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Domenica, 29 Maggio 2022
La storia

Bimba disabile bloccata in Ucraina, la mamma: "Siamo in un ospedale al confine, aiutateci a tornare a Palermo"

Elena Pastux e le sue due figlie sono riuscite a lasciare Kiev e raggiungere la frontiera con la Polonia grazie a un tedesco. Il racconto a PalermoToday: "Abbiamo fatto 18 ore in auto, i poliziotti ci dicono che ci vogliono altri tre giorni per uscire dal Paese ma Elisa ha una grave malattia all'intestino e non ho quasi più cibo". L'appello al sindaco Orlando

Hanno trovato aiuto e sono riuscite a fuggire da Kiev, assediata dalle bombe russe, ma ancora non sono riuscite a superare il confine con la Polonia per tornare a Palermo. Così adesso chiedono aiuto al sindaco Leoluca Orlando, affinchè le aiuti a mettersi in contatto con l'ambasciata italiana a Varsavia. "Mia figlia ha una grave malattia all'intestino e ho quasi finito il cibo per lei, aiutatemi", questo l'ennesimo disperato grido d'aiuto di Elena Pastux, mamma di Elisa, una bimba di 8 anni disabile che frequenta l'istituto Perez, vicino alla stazione.

Guerra in Ucraina, palermitani a Kiev: "Io bloccata con mia figlia disabile di 8 anni"

Scrive a PalermoToday - tramite Whatsapp - dall'ospedale di frontiera, al confine con la Polonia. Si trova lì insieme alla figlia primogenita, 23 anni, che ha raggiunto a Kiev qualche giorno prima dell'invasione russa. Voleva portarla in Sicilia prima che scoppiasse la guerra, ma non ha fatto in tempo ed è rimasta bloccata nel Paese. Ad accompagnare le tre donne al confine è stato un tedesco che dalla Germania ha guidato per 25 ore di fila per andare a salvare la moglie che si trovava pure a Kiev. "Ci ha dato un passaggio. Siamo arrivati stanotte alle 3 - racconta Elena - dopo 18 ore di viaggio in auto. Ci sono 100 chilometri di coda, i poliziotti ci hanno detto che ci vogliono altri tre giorni di viaggio per lasciare l'Ucraina. Io avendo una bambina gravemente malata non posso affrontare questo viaggio".

Da qui la sosta in ospedale dove le tre donne hanno trascorso la notte. "Ci hanno dato da mangiare e da dormire ma - conclude tra le lacrime - non so come fare a rientrare in Italia. Da qui non riesco nemmeno a chiamare l'ambasciata italiana. Spero che il sindaco, sempre attento alle tematiche umanitarie possa darci una mano".

Intanto tutta Palermo è in ansia per la bimba e per la sua famiglia. E dalla scuola Perez, la dirigente scolastica e i compagni di scuola della piccola Elisa hanno lanciato un appello per riportare la bambina nella sua città.

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