"Gennarino è morto", anzi no: la rinascita del clochard palermitano famoso a Bologna

La seconda vita del 52enne, tornato da poco nella sua Palermo: ora ha una casa e un libro in cantiere. Tanti anni spesi per strada, poi un brutto incidente, dopo il quale in molti lo davano per morto. Invece...

Gennarino nella sua Palermo

"Gennarino è morto". Anzi, no. Questa è la storia di un clochard palermitano "residente" da anni a Bologna, conosciuto da tutti nella città emiliana. Lo scorso 24 novembre si era sparsa la notizia che era morto dopo essere stato investito da un'auto. Una notizia che aveva fatto il giro di Bologna (e non solo). Lui era (è) Umberto Gennaro, 52enne senza fissa dimora. Un suv lo aveva investito mentre cercava di attraversare la strada trascinandosi per terra, come ha sempre fatto. Ma a distanza di sei mesi è arrivata la notizia che non ti aspetti: "Gennarino e vivo e sta bene. Da febbraio è tornato a Palermo, dalla sua famiglia che non vedeva da anni, e sta facendo la fisioterapia per tornare a camminare".

Al suo personaggio, conosciuto anche come poeta che declamava i suoi componimenti ai passanti, sono dedicate pagine Facebook e filmati su Youtube. Il palermitano da qualche tempo faticava a stare in piedi per problemi di salute. Così, attraversava la strada trascinandosi sull'asfalto quando l'auto lo aveva travolto in prossimità di un attraversamento pedonale. Forse il conducente non si è accorto della sua presenza. 'Gennarino' era rimasto incastrato sotto il mezzo: è stato liberato dai vigili del fuoco, che hanno sollevato il Suv e hanno affidato il clochard alle cure dei sanitari del 118. E' stato portato all'ospedale Maggiore e ricoverato in condizioni gravi. Poi la (falsa) notizia della morte. E la "resurrezione" a Palermo.

Gennarino aveva lasciato Palermo per andare a vivere a Bologna e da 20 anni circa "abitava" in via del Borgo di San Pietro. Una storia difficile, fatta di solitudine, di problemi fisici e del maledetto vizio dell’alcol. Il palermitano ha prima vissuto per anni a Firenze, facendo il cuoco. Poi, dopo aver perso il lavoro, è arrivata la strada. Lui ha sempre rifiutato le strutture pubbliche, trovando conforto soltanto in una bottiglia. Quindi l'incidente e la rinascita insieme alla sua famiglia a Palermo.

"Mio zio si trova a Palermo, sua città di origine - spiega la nipote a BolognaToday -. Lo hanno accolto a casa e ogni giorni lo accompagnano all'ospedale per le terapie riabilitative. Si sta curando. La ripresa è lenta, ma sta procedendo con le cure.  Ha un bel caratterino, ma adesso lascia che ci si prenda cura di lui. Abbiamo festeggiato con lui i primi 100 giorni senza alcol e ha recuperato peso, goloso com'è di dolci cerchiamo di far leva su quello per rimetterlo in forze e farlo rialzare in piedi. Bologna gli manca, ma adesso ha ritrovato la sua famiglia e pur rimanendo un po' burbero, deve restare con noi". Insomma, un lieto fine inatteso, dopo anni passati ai margini per una storia d'amore finita male. 

Il nome completo di Gennarino è Umberto Gennaro ed è scritto per bene, nero su bianco, su un libro nel quale si racconta: "Lo aveva scritto quando cercava di disintossicarsi dall'alcol, con l'aiuto della Comunità Sant'Egidio. Poi però non ce l'aveva fatto e aveva interrotto sia la riabilitazione che il progetto di scrittura. Ma adesso anche questo cerchio si è chiuso e il libro è qui davanti a noi, sfogliabile - racconta ancora la nipote dell'ex senzatetto - il titolo è "Una penna sola vorrei. Sette anni per leggerlo" e se ne sta occupando la stessa comunità che lo aveva a cuore, la quale lo vende su ordinazione. E' un sogno che si realizza per lui".

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