Cronaca

"Lo Porto ucciso da operazione illegale Usa?", chiesta la riapertura delle indagini

Il cooperante palermitano fu sequestrato in Pakistan da una banda vicina ad Al Qaeda nel gennaio 2012 e ucciso tre anni dopo. Il giudice delle indagini preliminari di Roma ha chiesto alla Cia di aprire gli archivi segreti

Giovanni Lo Porto

Il cooperante palermitano Giovanni Lo Porto, sequestrato in Pakistan da una banda vicina ad Al Qaeda nel gennaio 2012 e ucciso tre anni dopo, sarebbe stato ucciso da un drone-bomba statunitense durante un’operazione antiterrorismo illegale. E' l'ipotesi avanzata - secondo quanto riporta il Corriere della Sera - dal gip di Roma, che ha respinto la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura e ha ordinato di chiedere agli Stati Uniti, tramite una rogatoria internazionale, "tutta la documentazione riguardante l’operazione condotta, mediante l’impiego di droni, tra la fine del 2014 e l’inizio del 2015 sul compound di jihadisti legati ad Al Qaeda , situato in zona tribale al confine tra il Pakistan e l’Afghanistan, ove erano tenuti in ostaggio i cooperanti Lo Porto e Weinstein".

Secondo quanto scrive il quotidiano, il "magistrato chiede che la Cia apra i suoi archivi e sveli i retroscena dell’operazione antiterrorismo svolta in Pakistan. Una soglia fin qui sbarrata sulla quale si era fermato il pubblico ministero di Roma Erminio Amelio, dopo aver chiesto al Ros dei carabinieri di acquisire dalle autorità americane 'tutte le informazioni in loro possesso' sull’operazione che portò alla morte di Lo Porto. Gli Stati Uniti non hanno risposto e il pm aveva proposto l’archiviazione del fascicolo, ritenendo in ogni caso difficile ipotizzare i reati di omicidio volontario o anche solo di omicidio colposo".

Il cooperante di 38 anni collaborava con una organizzazione non governativa, la Welthe Hunger Hilfe, nell’ambito di un progetto finanziato dall’Unione europea per soccorrere la popolazione del Pakistan colpita da un terremoto e da un’alluvione. Nel gennaio del 2012 fu rapito, insieme al collega tedesco Bernd Muehlenbeck, da alcuni uomini armati. Di lui non si sono avute più notizie per lungo tempo, fino all’amara notizia data direttamente dal presidente degli Stati Uniti.  L'allora presidente Usa Barack Obama si assunse la responsabilità dell’accaduto in prima persona, facendo pervenire ai familiari di Lo Porto di un assegno da un milione di dollari per chiudere il caso

Lo Porto secondo la ricostruzione del gip sarebbe rimasto vittima, per sbaglio, di un'operazione di target killing: l'omicidio mirato di obiettivi da eliminare (in questo caso i terroristi). I familiari, assistiti dallo studio legale dell’avvocato Andrea Saccucci, rivendicano "la natura illecita secondo il diritto internazionale dei target killings", tanto più se condotti da un’agenzia civile come la Cia, nell’ambito di un’attività antiterrorismo "che non può assolutamente essere fatta rientrare nella nozione di conflitto internazionale".

Il giudice ha accolto la richiesta di nuove indagini, sottolineando che in ogni caso "la protezione accordata ai diritti umani, e in primis il diritto alla vita, non cessa in tempo di guerra". 

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