Sabato, 13 Luglio 2024
Cronaca

"Pressioni all'Ars, favori e soldi lanciati dalla finestra", il funzionario: "Per me le regole non valgono"

Il retroscena dell'inchiesta che ha portato alla sospensione di Giuseppe Mirici Cappa, ex responsabile della sicurezza, protezione e prevenzione a Palazzo dei Normanni. Avrebbe ottenuto mobili, pulizie, traslochi e riparazioni da imprenditori compiacenti. Un tavolo da oltre mille euro anche al segretario dell'ex presidente Miccichè

Un trasloco, tavoli, scrivanie, la riparazione di un impianto di riscaldamento e anche la pulizia di un appartamento. Non sarebbe mancata l'assunzione di qualche "amico" in una ditta di vigilanza. Secondo la Procura, Giuseppe Mirici Cappa, 56 anni domani, ex responsabile della sicurezza, protezione e prevenzione all'Ars, avrebbe messo su un sistema di ritorsione contro una serie di imprenditori (soltanto uno lo ha però denunciato) e si sarebbe accaparrato lavori, mobilia e altri favori gratuitamente. Le "regalie" sarebbero state destinate anche ad altre persone: un tavolo, dal valore di oltre mille euro, sarebbe stato per esempio consegnato a Vito Scardina, ex segretario dell'ex presidente dell'Ars Gianfranco Miccichè. 

I 15 mila euro lanciati dal balcone

Se per il procuratore aggiunto Sergio Demontis ed i sostituti Francesca Mazzocco ed Andrea Zoppi, Mirici Cappa si sarebbe reso responsabile di diversi episodi di concussione, tanto da dover essere sottoposto - secondo la richiesta dei pm - agli arresti domiciliari, di tutt'altro parere è stato invece il gip Giuliano Castiglia, che ha deciso di rivedere nettamente l'impostazione accusatoria ed ha inflitto all'indagato soltanto il divieto di dimora a Palermo e la sospensione dal suo ufficio per un anno. Dove la Procura vede delle vittime, il giudice ha invece individuato dei "complici", in un sistema - "ancorché deplorevole" - di "semplice favoritismo clientelare". Ma il gip non nega la "assai intensa inclinazione a richiedere favori, per sé e anche per terzi" dell'indagato e non ignora un episodio significativo al fine di decidere sulla misura cautelare: subito dopo una perquisizione, infatti, Mirici Cappa si sarebbe sbarazzato di una busta di tela con 15.250 euro in banconote da 50 e 100 euro, lanciandola sulla terrazza di una vicina. Da cosa provenga quella somma e perché l'indagato abbia avuto fretta di disfarsene, però, dall'ordinanza non emerge.

"Qua dentro per ogni cosa dovete parlare con lui"

C'è solo un imprenditore che ha denunciato - ad aprile del 2021 - Mirici Cappa ed è quello che si era aggiudicato l'appalto per la gestione del bar e del ristorante all'interno di Palazzo dei Normanni. L'unico peraltro che il giudice ha ritenuto credibile. Ha riferito ai carabinieri che nel 2019 sarebbe stato immediatamente convocato dall'indagato che avrebbe cercato di imporgli dei fornitori, proposta che avrebbe rifiutato. Proprio il suo no, avrebbe determinato il "fare arrogante", le vessazioni e le offese da parte di Mirici Cappa, che si sarebbe presentato nel bar dicendo: "Chi vi credete di essere? Cominciate col piede sbagliato". Un accompagnatore dell'indagato avrebbe rimarcato: "Voi non avete capito che qua dentro per ogni cosa dovete parlare con lui". Spesso Mirici Cappa avrebbe criticato i prodotti venduti dall'imprenditore e contestato il mancato rispetto del distanziamento sociale, salvo violarlo a sua volta e replicare che "per me le regole non valgono".

