I “santini” e i santi in un catalogo curato da Ino Cardinale

"500 anni di cultura, arte e devozione" fatta conoscere agli studenti della Renato Guttuso di Carini

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PalermoToday

Da articoli di culto, conservati dagli uomini nei taschini, dentro al cappello, nei portafogli, fissati alle porte, dietro ai telefonini, sulle specchiere o affissi nelle stalle, nelle aule, come quelli di Sant’Antonio, di San Michele, di santa Caterina da Siena a oggetto di superstizione esorcizzante, come nei casi nei quali, anche dalle nostre parti, una piccola parte veniva strappata, anche solo in un piccolo angolo, e fatta deglutire, talvolta sciolta in qualche bevanda, ai malati (motivo per il quale, cercando nei cassetti delle nonne e delle bisnonne, si trovano tanti santini non perfettamente integri). Da oggetti di culto a oggetti di superstizione, come sottolineato, fino a divenire oggetti da raccolta con album appositi e interi mercatini, anche negozi, in alcune realtà italiane (la Città del Vaticano ne è piena) dedicati a queste immagini sacre, fino a pezzi rari trovati solo dagli antiquari e che, nel caso di specie, la pazienza di Ino Cardinale, un ormai raro etnografo e antropologo, ha collazionato riuscendo a proporre, a Terrasini e poi nel suo splendido “Catalogo-Itinerario”, un viaggio identitario tra storia e arte iconografica, tra sentimento religioso popolare e antropologia.

Un viaggio in 10 magnifici capitoli: Santi e santini, ieri e oggi: storie vissute e memorie condivise; I santi, "generatori di bellezza": tra immagine e immaginazione; "I Santi della porta accanto": tra il popolo, nel territorio; Il volto della Santita: un’esistenza concretamente felice; Collezionismo: "un mondo entro il mondo"... anche nel sacro; Il santino: medium taumaturgico. Tecniche e simboli. Cultura materiale. Universo del lavoro; 500 anni di cultura, arte e devozione; Le collezioni: Giuseppe D’Oca, Michele Fortunato Damato, Eligio Di Mento, Giancarlo Gualtieri, Pietro La Corte, Giovanni Principato, Luigi Strazzeri, Marco Vaccarella; Iconografia e antropologia. Il sacro a... Portata di mano; La gioia di una esperienza che rende grati.

Ormai rari nelle chiese e spesso privi della preghiera nel retro, hanno perso quell’aria mistica delle feste e processioni degli anni ‘50 e ‘60. Ma per chi ne volesse sapere di più, ecco una occasione unica, presentata agli alunni di una classe quinta della Scuola Primaria di Carini, la 5a A dell’Istituto Comprensivo Renato Guttuso, che in 266 pagine, una elegantissima veste editoriale, curata da Ino Cardinale e dalla sua incommensurabile “Associazione Culturale Così per… passione! Terrasini”, racchiude, come scrive il compianto Sebastiano Tusa, il «perdurare di tradizioni millenarie sia nella sfera religiosa legata ai culti funerari sia in quella connessa con le liturgie dei vivi si avverte attraverso una gran quantità di indica ai quali quelli che più facilmente ci colpiscono sono le iconografie a tutti i livelli da quelle più prossime alla nostra quotidianità, come le immagini che portiamo con noi per devozione, a quelle più auliche che veneriamo nei luoghi di culto» e congiuntamente, quasi per incanto «le varie stagioni dell’arte della grafica e degli stili». Ciò perché il lavoro pregevole di ricerca e documentazione di Ino Cardinale, come continua a scrivere l’archeologo Tusa «non costituisce soltanto una rassegna di immagini ancorché opportunamente documentate, bensì un’analisi approfondita sul ruolo e sull’evoluzione del rapporto tra il devoto e l’immagine sacra nel corso del tempo».

In effetti Ino Cardinale, un raro un uomo di cultura che la fortuna vuole collocato in Sicilia, nel proporre una accurata selezione di simili immagini riesce a «calarli nelle realtà locali, e non, per attingere nuovamente a quelle sensibilità particolari, a quei moti dell’animo e della devozione popolare, che ne hanno permesso la realizzazione e l’utilizzo nel corso dei secoli». Il santino, come noi lo intendiamo, e che Ino Cardinale ci chiede di rivivere intimamente, si diffonde nei monasteri di monache e frati che, già tra il ‘400 e il ‘500, dipingevano piccole immagini sacre, generalmente più grandi dei santini classici, che venivano conservate principalmente nei libri di preghiera. È nei monasteri che l’immaginetta, prodotta artigianalmente in esemplari unici, raggiunge risultati di impareggiabile qualità e bellezza, come i famosi “canivets” prodotti prevalentemente nel ‘700 che, attorno ad una parte centrale costituita da vere miniature, presentano un minuto intaglio che imita il pizzo.

