Cronaca

Sognava di fare il magistrato nella sua Palermo, muore a 29 anni: il dolore di Nando Dalla Chiesa

Gabriele Minì, dopo aver vinto una borsa alla Fondazione Falcone, nel 2017 si era trasferito a Milano. Maria Falcone: "Era un ragazzo speciale, appassionato e generoso"

"Una notizia che mai avremmo voluto dare: Gabriele Minì, un nostro borsista, ci ha lasciati dopo una lunga malattia. Aveva solo 29 anni, un percorso di studi giuridici, un dottorato a Milano in Studi sulla Criminalità Organizzata, la passione per il diritto". Con queste parole Maria Falcone, sorella del giudice morto nel 1992, ha annunciato la morte del ragazzo che viveva a Milano dal 2017 e aveva vinto una borsa alla Fondazione Falcone.

"Gabriele era un ragazzo speciale - dice Maria Falcone -. Metteva il cuore nelle cose che faceva e allo studio univa l’impegno civile. Gabriele aveva le idee chiare e voleva fare il magistrato a Palermo, la sua città. La Fondazione l’anno scorso gli ha assegnato una borsa di studio per un bel lavoro sulla mafia dei Nebrodi e le frodi europee. Abbracciando forte la sua famiglia e chi lo ha conosciuto e gli ha voluto bene, vogliamo ricordarlo così come è in questa foto: appassionato e generoso”. 

Anche Nando dalla Chiesa, figlio del Generale Carlo Alberto e direttore di Cross e coordinatore del dottorato in Studi sulla criminalità organizzata, ha voluto ricordare Gabriele Minì: "Gabriele, il nostro sorridente e arguto dottorando palermitano, non c’è più. Portato via da un male terribile che gli era stato diagnosticato dal 2016 ma che lui aveva nascosto a tutti. Aveva partecipato al bando per “Studi sulla criminalità organizzata” e aveva iniziato a vivere a Milano nel 2017, come volesse al tempo stesso sfidare e godersi la vita che aveva. Temeva che un solo accenno alla sua malattia procurasse disagio ai suoi amici e compassione da parte dei docenti chiamati a giudicarlo".

"Gentile, simpatico, solare, amato dai compagni, profondo e profondamente palermitano, desiderava onorare con il proprio impegno la scia di vittime innocenti lasciata dalla storia della sua città, di cui chiedeva incessantemente racconti e spiegazioni al padre - prosegue Nando Dalla Chiesa -. Le sue qualità umane e di studioso (aveva vinto anche il concorso di avvocato e una borsa alla Fondazione Falcone) resteranno nella vicenda di questa comunità umana, civile e scientifica che è CROSS, e nella memoria del nostro dottorato. Mentre sento il dovere di ringraziare Gabriele per la fiducia con cui si è rivolto a noi, lo voglio ricordare con l’affetto sgomento che sempre si prova per chi, molto più giovane, subisce le ingiustizie del destino, e con le parole di cui si è intessuto il nostro legame: 'Si faccia sentire, Gabriele'".

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