"Gli diamo fuoco con tutta la macchina"

Ad aprile di due anni fa, dopo l'ennesima discussione in cui l'indagato avrebbe detto all'imprenditore: "Hai rotto i coglioni, sei sempre tu!" e l'aver sentito la frase: "Gli diamo fuoco con tutta la macchina", a dispetto di un tentativo di chiarimento davanti al Rup (che avrebbe sminuito l'accaduto), era arrivata la decisione di non sopportare più e di denunciare. "Le dichiarazioni - dice il gip - sono effettivamente rappresentative di una richiesta gravemente indebita e abusiva, nonché di una condotta pesantemente scortese, ostile e abusiva" da parte dell'indagato, ma "non è dimostrato l'atteggiamento minaccioso, ossia rappresentativo, direttamente o indirettamente, di conseguenze ingiustamente dannose per il caso di rifiuto di evadere positivamente le richieste e i suggerimenti di Mirici Cappa". Un elemento che lo ha portato a riqualificare il reato in tentata induzione indebita a dare o promettere utilità.

"Scrivanie? Vuoi pure le poltroncine?"

Per quanto attiene agli altri imprenditori, secondo il giudice, non sarebbero credibili e in alcuni casi sarebbero stati reticenti, arrivando al punto anche di dichiarare il falso. E' il caso della persona che avrebbe fornito i mobili gatuitamente sia Morici Cappa che a Scardina. Dopo aver fissato la data per la consegna degli arredi sarebbe stato lui stesso a chiedere: "Per le due gare? Secondo te quando usciranno?". Scrive il giudice - che ha ritenuto inutilizzabili le dichiarazioni dell'imprenditore - che "le conversazioni lungi dall'evidenziare una posizione di soggezione dell'imprenditore rispetto a Mirici Cappa manifestava l'esistenza tra i due di un rapporto che si svolgeva su un piano di parità, con le sollecitazioni dell'imprenditore affinché Mirici Cappa si interessasse delle procedure dell'Ars coinvolgenti la sua impresa e, dall'altro, con le richieste di regalie di Mirici Cappa per se stesso o per terzi, concordate non già con spirito di sopportazione e di sottomissione ma, al contrario, con una sorta di trasporto tutto finalizzato a soddisfare, con tempestività e adeguatezza, le esigenze del destinatario". E cita per esempio i seguenti stralci: "Scrivanie? Quando tu vuoi... Ci penso io personalmente a lavorare, vuoi pure le poltroncine? Fagli montare tutto e così poi te la porto io, anche domani... Ti faccio avere la mensola, non c'è problema... Io gli ho messo alla fine, se vuoi te la cambio... di metterci la sedia fissa, perché dice che giustamente poi ne rompono una al giorno di queste sedie che girano".

"Volevo evitare ritorsioni e di perdere lavori"

Non solo, l'imprenditore sarebbe del tutto inattendibile: avrebbe riferito solo della consegna di alcuni tavoli, mentre risulta la consegna di altro materiale, ha negato di conoscere Scardina ma su Whatsapp avrebbe avuto delle conversazioni con lui ed ha pure detto che avrebbe fatto consegne gratuite per "evitare possibili e future ritorsioni da parte di Mirici Cappa", con "la preoccupazione di perdere futuri lavori con l'Ars e con la Fondazione Federico II", ma per il gip non ci sarebbe traccia di costrizione o di minaccia.

Il gip: "Imprenditori inattendibili e reticenti"

Gli altri episodi di presunta concussione emergerebbero invece dalle intercettazioni, ma anche da perquisizioni e dall'analisi di documenti sequestrati. Ed è "comprovato - afferma il giudice - che Mirici Cappa ha rivolto richieste agli imprenditori e che, almeno in parte, sono state soddisfatte". Ma rispetto all'assunzione di persone gradite in una ditta di vigilanza, per esempio, l'imprenditore avrebbe "mostrato ampia disponibilità e in parte ha soddisfatto le richieste". Per quanto attiene a dei lavori fatti da un'altra azienda in abitazioni riconducibili all'indagato, l'imprenditore "risulta aver fatturato, assai tardivamente e solo dopo le attività investigative che lo hanno interessato, importi di poco più di qualche centinaio di euro, assolutamente inconsistenti rispetto all'entità dei lavori".

"Deprecabile favoritismo clientelare"

In tutti i casi, secondo il giudice, "gli imprenditori hanno rivolto sollecitazioni a Mirici Cappa perché si occupasse, come in effetti risulta avvenuto, di questioni di loro interesse", cioè non sarebbero state sue "vittime", ma avrebbero dato per ottenere qualcosa in cambio, senza alcuna pressione. Da qui l'ipotesi che l'inchiesta abbia fatto emergere - sempre ad avviso del gip - una forma di "deprecabile favoritismo clientelare".
 

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