Vi erano poi incisori-editori che producevano piccole immagini sacre incise su legno o a bulino su rame, che servivano sia per illustrare i libri di preghiere che per essere vendute singolarmente. A partire dal ‘600 queste piccole immagini ebbero una notevole divulgazione; proibite nei paesi della riforma protestante, proliferano nei centri cattolici, soprattutto nelle Fiandre, dove i Gesuiti, consci dell’importanza dell’immagine nella catechesi, contribuirono a diffonderla. La Chiesa cattolica per evitare gli abusi, diede disposizioni (Concilio di Trento 1563) dividendo immagini di devozione e di culto: le prime sono quelle che suscitano venerazione per se stesse; le seconde sono raccomandate per la loro capacità di narrare eventi miracolosi, storie. Queste ultime si diffusero in tutto il mondo. Ciò perché, scrive nel volume di Ino Cardinale “Santi e Santini”, il Cardinale Giovanni Angelo Becciu, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, «Lo scopo dell’immagine, dunque, è riportare alla nostra attenzione una presenza, che, nel ritmo vorticoso dell’esistenza quotidiana, rischia di essere tralasciata, dimenticata, sommersa.

Nell’immagine dei Santi troviamo espresso non solo un volto o una serie di simboli, ma un mondo di valori: i valori della fede e dell’autentico umanesimo. Fraternità e accoglienza, rispetto e valorizzazione della persona, promozione della dignità umana, ricerca della pace e della giustizia, della riconciliazione e della concordia: tutto ciò risplende in loro e attraverso loro». «I Santi – scrive Becciu - sono generatori di bellezza» Se possiamo datare la nascita della parola “santino” circa alla metà del ‘700, è però il XIX secolo che segna l’exploit dell’immaginetta sacra. Sofisticate tecniche di stampa a punzone, permettono di fabbricare santini con un supporto di pizzo traforato che, inizialmente, cerca di imitare nelle forme e nelle decorazioni il canivet, offrendolo al grande pubblico. Le immaginette hanno ormai raggiunto livelli industriali, ad esclusione di quelli manufatti dalle monache, e si presentano sempre più ricche di colori, cornici, ghirlande e dorature. Dalla seconda metà del secolo XIX recheranno ricami, fiori secchi e reliquie.

Con la diffusione della fotografia, verso il 1870, viene inserita come immagine preziosa, una piccola foto, su un fondo preparato a stampa. Molte immagini di. questo periodo avranno parti di foto o saranno costituite da fotografie di quadri e santuari. Con la grande popolarità raggiunta nelle ultime decadi dell’800 e nelle prime del ‘900 dalla cromolitografia, i santini acquistano ulteriore diffusione fra gli strati popolari dei fedeli, essendo destinati anche a supplire l’impossibilità di leggere i sacri testi da parte di persone, nella maggioranza dei casi, prive di cultura. Concepite per insegnare, esse seguono una strada parallela a quella dell’insegnamento austero del catechismo.

Benché diverse dalle delicate immaginette merlettate, aventi per destinatari i livelli sociali superiori, le immaginette cromo-litografate della fine dell’800 sono dei capolavori dell’editoria religiosa popolare, perché, pur nella ripetitività dei clichès e delle punzonature, mettono in evidenza sia il lavoro accurato per la loro realizzazione, sia l’attenzione per il loro aspetto estetico. Lo stile Liberty influenza anche la grafica religiosa con la sua linea sinuosa, mobile, a spirale, con effetti estetici molto gradevoli. Opere d’arte, dunque, che Ino Cardinale raccoglie nel catalogo dopo averle esposte in una pregevole mostra che, come sottolinea Don Giuseppe Ruggirello, Direttore della Biblioteca “Lodovico II De Torres” del Seminario Arcivescovile di Monreale, «si presenta come una quadreria di tanti ritratti, raffiguranti volti su volti, di uomini e donne che hanno scritto con la loro vita un segmento della storia bimillenaria della Chiesa.

Se ci si ferma poi a considerarli singolarmente, quei volti dischiudono storie biografiche, simili alle pagine di un libro, che basta sfogliare per accedere ad una narrazione di eventi, persone, luoghi remoti o vicini. Fu così che san Girolamo nel IV sec. Pensò di raccogliere in un’unica opera le vite di uomini illustri della cristianità, sul modello pagano del “De viris illustribus” di Cornelio Nepote o di Svetonio. Una collezione agiografica capace di tramandare i cenni biografici di uomini, le cui virtù diventare un esempio per i posteri. Il santino devozionale condensa in piccole dimensioni immagini e parole, che oltre al nome del santo che quasi sempre le accompagna, presenta anche le parole di una preghiera, che teologicamente àncora fattori biografici, territoriali, agiografici e devozionali.

