta di frodi "basate sull'utilizzo strumentale di società 'cartiere' e sull'emissione/utilizzo di fatture per operazioni inesistenti" e di "un'associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, che traeva i suoi compensi dalla formalizzazione di fittizi rapporti lavorativi a favore di circa 150 cittadini extracomunitari che chiedevano il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno". Un'azione illecita portata avanti fino al mese di febbraio scorso sia da cittadini italiani sia da extracomunitari che - ciascuno per la propria etnia di riferimento - avevano il compito di procacciare i connazionali interessati alla falsa documentazione.

"Alcune aziende non operative in tutto o in parte - precisa la guardia di finanza - sono state nel tempo utilizzate per consentire alle imprese beneficiarie della frode di ottenere indebiti vantaggi fiscali; di riciclare i proventi illeciti così ottenuti; di attestare falsamente la sussistenza di contratti di lavoro per consentire a soggetti extracomunitari di ottenere permessi di soggiorno; di certificare le condizioni per permettere ad alcuni cittadini italiani di tentare di accedere alle indennità di disoccupazione". A fare da tramite tra le due associazioni era un ragioniere palermitano, più volte nel tempo destinatario di inchieste giudiziarie anche nel settore fiscale, tanto da essere stato radiato dal proprio albo professionale.

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Eloquente il contenuto di una conversazione telefonica intercettata, in cui uno straniero, dopo avere ottenuto, dietro pagamento, il fittizio
contratto di lavoro dal ragioniere, chiede al professionista: "… vedi se ci sono lavori capito. Anche poco soldi non c’è problema".
Scoperta anche una tentata truffa ai danni dell’Inps (che ha rigettato le domande) in quanto è emerso che il professionista aveva falsamente attestato fittizi rapporti di lavoro nei confronti di cittadini italiani per far loro accedere ai benefici dell’indennità di disoccupazione (Naspi).

Le indagini sono partite dagli accertamenti nei confronti di una serie di aziende operanti nel campo dell’edilizia che, prive di una reale struttura tecnico-imprenditoriale, hanno nel tempo ingenerato un"vorticoso sistema fraudolento basato sull’emissione e sull’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti per importi milionari". Terminale di questo circuito di documenti fiscali fittizi è risultata essere un’impresa del centro-nord che proprio in Sicilia si era aggiudicata un importante appalto pubblico mediante la Consip (gara "Scuole belle"), che in due anni ha ricevuto fatture per quasi 2 milioni di euro.

L'operazione è stata denominata "Laodemonte". Le ordinanze sono state eseguite dai finanzieri del nucleo di Polizia economico-finanziaria di Palermo, coordinati dalla locale Procura, dipartimento Reati contro la pubblica amministrazione. Per gli indagati è scattato anche il sequestro preventivo di beni per circa un milione di euro. Eseguite anche perquisizioni "per reperire ulteriori elementi utili ai fini investigativi per altri scenari criminali perpetrati dagli arrestati, alla luce anche della loro pericolosità e capacità delinquenziale".

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