Gli alunni del Guttuso (plesso Vanni Pucci di Carini) inoltrano missiva al presidente della Repubblica

Il grido dei giovanissimi: "Ci aiuti a non dimenticare questo triste, angosciante, passato"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PalermoToday

Gli alunni delle classi prima B, seconda A, terze A e F, quarte A, C e F, e delle quinte A, B e D del plesso Vanni Pucci dell'Istituto Comprensivo Renato Guttuso di Carini (Palermo) hanno inoltrato, in occasione della Giornata della Memoria, al signor Presidente della Repubblica on. Prof. Sergio Mattarella, una missiva nella quale hanno fatto presente di essere stati "impegnati, per una intera settimana in un importante progetto, denominato “L’Eco del Silenzio” attraverso il quale abbiamo dato voce ai tanti dimenticati della Storia".

Nel rivolgersi al Capo dello Stato fanno presente come "a distanza di 80 anni da quei drammatici eventi storici, il nostro appello di bambini e di ragazzi, ma anche dei nostri insegnanti, alla SS.VV. ill.ma, vuole essere quello di impegnarla, attivamente, per svuotare il cuore, prima di ciascun italiano, e poi del resto dell’umanità, dall’odio". I ragazzi si chiedono, tra l'altro, come "non inquietarsi, infatti, Signor Presidente, quando, leggiamo che in Belgio, come in Francia, ma anche qui in Italia, a bambini o meno giovani si consiglia di evitare l’una o l’altra zona della città per non farsi insultare o aggredire fisicamente, soltanto perché portano al collo o sulla testa un segno distintivo mai assai discreto?"

Come non inquietarsi, continuano i 400 alunni del Vanni Pucci rivolgendosi al prof. Sergio Mattarella" quando si deve tuttora assicurare una stretta protezione agli uomini che pregano nei tempi o ai bambini che studiano nelle scuole senza che nessuno nella comunità nazionale se ne stupisca, se né indegni o si commuova?" " Non è precisamente in quella abitudine e attitudine ad accettare l’inaccettabile, non è in quest’abbrutimento, che si costruiscono le premesse di una nuova discriminazione? Non le pare, Signor Presidente, che ci sia diffuso, con velocità impressionante, il germe della indifferenza, dell’ipocrisia, del rifiuto dell’atro e del diverso? Non si dovrebbe al contrario considerare ciascuna di quelle e queste aggressioni e ciascuna di quelle e queste precauzioni, date in pasto ai cittadini in nome di una pseudo ricerca di sicurezza nazionale, per premunirsene come il segno che l’odio e la paura non sono tuttora svaniti e sono pericolosamente in circolo nel tessuto della nostra sana, bella società italiana?"

I bambini del plesso Pucci della Guttuso di Carini, in provincia di Palermo, si indignano nel costatare e far notare al capo al capo dello Stato, che" ci sono nelle nostre città, anche nella Nostra e nella Sua Sicilia, troppi luoghi e momenti in cui nostri bambini ci danno la loro mano, stringendola nella nostra per allontanare la paura. Si, ci sono sempre nelle nostre città, anche nella nostra Carini, nella sua vicina Palermo e Castellammare del Golfo, troppe donne e troppi uomini che temono che gli occhi e le orecchie dei loro bambini conservano una traccia della loro dignità saccheggiata all’angolo di una strada o aspettando la metro in stazione, come i padri dei padri di questi bambini l’hanno incisa nella pelle del braccio". "Non abbiamo mai capito - continuano gli studenti del Pucci - perché anche nelle città e i villaggi d’Europa, le cui strade risuonano ancora dei passi dei loro abitanti ebrei assassinati dai nazisti, non si preoccupino, anche loro, loro soprattutto, di rammentare le loro voci nel silenzio assordante di questa nuova sirena razzista.

Come se il ricordo della Shoah, egregio Signor Presidente Mattarella, fosse diventato il problema delle sole vittime, quando, nel frattempo, tutti gli altri uomini sparsi nel mondo, potrebbero in questi due minuti d’eternità onorare la memoria di quelli che furono gli amici, i compagni, i concittadini dei loro padri e nonni". E lanciando la richiesta al Presidente Mattarella "Serve, Signor Presidente, un suo impegno per non confondere le nuove generazioni. Celebriamo la “Giornata della memoria” e sui giornali, guardando i media, abbiamo rappresentata una realtà drammaticamente diversa. Amore e Odio, paure e accoglienza non possono convivere e intrecciarsi. Peggio, non devono confondersi. O l’una o l'altra. Non c’è scelta di compromesso". E, infine, la richiesta. "Ci aiuti a non dimenticare questo triste, angosciante, passato. Faccia tremare il suo monito a favore d’una memoria davvero vigile per il nostro futuro".

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