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Cronaca

A processo per un furto in abitazione, ma dopo 8 anni la vittima non li riconosce: assolti

Il raid in una casa di via Maestri d'Acqua, nel centro storico, risale alla notte del 12 luglio 2014 ed erano stati rubati 250 euro, una carta di credito e 3 cellulari. L'inquilino, che inizialmente aveva indicato con certezza i due imputati, per mesi non si è presentato in udienza per testimoniare. E alla fine ha detto di non essere più sicuro che fossero loro

Erano finiti sotto processo con l'accusa di essere entrati di notte in una casa di via Maestri d'Acqua, una parallela di via Garibaldi, e di aver rubato un portafoglio con 250 euro, una carta d'identità e una di credito, nonché tre cellulari. Ad oltre 8 anni dai fatti, però, la vittima del furto - che inizialmente aveva riconosciuto i presunti ladri - ha dichiarato di non ricordare nulla e di non essere sicuro che i responsabili fossero proprio gli imputati. E' per questo che Francesco ed Alessandro Amatuzzo, di 32 e 29 anni, residenti nel centro storico, sono stati alla fine assolti da ogni accusa.

La decisione è del giudice della quarta sezione del tribunale monocratico, Davide Pavesi, che ha accolto le tesi dei difensori dei due, gli avvocati Domenico Trinceri, Daniele Abbate e Roberto Cannata. La Procura - anche se, come scrive il giudice "deve ritenersi che permanga un chiaro ragionevole dubbio circa la riconducibilità della condotta contestata agli imputati - aveva chiesto la condanna di entrambi: un anno e 4 mesi per il primo e un anno e 8 mesi per il secondo.

Il furto nell'abitazione di un uomo originario del Bangladesh risale al 12 luglio del 2014. Era stata la stessa vittima a denunciare il fatto al commissariato Oreto-Stazione quattro giorni dopo, spiegando che intorno alle 3 di notte si era svegliato e si era accorto che c'era la luce accesa nella cucina, sorprendendo poi anche due persone - i ladri - che erano però subito scappate. La polizia gli aveva poi mostrato un album fotografico e l'uomo aveva riconosciuto "senza ombra di dubbio" i due Amatuzzo.

Gli imputati erano finiti a giudizio il 17 febbraio 2016, ma il dibattimento era formalmente iniziato soltanto due anni dopo, il 15 maggio del 2018. Il giudice aveva citato più volte la vittima per ascoltare la sua testimonianza, ma l'uomo non si era mai presentato. Il 5 ottobre dell'anno scorso era stato così sanzionato e condannato a versare 150 euro alla Cassa delle ammende. Successivamente era cambiato pure il giudice, che aveva disposto l'accompagnamento coatto della vittima che, finalmente, era stata sentita il 30 giugno scorso. Cioè a 8 anni dai fatti.

Le dichiarazioni del testimone sono state però contraddittorie rispetto a quelle fatte al momento della denuncia. L'uomo durante il dibattimento ha infatti detto di non essere più sicuro che i ladri fossero effettivamente gli imputati, spiegando di averli visti in faccia "solo per un momento, ero spaventato e ho subito urlato e sono scappati". Ha aggiunto: "Non mi ricordo niente... Io non sono sicuro perché non ho visto bene i ragazzi".

Alla luce di queste affermazioni, il giudice ha deciso di assolvere gli imputati, ritenendo non raggiunta la prova della loro colpevolezza: "La portata probatoria del riconoscimento fotografico effettuato dalla persona offesa in corso di indagini - si legge nella sentenza - deve essere ridimensionata in ragione delle dichiarazioni discordanti rese dalla stessa parte offesa in sede di escussione dibattimentale. Nell'occasione, infatti, la vittima ha riferito di non aver visto bene il volto dei malviventi e di non essere sicuro che le effigi riprodotte nelle fotografie a lui sottoposte all'epoca dell'individuazione fotografica corrispondessero ai reali responsabili della condotta furtiva". Dopo oltre 8 anni per Francesco ed Alessandro Amatuzzo è così arrivata l'assoluzione.

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