Domenica, 13 Giugno 2021
Cronaca Resuttana-San Lorenzo / Via San Lorenzo

Furto nell'auto del titolare della pizzeria La Braciera, disposta la vigilanza sotto casa sua

A fine aprile sono arrivate le condanne per due presunti estorsori che avrebbero preteso la "messa a posto" da Roberto Cottone e i suoi fratelli. Per l'imprenditore però i due episodi non sarebbero collegati: "Non credo che c'entrino nulla le nostre denunce contro il racket, a tanti amici hanno rubato il volante o la marmitta"

(foto archivio)

Rubato il volante dell'auto di Roberto Cottone, uno dei fratelli gestori della pizzeria La Braciera che hanno denunciato il pizzo e fatto condanne i loro estorsori. Risale infatti ad appena una settimana fa la sentenza del tribunale che ha inflitto una pena a 7 anni per Giovanni Niosi e 5 per Antonino Cumbo, gli ultimi esattori che nel tempo si sono avvicendati per incassare i soldi dall'attività. L'imprenditore però, per il quale è stata disposta la vigilanza sotto la sua abitazione, è convinto che fra le due circostanze non ci siano collegamenti. "Non credo c'entrino nulla le denunce contro il pizzo, mi era già capitato 10 mesi fa", spiega Roberto Cottone a PalermoToday.

Negli ultimi mesi - come segnalato in varie occasioni alla redazione - sono state registrate decine furti in diverse zone della città, da San Lorenzo al Villaggio Santa Rosalia. Ruote, marmitte, volanti e specchietti. I ladri rubano di tutto per poi ricettare la merce sul web o tramite qualche meccanico compiacente. Dunque potrebbe essere un episodio come tanti. "È successo anche ad alcuni amici che abitano qui vicino, non credo ci sia nulla dietro", minimizza Cottone. Per lui il furto del volante non avrebbe nulla a che vedere con la sentenza emessa nei confronti di Niosi e Cumbo.

I giudici della quarta sezione del tribunale a fine aprile avevano infatti condannato gli imputati, gli ultimi di una lunga serie - secondo il racconto degli imprenditori - che avrebbe preteso la "messa a posto" anche dai precedenti proprietari, costretti a versare per anni l'obolo (anche all'epoca della lira) per non avere problemi e dare sostentamento alle famiglie dei carcerati. Gli altri indagati erano stati già processati con l’abbreviato per le richieste estorsive avanzate nei confronti dei tre fratelli Cottone che sono stati seguiti nel percorso di denuncia dall’associazione antiracket AddioPizzo.

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