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Giovedì, 2 Dicembre 2021
Cronaca

Il datore di lavoro li denunciò per avergli rubato soldi e gasolio, assolti 4 autotrasportatori

Secondo il titolare dell'azienda gli imputati, sfruttando delle carte prepagate per il rifornimento, si sarebbero appropriati indebitamente di quasi 90 mila litri di carburante dal valore di 150 mila euro. Il reato si è prescritto a settembre, ma il giudice ha deciso di scagionarli nel merito: "Errori di calcolo, non c'è prova dell'imbroglio"

Aveva accusato quattro dei suoi dipendenti di aver utilizzato delle carte prepagate aziendali per appropriarsi indebitamente di quasi 90 mila litri di gasolio, per un valore di circa 150 mila euro, e li aveva fatti finire sotto processo: adesso, anche se il reato si è prescritto il 14 settembre scorso, la quinta sezione del tribunale monocratico ha deciso di assolvere comunque nel merito i lavoratori, difesi dagli avvocati Miria Rizzo e Toni Palazzotto.

La sentenza è stata emessa dal giudice Marco Petrigni, che ha scagionato - con la formula "perché il fatto non sussiste" - quattro autostrasportatori palermitani, Giacomo Lannino, Michele Todaro, Vincenzo Giampapa e Vincenzo Muratore, che erano stati denunciati per appropriazione indebita da Marco Battimiello, titolare della "Autotrasporti Fratelli Battimiello sas" di Napoli, ma che effettua consegne in tutta l'Isola ed ha anche un parcheggio privato per la sosta dei mezzi in viale dell'Olimpo.

Secondo il datore di lavoro - e anche la Procura, che aveva chiesto la condanna degli imputati a due anni - utilizzando le carte prepagate dell'azienda, tra il 13 gennaio ed il 14 dicembre del 2013, i lavoratori avrebbero sottratto a spese della ditta 87.092 litri. Quando l'imprenditore aveva fatto presente il problema, a suo dire, magicamente i consumi erano calati dell'80 per cento e aveva comunque deciso di non licenziare nessuno. Le carte erano abbinate alla targa del mezzo utilizzato dal dipendente e, in  base alla versione dell'accusa, al momento del rifornimento nelle stazioni convenzionate di Palermo, sarebbe stato compiuto un controllo per verificare che i dati combaciassero.

Il titolare della ditta dalle fatture si sarebbe accorto di una serie di presunte anomalie, di "numerosi e cospicui rifornimenti non dichiarati". Come per esempio di serbatoio riempiti al massimo nel giro di pochi giorni e con la stessa carta, consumi eccessivi rispetto alle distanze percorse, pari al doppio o al triplo del necessario: al posto di consumare 200-300 euro di carburante per la tratta da compiere giornalmente, risultava una spesa di 800 euro. Risultavano poi rifornimenti compiuti nei giorni festivi, mentre i lavoratori erano in ferie o mentre un mezzo era in sosta nel parcheggio di viale dell'Olimpo.

Per il giudice, però, "i dati relativi al consumo di ogni singolo mezzo, approssimativamente riferiti dal teste Battimiello, vanno ritenuti frutto di una stima del tutto personale e forfettaria, sguarnita di qualsivoglia dato tecnico a corredo. Pertanto non è pienamente attendibile". Inoltre, sono state rilevate "contraddizioni insanabili" tra i testimoni. Alcuni, a cominciare dal datore di lavoro, hanno infatti sostenuto che veniva fatto il raffronto tra tessera e targa, altri - i dipendenti dei distributori convenzionati - hanno invece spiegato che "per via della smagnetizzazione o scadenza della carta prepagata riferibile allo specifico mezzo, veniva convenuto con il titolare della Battimiello che il pagamento del carburante potesse avvenire attraverso la così detta 'carta jolly' intestata alla società ma non abbinata alla targa di alcun mezzo".

"Sul punto - si legge nella sentenza - né può affermarsi che tale circostanza sia incontestabilmente reale, né può assumersi che non lo sia, postulando, come ventilato dal datore di lavoro, che gli addetti ai distributori fossero conniventi con i conducenti dei mezzi. Tanto basta per instillare più di un ragionevole dubbio su un'alternativa ricostruzione dei fatti, non potendosi escludere che le anomalie riferibili ai dati dei cronotachigrafi dei quattro automezzi fossero riconducibili alla prassi di utilizzare la carta 'jolly' tutte le volte che la carta abbinata allo specifico automezzo fosse smagnetizzata o scaduta".

Potrebbero dunque esserci stati degli errori di calcolo e questo induce il giudice "a dubitare a fortiori sull'avvenuta appropriazione indebita di somme di denaro da parte degli imputati, che invece erano da imputarsi al saldo del così detto 'sospeso', riconducibile al mese precedente". Lo stesso datore di lavoro ha poi sostenuto che "un mezzo abitualmente assegnato a un autista venisse invece utilizzato da un altro lavoratore: questo può spiegare alcune discrepanze", come il fatto che il mezzo venisse utilizzato mentre il conducente era in ferie. Da qui la decisione di assolvere nel merito gli imputati.
 

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