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Finti furti di auto di lusso per truffare le assicurazioni, annullate le misure per due indagati

Il tribunale dei Riesame ha deciso di revocare l'obbligo di firma per il poliziotto Fabrizio La Mantia e quello di dimora per Antonino Scalavino. Sono entrambi coinvolti nell'inchiesta "Dirty Cars" dei carabinieri che il mese scorso aveva portato a tre arresti

Annullata l’ordinanza di custodia cautelare per due degli indagati dell’operazione Dirty Cars che erano stati sottoposti rispettivamente all'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e a quello di dimora, il poliziotto Fabrizio La Mantia (difeso dall'avvocato Gioacchino Genchi) e Antonino Scalavino (difeso dall'avvocato Giovanni Castronovo). I giudici del tribunale del Riesame hanno accolto le due richieste presentate dai legali. L’agente, già a marzo 2019, era stato trasferito dalla questura e poi sospeso il il mese scorso, quando altri indagati erano stati arrestati.

L’operazione dei carabinieri - con tre arresti e altri tredici indagati - è servita a fare luce su un presunto giro di auto rubate in Campania e trasportate a Palermo. Un piano quasi perfetto per riciclare mezzi di lusso come Ferrari, Porsche e Bmw, a volte intestati a delle "teste di legno" che li assicuravano per poi chiedere i risarcimenti dopo i furti. Il poliziotto è accusato di avere attestato il falso in un verbale di denuncia per il rinvenimento di una Land Rover e in questo modo, secondo i pm, avrebbe favorito gli altri indagati.

Non si conoscono ancora le motivazioni delle decisioni del Riesame, ma i giudici hanno deciso di annullare l'ordinanza a carico dei due indagati. Per quanto riguarda La Mantia, il suo avvocato sostiene che i cellulari sequestrati al suo cliente potrebbero essere stati manomessi durante le indagini. 

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