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Presidio lavoratori Gonzaga

Presidio lavoratori Gonzaga

Lo sciopero della fame non basta, il Gonzaga chiude ai lavoratori: "Tagli necessari"

Secondo il rettore Tata gli operatori Ata avrebbero dovuto accettare la proposta della Cooperativa esterna a cui sono stati appaltati i servizi di pulizia, vigilanza e assistenza. Proposta accettata solo da 14 su 31 dipendenti licenziati

Niente da fare. Nemmeno lo sciopero della fame servirà a far cambiare idea ai vertici del Gonzaga portandoli a fare un passo indietro sui 31 licenziamenti che hanno interessato una parte dei lavoratori Ata. Il rettore dell'istituto gesuita chiude la trattativa e con piglio da manager afferma che "i tagli al personale non docente erano necessari per riparare la situazione dovuta anche al calo degli alunni, passati da 1.600 a 900". "Anche gli spazi da custodire - continua Francesco Tata - sono inferiori rispetto al passato dato che la sede de Le Ancelle è stata chiusa". Le trattative le ha fatte il consiglio d'amministrazione, di cui il rettore però non fa parte. "Le spese del personale - spiega Tata - dovevano essere contenute del 70%. Al personale Ata è stata proposta una riduzione a 25 ore oppure di essere assunti dalla Cooperativa esterna a cui é stata appaltato il servizio di pulizia, vigilanza e assistenza. Una parte ha accettato e un'altra si è rifiutata". Argomento chiuso quindi. 

"Nella riduzione dei costi era necessario fare questa operazione. È chiaro che bisogna gestire questi servizi, ma è necessario contenere le spese. Umanamente abbiamo cercato di sollecitarli affinchè accettare la proposta delle 25 ore come punto di partenza. Se riuscissimo a risanare la gestione dell'istituto, avrebbero potuto trarne vantaggio". Chissà se e quando. "Poi - conclude - trovandosi liberi per mezza giornata avrei consigliato loro di trovarsi un altro impiego che gli avrebbe consentito di mantnere lo stesso tenore di vita". Sì, perchè fra gli ex lavoratori ci sono anche "famiglie monoreddito", con figli da mandare all'università e mutui da pagare.

Gonzaga (4)Rita Becchinella ha fatto l'assistente dell'infanzia al Gonzaga per 30 anni. Oggi è un'ex lavoratrice in presidio davanti all'istituto gesuita insieme ad altri sedici ex colleghi. Sono stati licenziati insieme ad altri 14 operatori Ata. Questi ultimi, però, hanno accettato la proposta offerta dalla Cooperativa a cui sono stati appaltati i servizi che prima del licenziamento svolgevano loro. 

"Quattro anni fa, nel 2013 - spiega Rita a PalermoToday - sono partiti i contratti di solidarietà per tutti i dipendenti, docenti compresi. Poi, dopo due anni si è passati al contratto di prossimità. Abbiamo iniziato a lavorare part time e tutti insieme abbiamo iniziato una battaglia. Perché adesso ci deve essere questa discriminazione? Gli amministrativi sono personale Ata come noi, ma hanno ancora un'occupazione". "A questo punto -  aggiunge Corsini Provvidenza, al centralino da 35 anni - ci viene da pensare che hanno voluto tagliate in modo mirato gli operai calpestando la dignità lavorativa".

Il rettore del Gonzaga dice che si è arrivati a tanto perché da quando c'è stata la separazione tra il Gonzaga e le Ancelle si è registrato un esubero strutturale e che ai lavoratori è stata fatta un'offerta che hanno preferito rifiutare. Provvidenza però replica: "Non è così: ci hanno offerto il 34% della retribuzione, circa 800 euro lordi per il part time dopo una vita di lavoro. Io lavoro qui da trent'anni". Adesso il servizio è stato esternalizzato. "Quattordici colleghi hanno accettato la proposta della Cooperativa ma a quali condizioni? Ti assumono a gennaio - continua Provvidenza - e ti licenziano a luglio. E i contributi? Sono alla soglia della pensione e non posso accettare tutto questo. Negli anni ho visto la mia busta paga sempre più scarna. Piuttosto preferisco andare a casa, adesso basta. La dignità non si può calpestare. Siamo qui per sensibilizzare l'opione pubblica su quanto sta accadendo". 

"Un ente religioso che predica uguaglianza, carità e fraternità è sceso al livello degli azionisti - afferma Francesco Paolo Raffagnino, operaio addetto alle pulizie da 13 anni". Ieri l'istituto ha diffuso una nota stampa nella quale afferma di essere vicino alle persone che stanno soffrendo per questa situazione. "Comprendiamo il loro disagio e la loro frustrazione. Tuttavia - dichiara il provinciale padre Gianfranco Matarazzo - dobbiamo dire in tutta onestà che abbiamo tentato di mediare in ogni modo con loro delle soluzioni praticabili, cercando di coniugare le istanze di riforma della scuola con la salvaguardia del lavoro dipendente. Voglio ringraziare i nostri confratelli per l’enorme sforzo che stanno facendo per il rilancio dell’istituto e per il peso che stanno portando in questo tempo: accompagniamoli con la preghiera. Così pure il personale docente, gli impiegati, gli studenti e le loro famiglie che ci stanno dando fiducia in questo faticoso cammino di riorganizzazione”.

Parole che i lavori in presidio non hanno apprezzato. "Che dobbiamo farcene delle preghiere? - si domandano Rita e gli 16 colleghi in presidio - Chiederemo quello ci spetta nelle sedi opportune". La storia, insomma, non finisce qui.

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