Cent'anni fu ucciso Orcel, eroe di Palermo: "E' morto giovane ma ha fatto la storia della città"

La Cgil Palermo ha ricordato questa mattina la figura del dirigente sindacale assassinato dalla mafia il 14 ottobre 1920, portando una corona di fiori nel luogo della sua uccisione, sotto la lapide in corso Vittorio Emanuele

L'iniziativa di oggi

La Cgil Palermo ha ricordato questa mattina la figura del dirigente sindacale Giovanni Orcel a cent'anni dal suo assassinio mafioso, portando una corona di fiori nel luogo della sua uccisione, sotto la lapide in corso Vittorio Emanuele. Alla cerimonia hanno preso parte l'assessore Sergio Marino in rappresentanza dell'amministrazione comunale, il segretario generale Cgil Palermo Enzo Campo, il rappresentante Legalità Cgil Palermo Dino Paternostro, Umberto Santino, presidente del centro siciliano di documentazione 'Giuseppe Impastato' e l'ex sindacalista e autore di un libro su Orcel Giovanni Abbagnato.   

“E' una commemorazione importante, di un dirigente sindacale  al quale è dedicata la Camera del Lavoro di Palermo. Stiamo parlando di una personalità che ha fatto la storia della nostra città, pur essendo molto giovane. Una costante, per gli omicidi di mafia dei dirigenti sindacali: erano tutti molto giovani. E non erano uomini soli ma alla testa di un movimento sindacale, composto anche da donne e da bambini,  che lottava per l'emancipazione delle persone. Orcel è un operaio tipografo, diventa poi segretario  dei metallurgici. In questo tempo in cui il lavoro è frantumato, Orcel ci insegna a essere uniti, per perseguire vittorie e cambiamenti. Lui lo dimostra elaborando, assieme a Nicola Alongi, e anticipando in qualche modo Antonio Gramsci, la teoria dell'unità di interessi tra i soggetti più deboli, l'unità tra contadini e operai, che cominciavano a organizzarsi e a mettere in pratica questa intuizione”.   

“Difendere questa storia – aggiunge Enzo Campo - significa difendere non solo la storia della città e della provincia ma delle classi sociali nel nostro Paese. Palermo era la splendida Palermo dei Florio, dei salotti, di Villa Igiea. Ma era anche la città dei catoi. Lungo il Cassaro sfilavano centinaia di carrozze ma alla Kalsa, all'Albergheria e alle spalle di corso Vittorio Emanuele le famiglie vivevano strette in case fatiscenti di pochi metri quadrati. Il racconto di questa storia è stato sempre quello di una sola parte. Bisogna avere la capacità di ricostruire storicamente quello che è successo nell'ultimo secolo e rimettere al centro il mondo del lavoro. Riconnettere tutte le storie, come noi abbiamo fatto con l'amministrazione comunale e le associazioni, intitolando le vie dei diritti. E come stiamo facendo nel nostro Calendario della memoria, ricostruendo tutti i passaggi, dall'urlo di Antonella Azoti sotto l'albero Falcone, per il riconoscimento della storia di suo padre, ucciso dalla mafia nel lontano 1947, a 37 anni,  ad altri familiari di vittime che per la prima volta, dopo anni di oblio,  hanno potuto partecipare a un funerale pubblico”. 

“Nell'aula bunker, alle commemorazioni delle stragi – prosegue Enzo Campo - abbiamo spesso assistito all'apologia della borghesia palermitana, dimenticando la storia della città fatta da coloro che andavano a lottare la mafia in canottiera, a torso nudo, assieme alle donne e ai bambini, e gli sparavano addosso. Abbiamo raccontato in un volume gli anni di Pio La Torre alla guida della Camera del Lavoro di Palermo. Che La Torre fosse stato anche un bravissimo dirigente sindacale, non lo sapeva quasi nessuno. Il senso delle operazioni editoriali che stiamo realizzando è fare conoscere la storia e rafforzare la  memoria del  movimento sindacale e di quanti hanno lottato per emancipare il lavoro e per una società dei diritti. Solo con il rispetto delle leggi e dei diritti,  dal diritto alla scuola e alla salute, al diritto nel lavoro e al lavoro, si sconfigge la mafia”. 

La figura di Orcel, e il suo spessore, anche di livello nazionale e internazionale, è stata ricostruita in tutti gli interventi. “Un anniversario speciale, che avremmo voluto celebrare con una giornata di studi per  ragionare sull'eredità politica, culturale e sociale che un personaggio come Orcel ci lascia - è intervenuto  Dino Paternostro, responsabile Legalità Cgil Palermo -. Un convegno, che è solo rimandato, per accostare insieme le due figure di Nicola Alongi e Giovanni Orcel, protagonisti delle lotte portate avanti in quegli anni dal movimento contadino e dal movimento operaio, entrambi uccisi nel 1920 a pochi mesi di distanza. La famosa teoria di Antonio Gramsci, in Sicilia fu teorizzata da un contadino autodidatta come Alongi e da Orcel, un dirigente del movimento operaio palermitano, che l'avevano non solo pensata ma messa in pratica. Quando i contadini di Alongi manifestavano per la terra, gli operai palermitani li andavano a sostenere e delegazioni di contadini, al contrario,  scendevano dalle campagne per partecipare alle lotte degli operai in città, guidati da Orcel. Alla prima occupazione storica del Cantiere Navale, che durò un mese, gli operai continuarono in autogestione a lavorare per costruire una nave, alla quale fu dato il nome di Alongi”.

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