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Cronaca Politeama / Via generale Magliocco

Al bar o a fare shopping al posto di lavorare: definitive le condanne per 9 dipendenti regionali

La Cassazione ha respinto i ricorsi degli impiegati dell'ufficio del Garante per la tutela dei diritti dei detenuti di via Magliocco, ad oltre 9 anni dai fatti. Confermate le pene sospese di 10 mesi ciascuno e la confisca di somme tra i 250 e i 750 euro, equivalenti a quelle che avevano percepito indebitamente assentandosi fino a 54 ore in un mese

Hanno sempre sostenuto che si allontavano dall'ufficio del Garante per la tutela dei diritti fondamentali dei detenuti, in via generale Magliocco, solo per prendere un caffè o bere un bicchiere d'acqua, non avendo a disposizione distributori automatici. La guardia di finanza, però, nel 2012, aveva documentato ben altro, pedinando 9 dipendenti regionali, che non si erano limitati solo ad andare al bar - anche più volte al giorno - ma anche in banca, a fare acquisti durante i saldi da H&M, a guardare le vetrine in centro, ad andare in edicola, in farmacia e persino all'orchestra sinfonica di via Turati, accumulando assenze tra le 16 e le 54 ore in appena un mese di controlli. La condanna a 10 mesi (pena sospesa) per truffa aggravata, inflitta a ciascuno di loro sin dal primo grado di giudizio è stata confermata adesso - a oltre 9 anni dai fatti - anche dalla Cassazione.

La seconda sezione della Suprema Corte, presieduta da Geppino Rago, ha infatti dichiarato inammissibili i ricorsi di Giuseppe Anello, Emanuele Cosenza, Lamberto Cosenza, Vita Di Noto, Giuseppe Maria Di Leonardo, Massimo Vitale, Aurelio Antonio Buscemi, Michelina La Cagnina e Maria Solaro. Il pg aveva invece chiesto l'annullamento della sentenza per intervenuta prescrizione. Per gli imputati diventa definitiva anche la confisca per equivalente delle somme che avevano di fatto percepito indebitamente dalla Regione: si tratta di cifre che oscillano tra 250 ed i 750 euro. Sono stati anche condannati ora a versare 3 mila euro alla Cassa delle ammende.

A denunciare l'assenteismo nell'ufficio era stato proprio il Garante dell'epoca, l'allora senatore Salvo Fleres. Già in primo grado, nel 2015, il giudice Fabrizio Anfuso aveva ritenuto sussistente la truffa aggravata e respinto l'ipotesi che, come sosteneva la difesa, mancando una norma precisa nel contratto collettivo per disciplinare le "assenza brevi" e non potendo equiparare gli allontanamenti dei dipendenti a dei "permessi brevi", non vi sarebbe stata alcuna infrazione.

Durante il processo era stato sentito anche un dirigente del dipartimento regionale della Funzione pubblica, che aveva spiegato che "le pause caffè vanno autorizzate, così come i permessi e vanno quindi successivamente recuperate". In ogni caso, come ha rilevato poi la Cassazione, le assenze degli imputati erano troppo lunghe e numerose - e peraltro mai annotate nei fogli di presenza - per essere giustificarle con un semplice caffè al bar.

La sentenza di primo grado era stata integralmente confermata il 30 maggio del 2019 dalla Corte d'Appello e adesso che la Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi degli imputati, è diventata pure definitiva.
 

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