Giustizia sospesa ma la Sicilia è Covid free, Santoro (Lega): “Ripartano effettivamente i processi”

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PalermoToday

A seguito delle recenti disposizioni della presidenza del tribunale di Palermo, fino alla data del 31 luglio, è stata confermata l’esclusione dei processi monocratici che richiedano l’espletamento di attività istruttoria dibattimentale. Secondo l’avvocato Stefano Santoro, responsabile del dipartimento Giustizia per la Regione Siciliana della Lega “detta previsione fondata sull’articolo 83 del decreto del governo nazionale denominato Cura Italia, escluderà la celebrazione di tutti i processi in cui sono previsti gli esami dei testimoni. Cio’, continuerà a non permetterà di rendere una risposta i tempi brevi ai cittadini, poiche’ la maggior parte delle udienze sono state rinviate tra fine anno ed i primi mesi del 2021, a cui va aggiunto tutto il periodo di sospensione iniziato lo scorso 8 marzo allo scoccare del lockdown”.

“E’ una situazione insostenibile – afferma l’avvocato penalista ed esponente della Lega Santoro- poichè oltre a provocare uno stato di sospensione della giustizia, ha di fatto messo in ginocchio l’avvocatura. Poiche’ per tali ragioni non riescono a svolgere la propria attività professionale con un conseguente danno di natura economica. Il provvedimento varato il 12 giugno dalla presidenza del tribunale, purtroppo, ha sostanzialmente lasciato immutato il primo provvedimento emanato in piena emergenza sanitaria, nonostante la Sicilia sia una regione Covid free è stato disposto che le udienze indicate dall’articolo 83 nel decreto Cura Italia si continuino a celebrare con le modalità già stabilite durante il lockdown. Di fatto quello che sta accadendo è che la maggior parte dei processi viene rinviata dai giudici già al 2021”.

Santoro, a tale riguardo ha scritto una lettera al presidente del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Palermo Giovanni Immordino, al componente del Consiglio nazionale forense, avvocato Francesco Greco, al presidente della Camera penale Fabio Ferrara, all’avvocato Accursio Gallo, componente dell’organismo unitario dell’avvocatura italiana affinchè “intervengano chiedendo la modifica del provvedimento e consentire la celebrazione dei processi davanti al giudice monocratico, esaminando almeno uno o due testimoni a processo a seconda del numero di essi”.

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