L’iconografia è costruita intorno a dei simboli che diventano un richiamo al vissuto e alle vicende di chi vi è raffigurato, cosicché l’apparente similitudine delle immagini, lungi dall’essere una sterile ripetizione, entra a far parte di un linguaggio universale che ha attraversato i secoli e non conosce luoghi. Eppure, al di là della popolarità di alcuni santi o semplicemente del loro nome, oggi non è così immediato il fatto che si conosca più la loro vicenda umana e credente, a tal punto che i simboli sono divenuti muti, e anche quelle carte rischiano di apparire mute». Nonostante le immaginette continueranno ad essere considerate arte minima l’immagine del santo ha lo scopo di insinuare nel fedele una disposizione, un atteggiamento di pietà, caratterizzato dall’amore, dall’umiltà, dalla confidenza e dal pentimento per aver sempre di fronte modelli di identificazione e un riferimento per la preghiera.

Certamente le figure di santi estatici, la retorica traboccante di buoni sentimenti non corrispondono all’idea che oggi ci si può fare della pratica della fede: astrazione e purezza sono forse in grado di parlarci con maggiore convinzione del mistero di Dio; eppure bisogna pensare che le immaginette sono state e possono ancora essere un sostegno alla fede e un punto di partenza per la preghiera e per il rapporto personale con Dio. Le immaginette hanno avuto anche il compito di mantenere il credente nella fede: statiche, eppure evocatrici, esse hanno sostenuto il ruolo di mediatrici della fede; ne sono state efficaci propagatrici. Il santino ha interpretato l’evoluzione storica della chiesa e ne è un prezioso documento. L’idea della collezione di Ino Cardinale nasce dalla felicissima intuizione che una collezione di santini, opportunamente sistemata e conservata, avrebbe potuto avere in futuro interessanti sviluppi. La convinzione che quest’arte “minore”, tuttavia raffinata ed interessante, meritasse di venire conservata e divulgata, ha fatto sì che la collezione, pensata e sistemata, in occasione del 750° anniversario della dedicazione della Basilica Cattedrale di Monreale, diventasse piuttosto imponente e, successivamente libro, con il suo intrinseco valore artistico e storico ineguagliabile.

E, al contempo, come ha opportunamente affermato Mons. Michele Pennisi, Arcivescovo di Monreale e Gran Priore del sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, il valore religioso attraverso «la chiamata di tutti alla santità invita ogni persona a mettersi alla sequela di un Dio buono e misericordioso che attraverso la carità intende condurci sulla via della salvezza. La santità vissuta nella vita quotidiana deve farei conti con le umane debolezze e fragilità e con le Infatti, la realizzazione delle beatitudini nella vita della vita». In un periodo in cui si perdono le certezze, in cui l’uomo appare disancorato dalle verità «un cammino di discernimento può aiutare a verificare la nostra vita di fede, e dall’altro ci incoraggia e sospinge sulla via della santità, svelandosi quale percorso non riservato a pochi prescelti, ma accessibile ad ogni credente, a prescindere dalla varietà, quantità e qualità dei veri talenti; infatti, come scrivono i Vescovi italiani, "ciascuna persona è abitata dal desiderio di pienezza e il suo cuore è sente parole forti e vere sulla sua vita e incontra autentici testimoni di carità.

Il Vangelo ha la forza di aprire i cuori e le menti, di interpellare la libertà e la responsabilità, di mettere in cammino. Il Signore ci chiama a valutare questo tempo per reinterpretare e purificare alla luce della sua presenza le domande e i desideri delle persone» ha continuato S.E.R. Michele Pennisi sottolineando, tra l’altro, che «la pubblicazione di questo volume può aiutarci a riscoprire tante figure di santi anche "porta accanto" per dirla con Papa Francesco, che sono l’espressione più genuina della storia e della cultura del nostro popolo». Il volume raccoglie, come lo ha fatto anche la mostra, una parte degli oltre 5.600 "immaginette sacre" o, più comunemente, "santini" (si chiamano santini non solo in lingua, bensì anche in dialetto siciliano, ove ritroviamo pure la denominazione di “santuzzi”, ad esempio, con, al singolare femminile, a “santuzza”, a santina) di ogni tipo epoca dati in prestito o donati. Se il mondo avesse più Ino Cardinale e più uomini di cultura, non sarebbe così complesso vivere meglio e in armonia.

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