Lunedì, 18 Ottobre 2021
Cronaca Libertà

“Il primo martire di mafia, l’eredità di Padre Pino Puglisi” di Rosaria Cascio e Salvo Ognibene

Al Rotary Club Palermo Montepellegrino si parla di "pedagogia dell'esempio"

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PalermoToday

Rosaria Cascio e Salvo Ognibene autori del volume “Il primo martire di mafia. L’eredità di padre Pino Puglisi” con prefazione di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso, sono stati ospiti dei Rotary Club Palermo Montepellegrino, presidente Carmelo Maltese, in interclubs con il RC Palermo Monreale, presidente Pietro Cucchiara, e il RC Palermo Piana degli Albanesi, presidente Giuseppe Ferro, per relazionale su due temi accattivanti e attuali. Rosaria Cascio, docente presso l’istituto d’Istruzione Superiore Regina Margherita di Palermo e scrittrice, ha relazionato su “Don 3P e la in una società senza modelli positivi” e Salvo Ognibene, scrittore e avvocato, invece, su “Dopo il martirio di padre Puglisi cosa è cambiato nella chiesa?”. Ad introdurre il tema e gli autori Antonio Fundarò, docente a c. di Storia della Filosofia contemporanea al corso di Laurea in “Scienze e tecniche psicologiche” dell’Università degli Studi di Palermo. Presente all’evento, oltre ad un centinaio di soci, docenti, professionisti, dirigenti scolastici ed il giovanissimo alunno Matteo, il governatore del Rotary International Distretto 2110 Sicilia e Malta, l’ingegnere Alfio Di Costa. Nel suo intervento introduttivo il presidente del Club Palermo Montepellegrino Carmelo Maltese ha fatto presente che “l’occasione, potremmo definire unica, per parlare di “esempio” in un sodalizio storico fondato proprio per “essere esempio” e al contempo “azione”.

E parlarne attraverso questo splendido volume scritto a quattro mani dal titolo “Il primo martire di mafia. L’eredità di padre Pino Puglisi” che già, in queste poche parole, lascia presagire la portata dell’impegno letterario, pedagogico e sociale. Indiscutibilmente possiamo affermare, infatti, che l’esempio, nel valore della sua stessa parola, sia fondante per ogni tipo di pratica educativa. Non si può infatti educare al risparmio mentre si sperpera, non si può educare all’umiltà nella presunzione, non si può educare alla professionalità nel dilettantismo, non si può educare all’onestà nel ladrocinio, alla moralità nell’immoralità, alla pace nella guerra, alla salute nella malattia, alla volontà nel disinteresse e, dunque, al valore e all’importanza di un percorso formante e caratterizzante l’uomo in sé in quanto essere umano civile, intelligente, sensibile e buono quando non vi è traccia di tale esempio nella società “educante”. Impariamo ad assumerci la responsabilità di educare e la responsabilità dell’esempio. Sono convinto che, a fine serata, saremo tutti un po’ più consapevoli del valore insostituibile dell’esempio”. Nella sua relazione introduttiva Antonio Fundarò ha fatto presente che l’educazione è una comunicazione di sé. L’adulto è certo che non consegna un’immagine di infallibilità, ma consegna la certezza dei passi fatti nel proprio cammino che hanno dato senso alla propria vita; certezza fatta di successi, inciampi, errori, conquiste, fatiche e impegni. L’adulto consegna cioè la positività che ha sperimentato nel rapporto con gli altri, nel cammino di conoscenza continuo della realtà e deve quindi essere certo di se stesso, essere certo di chi è per poterlo comunicare a un altro”.

