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Il concerto di Hotze Convalis davanti al Massimo

Il concerto di Hotze Convalis davanti al Massimo

Concerto al Massimo, nuovi guai per Hotze Convalis: "Una provocazione"

L'artista di strada olandese è tornato in città nonostante il divieto di tre anni imposto dalla Questura. Per lui è scattata una nuova denuncia. "Cercavo soldi 'in allegria' per presentare il ricorso al Tar. L'affetto dei palermitani non manca mai"

Ha infranto il divieto che gli imponeva di restare al di fuori dei confini della città. E lo avrebbe fatto per raccogliere parte dei soldi che gli toccherà sborsare per portare avanti non solo la sua battaglia legale, ma anche per difendere l’arte di strada. “Mi considerano un mafioso, a me. Per questo ho chiamato l’evento ‘Pericolo per la sicurezza pubblica’”. A parlare è il musicista olandese Hotze Convalis, protagonista del concerto che si è tenuto la scorsa domenica davanti al Teatro Massimo; a piazza Verdi. Concerto che gli ha portato una nuova denuncia.

Note, musica e allegria interrotte solo dall’intervento della polizia. A febbraio aveva ricevuto un foglio di via firmato dal Questore che gli imponeva di restare a casa sua, a San Martino delle Scale, per i prossimi tre anni. “Gli agenti mi hanno fotosegnalato, mi hanno preso le impronte digitali e mi hanno denunciato per aver violato la misura cautelare”. L’artista di strada lo ammette senza mezzi termini: “L’ho fatto apposta, è stata una provocazione. Già un mese fa volevo tornare a suonare a Palermo, ma i miei avvocati mi avevano chiesto di evitare. Poi è stato respinto il ricorso che avevo presentato e quindi ho deciso di fare il concerto in piazza”. Un’occasione per “guadagnare un po’ di soldi in allegria”, per cercare di raggiungere l’importo necessario per presentare l’appello al Tar. Quella di domenica, per Hotze Convalis, è stata anche un’occasione per sentirsi nuovamente vicino a quelli che lui considera i suoi concittadini. E non sono mancate le manifestazioni di solidarietà. “L’affetto dei palermitani non manca mai”, conclude.

“Esiliato da una città - scrive Simona Cocuzza - a cui ha sempre donato solo allegria, una voce inconfondibile, un cappello sulla testa e l'umiltà di chiedere solo qualche spicciolo in cambio, non puntando sulla pietà, ma su un'offerta alla musica. Quindi, per farla breve, a qualche metro di distanza da chi vende illegalmente cuccioli maltrattati e seviziati, da chi spaccia droga indisturbato e mafiosi - quelli veri però, quelli che uccidono, non che cantano Bob Dylan -. Un viaggiatore, un sognatore, non è più libero di suonare quella che sente essere la Sua - e anche un pò la nostra, perchè ce la regala - musica e gli viene portato via tutto, tranne la determinazione per dire che questo mondo va veramente alla rovescia, e che i potenti - conclude - mostrano i muscoli e gli artigli con gli indifesi, un po’ come è sempre stato”.

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