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Domenica, 22 Maggio 2022
La cerimonia

Giorno della Memoria, medaglie d'onore a cinque deportati nei lager nazisti

In prefettura sono stati consegnati i riconoscimenti ai familiari di Antonino Balsamo, Raffaele Basile, Mariano Calò, Giuseppe Citati e Domenico Moscato

La Prefettura di Palermo ha consegnato cinque medaglie d'onore nel "Giorno della Memoria”, dedicato al ricordo della Shoah, delle leggi razziali, delle persecuzioni dei cittadini ebrei e di tutti coloro che hanno subito la deportazione, la prigionia o la morte nei lager nazisti. Anche quest’anno, a causa dell'emergenza Covid, la cerimonia si è svolta a Villa Whitaker in forma ristretta. Nel corso dell’evento sono state consegnate le medaglie d’onore, concesse con decreto della Presidenza della Repubblica, alla memoria dei cittadini italiani, militari e civili, deportati ed internati nei lager nazisti e destinati al lavoro coatto per l’economia di guerra dopo l’8 settembre 1943, ai familiari di Antonino Balsamo, Raffaele Basile, Mariano Calò, Giuseppe Citati e Domenico Moscato. 

Chi era Antonino Balsamo

Antonino Balsamo, nato a Termini Imerese l’11 giugno 1921, figlio di agricoltori, ultimo di sette figli, chiamato alle armi nel conflitto della seconda guerra mondiale, è entrato a far parte del 151° Reggimento di Artiglieria “Perugia” in Foligno. Inviato prima a Spalato e successivamente nel Montenegro, in seguito all’armistizio di Cassibile, fu catturato nella città di Petrovac dalle truppe tedesche e deportato nei campi di concentramento in territorio germanico.  Maltrattato e picchiato, narrava nei suoi racconti le ingiustizie ed i soprusi patiti. Ha subito la mutilazione delle falangi di due dita ed è sfuggito miracolosamente alla morte durante una fucilazione.
Dopo la liberazione, rientrato nel paese natio, ha lavorato presso un pastificio di Termini Imerese ed è stato assunto successivamente quale invalido di guerra presso il Comune di Termini quale Collaboratore scolastico. E' morto l'8 novembre 2004.

Chi era Raffaele Basile

Raffaele Basile, nato a San Giuseppe Jato l’8 gennaio 1920, è morto il 23 gennaio 1992. Quarto di 9 figli, ha studiato fino al conseguimento della licenza elementare ed in seguito, nonostante la grande passione per lo studio, dovette iniziare a lavorare come muratore. Allo scoppio del secondo conflitto mondiale, appena ventenne, venne chiamato alle armi: nell’aprile del 1940 dalla Sicilia fu trasferito nella provincia di Cuneo dove si trovava il deposito del 18° Reggimento fanteria della 33^ Divisione Acqui. Dopo essere stato inviato in territorio francese e rientrato in Italia, entro la fine del primo anno raggiunse con il suo reggimento la Puglia per imbarcarsi alla volta dell’Albania. Trasferito nell’aprile del 1941 in Grecia, venne inviato nell’isola di Corfù dove visse uno dei momenti più drammatici della storia del nostro Paese e dove la Divisione Acqui diede prova di coraggio opponendosi al diktat delle forze tedesche che imposero la resa ai nostri reparti. Fu tra i pochi fortunati a scampare allo sterminio nazista e a raggiungere la terra ferma. Ma venne presto catturato e condotto nei campi di prigionia a Gianina e Salonicco per essere infine trasferito in uno dei tanti stalag del territorio tedesco. Inquadrato come soldato internato militare italiano (I.M.I.) lavorò in condizioni di grande disagio psico-fisico. Sopravvisse alla fatica , al freddo e alla fame restando fedele al giuramento fatto alla Patria rifiutandosi di aderire alla Repubblica sociale di Mussolini.
Venne liberato nel novembre 1944 dalle forze anglo-americane e una volta sbarcato a Taranto fu aggregato al 20° Raggruppamento - 12° Reparto Salmerie fino al 18 aprile 1945 quando venne posto in licenza illimitata in attesa di congedo. Ritornato nel suo paese sposò Francesca dalla quale ebbe 4 figli. Per sostenere la famiglia sin dal dopoguerra creò e diresse una piccola impresa edile attiva nella Valle Jato e nei dintorni e negli anni settanta, anche a causa di problemi di salute, trovò impiego presso la Croce Rossa Italiana.