E prima di passare la parola alla professoressa Cascio, Antonio Fundarò ha sottolineato come “il ragazzo riconosce dell’adulto, non il ruolo, ma la testimonianza di vita, intuendo che l’adulto, a sua volta, viene educato da altri e questo spinge il giovane a essere ancora più certo del proprio percorso di crescita e più desideroso di seguire quella scia di fascino che l’educatore lascia dietro di sé. “Le parole insegnano, gli esempi trascinano” ha affermato Sant'Agostino e questo deve essere la nostra missione educativa, di genitori, di docenti, di donne e uomini”. Rosaria Cascio e Salvo Ognibene, hanno dato risposte esaustive e, a tratti, forti, alle tante domande che i giovani i pongono e che con loro affliggono la società: “Che cos’è cambiato dopo la morte di padre Pino Puglisi, ucciso a Palermo da Cosa nostra il 15 settembre 1993 per il suo impegno evangelico e sociale?”. “Il primo martire della Chiesa ucciso dalla mafia, proclamato beato nel 2013 – ha sottolineato l’allieva di padre Pino Puglisi Rosaria Cascio - ha lasciato una sfida da raccogliere: l’elaborazione di una pastorale più vicina agli ultimi e capace di fronteggiare i fenomeni mafiosi, soprattutto quelli di natura culturale”. Nel suo intervento, Rosaria Cascio ha ribadito che il sistema educativo di don Pino Puglisi ha accompagnato tutto il suo impegno di vita di uomo e di sacerdote. “La mia esperienza umana, spirituale, di formazione alla vita – ha sottolineato la docente palermitana -, risale ai quattordici anni che ho condiviso con lui: gli anni della crescita. Ho potuto unire alla formazione che i miei genitori mi hanno dato, quella di un adulto che si è dimostrato essere un adulto significativo. Nella mia vita queste sono parole chiave: educatore, persona che sa ascoltare, adulto significativo. Da educatrice, oggi sono diventate il mio stile e il mio modo di lavorare”.

“Don Puglisi – ha affermato la scrittrice Rosaria Cascio – non è qualcuno da ricordare, ma una persona che ci invita all’impegno. Una memoria che impone al nostro corpo di alzarsi dalla sedia e ad andare: il ricordo trasformato in un testimone, generando una memoria che diventa azione”. Rosaria Cascio ha poi parlato del ‘metodo educativo puglisiano’ sottolineando che si tratta di un metodo “che non si arrende ma si affianca agli altri. Il messaggio empatico che contrasta il codice d’onore della mafia, che sospende il giudizio e quindi comprende. Un’apertura alla diversità, che in don Puglisi era un entrare in relazione e allo stesso tempo capacità di mettersi in discussione”. “Don Puglisi – ha detto la professoressa Rosaria Cascio – entrava in relazione con i bambini, non rinunciando di testimoniare le regole e l’importanza del rispetto, per combattere la freddezza emotiva creata nei ragazzi perché diventassero i killer di domani. Egli faceva comprendere il significato delle regole testimoniandone il valore”. È allora che don Puglisi diventava pericoloso per la mafia, “perché toglieva linfa, perché le toglieva i bambini”.

“Don Puglisi – ha sottolineato Rosaria Cascio - è stato alternativo da un punto di vista pedagogico a Brancaccio. È sbagliato dire che la mafia non ha un modello educativo, la mafia ce l’ha ed è molto rigido. Non è il nostro, ma ha il proprio. Puglisi non ha mai detto: la mafia non ha un modello pedagogico, ha riconosciuto che la mafia lo ha, per creare generazioni successive anaffettive e anestetizzate di sentimenti ed emozioni. Puglisi ha testimoniato un altro modello: il chiedere scusa, il dire grazie, la convivialità, il vivere dentro le regole. Ai bambini, ai giovani ha proposto questo modello”. Ma “Dalle parole di condanna di Giovanni Paolo II a quelle di scomunica di Papa Francesco si è realmente passati, nella Chiesa, «dalle parole ai fatti»? I sacerdoti e le comunità cristiane sanno come comportarsi in modo evangelico di fronte alla prepotenza mafiosa? Esistono esempi di buone pratiche cristiane, che potrebbero essere riprodotte in contesti simili?” ha affermato Salvatore Ognibene. “La presenza della criminalità nella gestione delle processioni religiose; i funerali in grande stile dei capi clan; la “tradizione” di tenere importanti riunioni nell’ambiente protetto dei luoghi sacri, profittando della odiosa analogia tra la ritualità mafiosa e quella religiosa hanno dipinto una chiesa assolutamente lontana da quella a cui ci impegna il messaggio evangelico” ha fatto presente Salvo Ognibene. Ma al contempo ci sono protagonisti di un’altra Chiesa, ha affermato Salvo Ognibene. “Esistono – afferma l’avvocato Ognibene - preti e suore che hanno preso posizione e hanno fatto del cattolicesimo, ognuno a modo proprio, uno strumento di lotta alle mafie”. Messaggi e speranze che, ci auguriamo tutti, disegnino una nuova società e un futuro diverso.

Gallery

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

“Il primo martire di mafia, l’eredità di Padre Pino Puglisi” di Rosaria Cascio e Salvo Ognibene

PalermoToday è in caricamento