Chi era Mariano Calò

Mariano Calò nato a Casteldaccia l’1 ottobre 1916 da un’umile famiglia di contadini, il 23 marzo 1938, all’età di 21 anni, viene arruolato con la classe del 1916 ed assegnato al 5° Lancieri di Novara. Trattenuto alle armi per l’inizio delle ostilità, venne inviato nel Montenegro e nel 1943 fu fatto prigioniero e deportato in Germania al Campo stalag  XVII dove morì il 27 novembre 1944 a causa di TBC polmonare. Venne sepolto nel cimitero del campo di concentramento nella città di Kaisersteinbruch, oggi Burngenland e successivamente traslato nel cimitero militare di Mauthausen dove attualmente riposano le spoglie.

Chi era Giuseppe Citati

Giuseppe Citati, nato a San Mauro Castelverde il 21 marzo 1921, è deceduto l’8 maggio 2007 all’età di 86 anni. Giovane agricoltore presso la proprietà di famiglia, l’8 gennaio 1941 fu chiamato alle armi e assegnato al 231° Reggimento Fanteria. Giunto nell’agosto del 1941 a Corinto, dal novembre 1942 all’8 settembre 1943 partecipò alle operazioni di guerra svoltesi nello scacchiere del Mediterraneo. Catturato dai tedeschi venne condotto nello stalag VI di Krefeld in Germania, impiegato ai lavori forzati e successivamente trasferito nella città di Oberlangen. Venne liberato l’8 maggio 1945. Tornato in Sicilia nel paese natale riprese l’attività di agricoltore e sposò Epifania. Ricevette dal comandante dell’ex distretto militare di Palermo due croci al merito di guerra.

Chi era Domenico Moscato

Domenico Moscato, nato a Palazzo Adriano il 10 novembre 1907, è deceduto a Lercara Friddi il 30 novembre 1996. Commerciante di generi alimentari, quando venne chiamato alle armi il 31 gennaio 1943 aveva 36 anni, viveva a Lercara Friddi ed era già sposato con Pietra dalla quale aveva avuto due bambini di 9 e 6 anni. Il 28 febbraio 1943 venne inquadrato con il 65° Reggimento Fanteria motorizzato “valtellina” Piacenza e dopo l’8 settembre 1943 fu fatto prigioniero dai Tedeschi probabilmente sul fronte jugoslavo o nei pressi di Bolzano. Dopo un lungo viaggio in condizioni disumane, stivato con i propri commilitoni in carri bestiame, giunse nello stalag XII di Trier oggi Treviri dove fu impiegato a lavorare presso le industrie Rochilg di Mannheim e nel ripristino di strade e ferrovie danneggiate dai bombardamenti. I continui “no” di collaborazionismo accentuavano ancora di più le già inumane condizioni del campo di concentramento per mano dei tedeschi i quali facevano patire fame freddo maltrattamenti vessazioni e sofferenze di ogni genere. A seguito di un tentativo di fuga, l’8 dicembre 1943 venne trasferito in un altro campo di concentramento dove rimarrà per un anno e da dove riuscirà ad evadere. Camminerà per giorni esausto con l’intento di raggiungere la Francia o il Lussemburgo. Verrà trovato privo di sensi da una famiglia di contadini che lo accoglierà e lo nasconderà per qualche tempo. Aiutato da questi benefattori, messosi alla guida di un trattore, riuscirà ad oltrepassare il confine e raggiungere la Francia già liberata dagli americani. Tornato a Lercara Friddi a piedi e con mezzi di fortuna, ritornò subito alla sua attività commerciale. Si spegnerà all’età di 89 anni.

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